NovaraJazz 2017, 25 maggio – 11 giugno 2017

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NovaraJazz 2017
NovaraJazz - foto Emanuele Meschini

25 maggio – 11 giugno 2017, varie sedi, Novara e dintorni

NovaraJazz 2017 ha saputo mantener alto, ancora una volta, lo standard di proposte innovative e fuori dai soliti clichè che spesso invadono i festival estivi;  i concerti di apertura segnano i temi su cui voler lavorare: dare spazio e visibilità ai giovani, ai progetti originali e innescare sinergie inedite tra culture e generazioni diverse.
Il programma è ricco di appuntamenti e il jazz è tra le strade, le piazze, i musei, i parchi e i cortili con residenze d’artista, con concerti in anteprima ed esclusiva nazionale, con Silent Party® e con gli allievi dei Conservatori protagonisti di StreetJazz.
L’attenzione si focalizza su alcuni degli eventi meglio dimostrativi della riuscita di intenti.

Il 26 maggio appuntamento alla Cascina Bullona a Magenta, scelta come residenza d’artista per una settimana di intensi lavori,  per i Ghost Horse, inedito sestetto nato dalla fusione del trio Hobby Horse con il quartetto Ghost. La produzione, a cura di Enrico Bettinello, intercetta le energie fresche di giovani musicisti italiani concentrandole nell’elaborazione di una dialettica comune, testimoniata in una serie di registrazioni che frutteranno un album ed esposta in anteprima nel concerto della serata. Nei giorni successivi il sestetto si è moltiplicato in diversi spin-off , conferma dell’intento di NovaraJazz di voler dare spazio, consistenza e continuità al progetto appena nato.

Kinzelman, al sax e ai clarinetti,  risulta rimanere  il centro espressivo e propulsivo del sestetto delineando fin dall’inizio un’impronta stilistica ricca di cambi di dinamiche, di schietta libertà e abilità nel miscelare e sovrapporre i colori e i timbri. I temi portanti, leggibili pur se frammentati in minuscole tessere, si ricompongono in un quadro dalle atmosfere cosmopolite, dense di riflessi e luci e dalle lunghe prospettive. Filippo Vignato al trombone, già segnalato da Musica Jazz come miglior nuovo talento nel Top Jazz 2016,  interloquisce con sensibilità e carattere; alla chitarra baritono Gabrio Baldacci  fa coesione delle stratificazioni di suoni, distorsioni ed effetti con sicurezza e ingegno; Glauco Benedetti alla tuba dona spessore e ombre. Meno incisivo del solito Joe Rehmer al basso ma con accanto un sempre imprevedibile e ben strutturato Stefano Tamborrino alla batteria. Un bis scanzonato, ironico e di ispirazione carioca ci fa ripartire divertiti e soddisfatti.

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I Ghost Horse a NovaraJazz 2017 – foto Emanuele Meschini

Venerdì 2 giugno ci ritroviamo a Novara per la presentazione del volume The Art of Conduction, presente la curatrice Daniela Veronesi.
Pensato come guida teorica e pratica per i professionisti, il volume postumo illustra e descrive il repertorio di segni e gesti ideati  da Laurence D. “Butch” Morris per la conduzione d’orchestra senza scrittura. Veronesi è una linguista e iniziò a seguire Morris su sua richiesta, a New York nel 2003, per tradurre l’opera nascente collaborando direttamente con Morris. Fu notevole la mole e il valore del materiale così raccolto e dopo la scomparsa di Morris la necessità di lasciarne una testimonianza convinse della necessità di terminarlo per dare accesso allo studio della conduction, per poter continuare a vivere nella pratica, nell’interpretazione dei musicisti che vi si relazionano.

Il tempo di attraversar strada e siamo alla Canonica del Duomo di Novara, in un giardino rigoglioso di ortensie e rose che si stagliano su un cielo blu attraversato da stormi di rondini e circondato dal porticato in un angolo di pace. Ci attendono Thomas Strønen, Marco Colonna e Alessandro Giachero in un trio inedito e un concerto dedicato alla sola improvvisazione. Colonna ai clarinetti fin dall’incipit crea un’atmosfera rarefatta, pur con vene melodiche intense e pregne di poetica, dilatata da synth e samples calibrati da Giachero e dal levare giocato con veloci passaggi tra i piatti e i tamburi della batteria di Strønen. Ne scaturisce un flusso espressivo significativo, attraente che interagisce sia con la raffinata inventiva strumentale di Colonna, sembra far parlare gli strumenti, che con gli effetti incantatori della ritmica confermando Colonna un incessante indagatore di suoni, e terre, inesplorati.

NovaraJazz 2017
Marco Colonna, Thomas Stronen e Alessandro Giachero –
foto Emanuele Meschini

Un assaggio di ottimi vini e risotti offerti dall’organizzazione e si torna all’incantevole piazza interna del Broletto per il concerto di Magmatic Quartet, nato appositamente per NovaraJazz.
Originale per la contrapposizione di due pianoforti, con l’italiano Giovanni Guidi e l’inglese Alexander Hawkins, il quartetto trova salde basi nel leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e nella consolidata esperienza di Gianluca Petrella al trombone. Ne scaturisce un concerto di totale improvvisazione con un Hawkins, forza trainante, che abilmente traccia i solchi nel terreno con temi continuamente interrotti e ripresi e ritracciati in nuove direzioni, in un crescendo senza fine di idee seminali riprese con acuta sensibilità da Petrella. Moholo con destrezza interagisce nel delimitare spazi e direzioni e Guidi, penalizzato dall’amplificazione, dimostra concretezza e ricettività. Nessuno assolo, la coralità contraddistingue l’eccellente riuscita del quartetto.

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Magmatic Quartet – foto EmanueleMeschini

Si fa tardi ma la serata prosegue con Purple Whales about Jimi Hendrix, sestetto che ha riarrangiato alcuni dei brani più noti del mitico chitarrista di Seattle con una personale e visionaria rilettura.  Il sestetto è un collettivo, ma leader si dimostrano Stefano Tamborrino alla batteria e voce, efficace e preciso, e Dimitri Grechi Espinoza al sax contralto, lucido e coerente.

Sono molti gli appuntamenti di NovaraJazz persi, ci rimane una insoddisfatta curiosità che verrà colmata alla prossima edizione, ne siamo certi.

Monica Carretta