David Torn / Tim Berne / Ches Smith «Sun Of Goldfinger»

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AUTORE

David Torn / Tim Berne / Ches Smith

TITOLO DEL DISCO

«Sun Of Goldfinger»

ETICHETTA

ECM

 


 

Il trio di questo album è al debutto discografico, ma è già in attività concertistica dal 2010, rappresentando peraltro l’approdo di frequentazioni incrociate, assai risalenti e protratte nel tempo nel caso del chitarrista e del sassofonista, sodali di lunghissima data, in una collaborazione sviluppatasi su più piani (e comunque basterebbe ricordare il seminale «Prezens», del 2007); in ogni caso solidissime per quanto riguarda il batterista, divenuto una colonna dei gruppi di Berne a partire da «Snakeoil» (2012). Il lavoro possiede un carattere eminentemente cooperativo, sebbene Torn ne sia accreditato come titolare (avendo svolto una fun- zione di catalisi nei processi che riguardano il gruppo, pure partito da un’idea di Berne) e mantenga inoltre una evidente centralità nella musica. Certo è che il risultato volge, almeno per due dei tre lunghissimi brani che lo compongono (Spartan, Before It Hit, giusto nel mezzo, merita un discorso a sé) in una direzione di difficile categorizzazione, a cavallo tra improvvisazione furente e rock avant, in un insieme magmatico e rovente, ove la stessa distinzione tra composizione e libertà formale appare del tutto opinabile, come del resto nelle più recenti opere di Berne, strutturate all’insegna di un caos (mirabilmente) organizzato. Dunque si offrono all’ascolto due flussi omogenei, in cui il sax squarcia densità fatte di suoni distorti, masse chitarristiche, loop, clangori metallici e gravità percussive: l’insieme è scuro nei colori, di forte espressività, quasi violenta, cupa, in un certo modo del tutto rispondente all’attesa sul suono che i tre suscitano, quasi strutturalmente portato a negare la speranza di un’apertura e dunque sempre avvolto in una spirale progressiva senza quartiere (se si eccettua l’incipit di Soften The Blow, brano di chiusura). Verosimilmente i due pezzi in questione rappresentano la trasposizione su disco dei set dal vivo suonati dal trio, frutto di improvvisazione collettiva, e colpiscono in particolare per l’enorme volume sonoro che i tre sono in grado di generare (sul magistero personale di ciascuno di essi nulla può più osservarsi, ma la crescita costante di Smith impressiona). Di grandissimo interesse, invece, la composizione centrale (accreditata al solo Torn), che nel contesto di un camerismo complesso e stratificato, pur non rinnegando apertamente la temperie espressiva già detta, la supera decisamente, conducendola a suggestivi esiti di maggiore portato comunicativo, arricchiti di molto dalla maggior varietà timbrica e da una dimensione compositiva più convincente e matura. Decisiva soprattutto la presenza di un Taborn superlativo (fu del resto baricentro anche della ciurma di «Prezens»), ma lo Scorchio String Quartet non è limitato a funzione di contorno, come neppure, del resto, le due chitarre aggiuntive. Può essere lo spunto per ulteriori fecondi sviluppi.

Cerini

[da Musica Jazz, aprile 2019]

 


 

DISTRIBUTORE

Ducale

FORMAZIONE

Tim Berne (alto), David Torn (chit. el., live- looping, elettr.), Ches Smith (batt., elettr., tanbou); su Spartan, Before It Hit si aggiungono Craig Taborn (p., elettr.), Mike Baggetta, Ryan Ferreira (chit. ), Scorchio String Quartet: Amy Kimball, Rachel Golub (viol.), Martha Mooke (viola, dir.), Leah Coloff (cello).

DATA REGISTRAZIONE

Brooklyn, settembre 2015 e agosto 2018.