MetJazz – Prato, 29 gennaio e 5 febbraio Prima parte

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Sicilian Defense Johnathan Finlayson a Metjazz -Prato
Sicilian Defense Jonathan Finlayson a Metjazz -Prato

MetJazz – Prato, Teatro Metastasio (29 gennaio); Teatro Fabbricone (5 febbraio)

Lingue oltre i confini è il titolo scelto dal direttore artistico Stefano Zenni per la XXIII edizione di MetJazz al fine di documentare le varie sfaccettature e i vari linguaggi del jazz contemporaneo. Un assunto di cui si è potuta constatare la veridicità già nei primi due appuntamenti.

Nel quintetto Sicilian Defense Jonathan Finlayson convoglia il retaggio delle esperienze con Steve Coleman, Steve Lehman e Henry Threadgill, particolarmente in virtù di un dato unificante: il senso della forma e della struttura. Una scrittura molto articolata e porzioni misurate di improvvisazione (o meglio, composizione estemporanea) animano le esecuzioni, sostenute da una gamma dinamica ampia e calibrata. Poco importa se in questo contesto individualità come Andy Milne (piano) e Miles Okazaki (chitarra) risultano sacrificate per certosine tessiture a favore dell’equilibrio collettivo. Lo stesso leader si concede poche, concise sortite di asciutto lirismo, scevre da inutili virtuosismi.

Ad alimentare la forza del collettivo provvede poi una ritmica di grande efficacia: John Hébert, contrabbassista dalla cavata sontuosa e dal fraseggio ricco di colori; Craig Weinrib, batterista propenso alla scomposizione, alla creazione di contrasti con la metrica e alla distribuzione di sottigliezze dinamiche. Oltre che nelle composizioni originali, lo stesso rigore viene applicato anche nell’analisi certosina dei nuclei tematici di Sophisticated Lady. L’unico, sostanziale limite riscontrabile nella poetica del quintetto è insito paradossalmente nel maggior pregio: a tale meticolosità non corrisponde altrettanta predisposizione al rischio.

Jonathan Finlayson a Metjazz - Prato
Jonathan Finlayson, Metjazz – Prato

Sulla scorta del Cd eponimo, Simone Graziano affronta con Snailspace la dimensione del trio. Sfida intrigante, non ancora risolta, ma certamente foriera di interessanti sviluppi. Spesso assemblate in forma di mini-suite, le composizioni nascono da arpeggi iterativi e lente progressioni armoniche ornate da melodie accattivanti e pennellate di gusto impressionistico, corredate da inserti elettronici. Ai frequenti cambi di atmosfera fanno riscontro però alcuni passaggi contemplativi in cui il pianista sembra autocompiacersi. L’interazione del trio offre i migliori risultati laddove produce tensione e si allontana da eventuali accostamenti a E.S.T. o Bad Plus. Ad esempio, nei crescendo e in alcuni up tempo serrati, oppure nei frangenti in cui il contrabbassista Francesco Ponticelli opera sui bassi del sintetizzatore, rafforzando il suo sostegno preciso ed essenziale. In particolare si apprezza il lavoro di cesello del batterista Enrico Morello, prodigo di figurazioni e dinamiche che contrastano felicemente con l’ordito della trama.

Simone Graziano Snailspace a Metjazz - Prato
Simone Graziano Snailspace, Metjazz – Prato
Simone Graziano a Metjazz - Prato
Simone Graziano, Metjazz – Prato

Confermando un’impostazione lucidamente progettuale, nel sestetto Ghost Horse Dan Kinzelman amplia lo spettro esplorato con il trio Hobby Horse e il quartetto di fiati Ghost. Laboratorio aperto, ancora in divenire, Ghost Horse genera un impatto potente, rivelando un’identità che sfugge a qualsiasi riferimento riconoscibile. Con Filippo Vignato (trombone) e Glauco Benedetti (tuba) Kinzelman imbastisce al tenore o al clarinetto basso densi insiemi e impasti, fitti intrecci e contrappunti che non di rado scaturiscono dagli ostinato ipnotici del basso elettrico di Joe Rehmer. Oltre a sostenere, com’è ovvio, l’asciutta pulsazione di Rehmer e il drumming intelligentemente disarticolato e ricco di sfumature di Stefano Tamborrino, Benedetti contribuisce anche alla variegata gamma timbrica: stupefacente un intermezzo in cui mescola multiphonics e throat singing. In questo contesto il chitarrista Gabrio Baldacci agisce come un efficace “eversore”, creando inquietanti paesaggi sonori e costruendo sequenze di schegge acuminate mediante l’uso calibrato della pedaliera: una risposta nostrana allo stile visionario di Marc Ducret e David Torn. Ancora una volta, Kinzelman dimostra la propria lungimiranza.

Enzo Boddi

Ghost Horse, Metjazz - Prato
Ghost Horse a Metjazz – Prato
Vignato - Kinzelman -Benedetti Ghost Horse, Metjazz - Prato
Vignato – Kinzelman -Benedetti Ghost Horse, Metjazz – Prato