Claudia Quintet, Firenze 25 ottobre 2017

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The Claudia Quintet
Claudia Quintet - Sala Vanni, Firenze 25 ottobre 2017 - foto Eleonora Birardi

Claudia Quintet – Sala Vanni, Firenze, 25 ottobre 2017

Articolata tra ottobre e novembre, come consuetudine del Musicus Concentus, la nuova rassegna A Jazz Supreme persegue le coordinate dei cicli precedenti: Tradizione in movimento (1992-2007), Piano Hour Series (2008-2012) e Super Jazz (2013-2016). Vale a dire, documentare fedelmente le nuove tendenze sviluppatesi in seno al jazz e alla musica improvvisata (nonché in aree contigue).

In quest’ambito rientra senz’altro la particolare poetica del Claudia Quintet diretto dal batterista John Hollenbeck. A dispetto dei recenti avvicendamenti, che hanno visto subentrare Jeremy Viner (clarinetto e tenore) e Adam Hopkins (contrabbasso) a due fuoriclasse come Chris Speed e Drew Gress, il quintetto mantiene inalterata la propria cifra dettata dall’originale visione compositiva di Hollenbeck, che privilegia una musica meticolosamente strutturata. Al suo interno spiccano frequenti cambi metrici, costruzioni poliritmiche e – tratto distintivo ancor più marcato – una cura quasi maniacale per l’esplorazione delle dinamiche e la produzione di raffinati impasti timbrici.

The Claudia Quintet - foto Eleonora Birardi
The Claudia Quintet – foto Eleonora Birardi

Sotto quest’ultimo aspetto giocano un ruolo fondamentale la dialettica tra clarinetto e la fisarmonica di Red Wierenga, che a tratti sembrano fondersi in un unico strumento, e l’ampio spettro dinamico garantito dal vibrafono di Matt Moran. Del resto, Wierenga ha al suo attivo anche esperienze nel campo dell’elettronica e sa “snaturare” ad arte il suono dello strumento. Per parte sua, Viner opera al clarinetto su registri tenui, con fraseggi a volte virati verso tinte etniche (al pari del predecessore Speed), mentre al tenore denuncia un suono antico, leggermente grufolante, affine a Shepp e quindi di matrice websteriana. Moran calibra timbri e dinamiche aumentando o smorzando l’uso del vibrato, in alcuni frangenti ricercando effetti mediante archetti sfregati lungo il bordo delle lamine. I suoi rari ma perentori assolo hanno il potere di scardinare l’ordine costituito.

La scrittura di Hollenbeck risente della lezione dei compositori contemporanei, dal minimalismo di Reich alle intuizioni di Bang on a Can. La frammentazione ritmica e i contrasti tra vibrafono e clarinetto di Peterborough evocano vagamente lo Zappa influenzato da Stravinskij, mentre la vivace tessitura poliritmica di Rose Colored Rhythm rappresenta un’esplicita dedica allo scomparso percussionista senegalese Doudou N’Diaye Rose.

Entrambi i brani sono inclusi nel più recente lavoro del quintetto, «Super Petite» (Cuneiform).

Enzo Boddi

The Claudia Quintet - foto Eleonora Birardi
The Claudia Quintet – foto Eleonora Birardi