Time in Jazz, Berchidda 8-16 agosto 2017 Prima parte

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Time in Jazz

Partire per un festival come Time in Jazz, che si snoda per nove giorni consecutivi con trenta concerti, e che coinvolge Comuni vicini e lontani oltre a decine di addetti ai lavori e volontari e centinaia di spettatori, significa partecipare a una festosa esperienza collettiva.

Un viaggio in una Terra accogliente ma anche aspra e isolata, la Sardegna nord-orientale, battuta dal sole cocente e sferzata dal Maestrale, con molteplici atmosfere e differenti identità di cultura, tradizione e paesaggio ma riunita, durante il festival, dal linguaggio universale e unificante della musica.

Il cartellone è fecondo di avvenimenti: molti i progetti originali e gli eventi che creano ponti solidali e di luoghi che accomunano nel rito dell’ascolto – spesso non solo delle note ma anche della natura che circonda – i pubblici eterogenei accorsi a partecipare.

Martedì 8 agosto il festival è iniziato, come un vero viaggio, con una traversata marittima sul traghetto che ha ospitato il primo concerto (il duo Paolo FresuEnrico Zanisi), partendo dalla costa toscana per approdare a Golfo Aranci. Purtroppo non c’eravamo, così come non siamo riusciti a giungere in tempo per ascoltare i due concerti della prima giornata, Ada Montellanico e Dino Rubino in duo nell’area archeologica Museddu e in serata, a Sassari, il quartetto di Andy Sheppard.

Raggiungiamo l’isola e il festival il giorno successivo – mentre, di primo mattino, Enrico Zanisi suona da solo al laghetto Nunzia sul monte Limbara – giusto in tempo per il duo Andy Sheppard – Eivind Aarset sempre sul versante meridionale del Limbara.

Per raggiungere Semida, sede del concerto, ci si immerge nella macchia mediterranea e poi in un bosco di lecci che accolgono nella penombra ristoratrice il sassofonista inglese e il chitarrista norvegese. La fatica di raggiungere il concerto è stata ampiamente ripagata sia per l’unicità del luogo, tra rocce e alberi e seduti tra le foglie a contatto diretto con la natura, sia per le sonorità del duo che ci calano in un mondo onirico e sospeso. Con suoni prolungati, aritmici e sovrapposti, Aarset crea la profondità giusta per accogliere i temi esposti da Sheppard ai sassofoni tenore e soprano. Brani più ritmati e con strutture limpide e ben definite si alternano ad armonie evocative e fraseggi circolari, verso il finale in un inatteso gioco di risonanza naturale. Una leggera brezza muove le fronde, le nostre menti si lasciano suggestionare e attrarre. Alla fine dell’applaudito set Sheppard saluta il pubblico augurando “Una vita meravigliosa per tutti!”

Andy Sheppard - Eivind Aarset Duo a Time in Jazz 2017
Andy Sheppard – Eivind Aarset Duo a Time in Jazz 2017

Alle 18 la villa romana Santa Filitica a Sorso ha fatto da palcoscenico al progetto SoupStar del collaudato duo Gianluca Petrella & Giovanni Guidi.

La serata ci ha portato nelle campagne di Ozieri e nella magnifica basilica di Sant’Antioco di Bisarcio, monumentale esempio di architettura romanica che, nella navata centrale, ha accolto Markus Stockhausen e Florian Weber. Il numerosissimo pubblico e le restrittive esigenze di sicurezza hanno spinto gli organizzatori a un doppio set per poter accontentare tutti: così attendiamo il nostro turno tra bicchieri di vermentino e squisiti dolcetti sardi. Sfruttando l’acustica eccellente della basilica, il duo intreccia echi e risonanze naturali nelle composizioni tratte dall’album «Alba» (ECM) quali Zephir ed Emilio, e di brani più datati come Jahoo ed Emergent, costruendo un percorso di poesia ed eleganza, alternando temi intensi, armoniosi e swinganti a improvvisazioni dinamiche, con frasi spezzate e riprese all’unisono a conferma dell’intesa istintiva tra il pianista, più melodico ed estatico, ed il trombettista. Il titolo del bis, e la loro generosità artistica dopo un doppio concerto è esemplare, ci lascerà come un augurio: “C’è sempre speranza”.

Markus Stockhausen & Florian Weber Inside Out a Time in Jazz 2017
Markus Stockhausen & Florian Weber Inside Out a Time in Jazz 2017

Il 10 agosto ha inizio alla stazione di Oschiri per spostarsi a quella di Berchidda, con Locomotive di Raffaele Casarano e Marco Bardoscia, pronti ad accogliere alle due fermate i numerosi passeggeri scesi dal treno. Casarano ai sax e Bardoscia al contrabbasso formano un duo già ben rodato e sanno trasportare il pubblico tra suggestivi ritmi cadenzati e pregni di swing, impreziositi dalla sovrapposizione di tracce pre-registrate e dal fraseggio fresco e corposo dei fiati, ricco di lontani accenni orientali, del tema del Postino e di accenni al Wayne Shorter più giocoso.

Un folto pubblico sfida il caldo sole delle 18 per ascoltare a Porto Taverna il piano solo di Giovanni Guidi. Sullo sfondo si staglia il profilo dell’isola di Tavolara che incornicia la scena. Intuizioni liriche e un tocco leggero, con un cuore vibrante d’intensità e sentimento, incastonano con maestria e sicurezza le seduzioni di un ventaglio evocativo che va dai Sigur Ros fino a Elvis Presley, con accenni jarrettiani. Dinamiche nervose e toni scuri si sciolgono in fraseggi introversi, testimoniando un’irrequietezza creativa in continuo divenire, che affascina e conquista.

Un veloce trasporto in auto ci porterà in serata alla torre di San Giovanni a Posada, in riva al mare, dove ci attendono Paolo Fresu e Uri Caine. Ben 3000 spettatori si raccolgono nell’ascolto del duo che da quindici anni, partendo proprio da Berchidda, costituisce un collaudato sodalizio tra alcune delle personalità più carismatiche del jazz contemporaneo. Forti dell’eterogeneo e colto repertorio sperimentato negli anni – e recentemente raccolto nell’album «Two Minuettos» – si avventurano con baldanza tra il Minuetto di Bach e Sì dolce è ‘l tormento di Monteverdi, approdando ad Almeno tu nell’universo di Maurizio Fabrizio, resa famosa da Mia Martini. L’impasto timbrico tra la tromba lirica e malinconica di Fresu, che grazie alla respirazione circolare si prodiga in lunghissime note acute, e l’eclettico pianismo di Caine crea un forte impatto percettivo, vibrante e teso e che ben accoglie, nei due brani finali, il colore del trombone di Gianluca Petrella. Un concerto che si conclude in un boato di applausi.

Paolo Fresu - Uri Caine Duo, guest star Gianluca Petrella a Time in Jazz 2017
Paolo Fresu – Uri Caine Duo, guest star Gianluca Petrella a Time in Jazz 2017

Al quarto giorno il viaggio continua, in un susseguirsi senza sosta di nuovi scenari e nuove sollecitazioni. Intanto ci rechiamo a San Teodoro nella piazza antistante la chiesa del paese, ad ascoltare Gianluca Petrella e Marco Bardoscia. La formula dei duetti, abilmente scelti, risulta vincente e questo è un sodalizio di lunga data e ampiamente testato, ma sempre in continua evoluzione. Il repertorio accosta, con destrezza interpretativa, standard come Goodbye Pork Pie Hat di Mingus, Epistrophy di Monk e Kenny Clarke, When There Is No Sound di Sun Ra e Turkish Mambo di Tristano ad ampi spazi di vivace improvvisazione e di composizioni originali come Mr. Hopkins di Bardoscia. Riuscire a trattenere sotto il sole di mezzogiorno il pubblico accorso in gran numero, testimonia quanto l’intesa del duo sia avvincente.

 

Nel tardo pomeriggio a Olbia un luogo d’interesse storico e archeologico (il pozzo sacro nuragico di Sa Testa) farà da suggestivo sfondo al trio Raffaele Casarano – Marco Bardoscia – Ada Montellanico. Sax, contrabbasso e voce scelgono di unire l’omaggio ai trent’anni di Time in Jazz al coincidente anniversario del concerto di Sting e Gil Evans a Umbria Jazz, che ripercorrono brano dopo brano. I nastri pre-registrati e sovraincisi del contrabbasso e il serrato dialogo tra sassofoni e voce sanno dare corpo e struttura alla musica, raggiungendo momenti di intensa emozione con They Dance Alone. L’ora del tramonto amplifica la magia ancestrale del luogo, che ben si compenetra all’arte espressa in questa occasione.

La serata inaugura, con un doppio set, il main stage in piazza del Popolo a Berchidda, una location che, affacciandosi sulla vallata, sarà poi frustata dal maestrale di questi giorni ma che non incoraggia certo nessuno ad abbandonare il proprio posto.

Il primo set accende i riflettori sul quartetto Tinissima di Francesco Bearzatti, che ripropone con This Machine Kills Fascists, omaggio al folklore statunitense e al cantautore Woody Guthrie. Il quartetto ci accompagna in un virtuale ed entusiasmante viaggio tra deserti, treni sfreccianti, Charleston sfrenati, Sacco e Vanzetti, blues e musiche popolari. La coralità è il segno distintivo del gruppo, tra gli assolo istrionici di Giovanni Falzone alla tromba e quelli energici di Bearzatti a tenore e clarinetto, sempre contenuti nell’asimmetrico quadro ritmico di Danilo Gallo al basso e Zeno De Rossi alla batteria. L’adrenalina e l’energia così scaturite fanno dimenticare gli spifferi che serpeggiano – anzi, fischiano – in platea.

Francesco Bearzatti Tinissima 4et a Time in Jazz 2017
Francesco Bearzatti Tinissima 4et a Time in Jazz 2017

La conclusione della serata è affidata al trio di Uri Caine, che ci consegna un concerto mozzafiato e indimenticabile. Il corpus è tratto dall’album «Calibrated Thickness» e dal vivo è esplorato con inesauribile capacità di rielaborazione estetica con sguardi trasversali sui temi affrontati, aprendoli a infiniti riferimenti stilistici e incastellando, senza compromessi, dei racconti che aprono infiniti orizzonti nell’immaginazione di chi ascolta. Mark Helias al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria donano con naturale maestria assolo che, senza dubbio, si mostrano un concerto nel concerto. Le mani di Caine corrono irrefrenabili sulla tastiera del pianoforte in una simbiosi di gruppo inestricabile, irrefrenabile e innervata di swing, con repentini cambi di tempo e dinamica. La tensione propulsiva scatenata dai tre si scioglie in un’alchimia di bellezza, passione, istinto e intelligenza, che ammalia e emoziona chi ha avuto la fortuna di essere presente. Una serata davvero indimenticabile, un parametro di qualità che pone l’asticella ad altezze non facilmente raggiungibili.

Monica Carretta

Fotografie e video di Monica Carretta

Uri Caine Trio a Time in Jazz 2017
Uri Caine Trio a Time in Jazz 2017