Bologna Jazz Festival L’attualità: Lehman, Claudia Quintet, Casarano-Bardoscia, Corea

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Bologna Jazz Festival Chick Corea
Bologna Jazz 2017, Chick Corea-Steve Gadd Band - foto di Daniele Franchi

Bologna Jazz Festival, varie sedi, 26 ottobre – 19 novembre 2017

Pur tributando il giusto omaggio ad alcuni protagonisti del passato, come si è evidenziato nella prima parte della recensione, il Bologna Jazz Festival 2017 ha puntato i riflettori prevalentemente sugli esponenti di un’attualità in fermento, di scuola americana o europea. A tale proposito bisogna sottolineare come la collaborazione avviata da anni con i jazz club, soprattutto ma non solo di Bologna e Ferrara, abbia fatto sì che alcune delle proposte più stimolanti siano state ospitate proprio dai club, favorendo un più stretto rapporto fisico ed emotivo fra il pubblico e i musicisti. Nel sintetico resoconto che segue si è cercato di selezionare alcune delle performance, in teatro o nei club, più meritevoli d’attenzione.

 L’apparizione del Steve Lehman & Sélébéyone si è rivelata più compatta e meno frammentaria che in altre occasioni (per esempio all’ultimo festival di Saalfelden), anche se personalmente ritengo che non sia questo il progetto più rappresentativo e riuscito della produzione del quarantenne sassofonista di New York. L’intento è quello di celebrare l’incrocio di linguaggi e culture diverse (in primo luogo, come in altre esperienze del passato, il jazz contemporaneo e l’hip hop), affidando la responsabilità maggiore agli approcci vocali contrapposti di HPrizum e Gaston Bandimic, che si alternano in brevi interventi. Attorno a loro si coagula l’avvolgente e cangiante parte musicale di un quintetto, in cui i sax di Maciek Lasserre si affiancano al contralto del leader. Pur nella concisione degli interventi, all’Unipol Auditorium è stata proprio la pronuncia di quest’ultimo a svettare, rappresentando un personale sincretismo dei messaggi dei due Coleman.

Bologna Jazz Festival 2017, Steve Lehman & Sélébéyone - foto di Daniele Franchi
Bologna Jazz Festival 2017, Steve Lehman & Sélébéyone – foto di Daniele Franchi

 

Bologna Jazz Festival 2017, Steve Lehman & Sélébéyone - foto di Daniele Franchi
Bologna Jazz Festival 2017, Steve Lehman – foto di Daniele Franchi

Ben più convincente è stata al Torrione di Ferrara la performance di un altro ensemble nato a New York: il Claudia Quintet, diretto da vent’anni dal batterista John Hollenbeck. Due sono le componenti che rendono inconfondibile la musica del quintetto. Innanzi tutto le metriche sghembe e complesse del leader e le strutture delle sue composizioni, che includono progressioni toniche e cesure imprevedibili, collettivi determinati e flebili ripiegamenti, evidenziando una sensibilità melodica e dinamica a tratti venata di malinconia. In secondo luogo, ma diretta conseguenza dalla visione del leader, si muovono i singolari impasti armonici di una formazione anomala, completata da vibrafono, fisarmonica, sax tenore e contrabbasso: rispettivamente Matt Moran, Red Wierenga, Jeremy Viner e Adam Hopkins, tutti ben calati nel proprio ruolo, anche se i colori e le dinamiche del vibrafonista meritano una menzione particolare. Anche in questo caso si verifica una commistione di diverse matrici culturali, ma con una più chiara ragione d’essere, un più filtrato e finalizzato connubio, un più maturo affiatamento fra i componenti del gruppo.

Bologna Jazz Festival 2017, Claudia Quintet - foto Euriolo Puglisi
Bologna Jazz Festival 2017, Claudia Quintet – foto Euriolo Puglisi
Bologna Jazz Festival 2017, John Hollenbeck - foto Euriolo Puglisi
Bologna Jazz Festival 2017, John Hollenbeck – foto Euriolo Puglisi

 

Alla Cantina Bentivoglio di Bologna, altro partner storico del festival, si sono esibiti nomi di prestigio come Uri Caine in solo e il trio di Barry Harris. Fra i vari concerti ospitati, segnaliamo quello del duo Raffaele Casarano – Marco Bardoscia. I due giovani jazzisti salentini collaborano da anni, ma la soluzione del duo l’hanno sperimentata per la prima volta nell’agosto scorso al festival Time in Jazz con ottimi risultati.

Nei brani iniziali della performance bolognese sono prevalse progressioni evocative e accese; l’uso del loop e del delay da parte del contrabbassista e il fluido eloquio del soprano di Casarano hanno conferito alle improvvisazioni un senso circolare, panico e mediterraneo. Poi il sassofonista ha imboccato il contralto e la rivisitazione di brani come Stella by Starlight, Afro Blue e del tema da Il Postino di Luis Bacalov, malinconico commiato all’autore, ha portato a interpretazioni in parte distorte e tormentate, non pedissequamente aderenti agli impianti melodici degli originali. Indubbiamente il duo ha confermato di reggersi su un’entusiastica, debordante sinergia, capace di una comunicativa diretta e coinvolgente.  

 

Bologna Jazz Festival 2017, Bardoscia-Casarano - foto di Daniele Franchi
Bologna Jazz Festival 2017, Bardoscia-Casarano – foto di Daniele Franchi

Non è un caso infine se al Teatro Manzoni, lo spazio più capiente del festival, l’unico concerto che ha registrato il sold out è stato quello del rinnovato sodalizio fra le tastiere seducenti di Chick Corea e la batteria iper-professionale di Steve Gadd. Fra ritmi sostenuti e ballad suadenti, fra successi degli anni Settanta e brani recenti, il loro agguerrito sestetto ha garantito uno spettacolo pulsante, fornendo una fusion aggiornata e accattivante, certo portatrice di un messaggio risaputo, ma proprio per questo indirizzato senza ermetismi e camuffamenti a una vasta platea di appassionati di ieri e di oggi.

A parte l’ampia e pregevole esposizione dei due co-leader, soprattutto del pianista settantaseienne, in ottima forma e simpatico comunicatore, è da mettere in evidenza l’apporto di due strumentisti esperti e volitivi come Steve Wilson, autorevole sia al soprano che al contralto, e Lionel Loueke, che sa trarre dalle sue chitarre accessoriate fraseggi culturalmente e stilisticamente cangianti. Ma anche il meno noto contrabbassista Carlitos Del Puerto ha palesato un piglio deciso e una sorprendente padronanza strumentale. In questo contesto inoltre un colore pertinente e saturo è stato aggiunto dalle percussioni afrocubane di Luisito Quintero.      

Libero Farnè

Bologna Jazz Festival 2017, Chick Corea - foto di Daniele Franchi
Bologna Jazz Festival 2017, Chick Corea – foto di Daniele Franchi