Fano Jazz by the Sea, 27-29 luglio 2017 Prima parte

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Fano Jazz by the Sea
Guidi - Petrella - Sclavis - Lobo - foto Michele Alberto Sereni

Rocca Malatestiana, Fano, 27-29 luglio

Il venticinquesimo anniversario della consolidata manifestazione fanese – anche quest’anno ricca di eventi distribuiti in tre diverse, suggestive ambientazioni –  ha coinciso con lo svolgimento dei concerti principali all’interno della prestigiosa Rocca Malatestiana, con un riscontro di pubblico più che discreto. È quanto le tre serate conclusive, incentrate su vari aspetti del pianismo jazz, hanno regolarmente confermato.

Dopo la sensazione suscitata anni fa dalle prime apparizioni sulla scena internazionale e l’ingresso nella scuderia ECM, sembra quasi che Tigran Hamasyan sia pienamente consapevole di aver raggiunto una totale libertà artistica, scevra da etichette stilistiche. Ferma restando l’assoluta padronanza dello strumento, la peculiarità del pianista risiede nella capacità di interpolare elementi della tradizione armena con modalità e improvvisazione di stampo jazzistico. In quei frangenti risulta formidabile la sua abilità nel costruire fraseggi e variazioni su figurazioni iterative o addirittura su un singolo centro tonale, oscillando tra i registri con un controllo meticoloso delle dinamiche e un’articolazione cristallina. Ciò che invece alla lunga stucca il palato è una tendenza solipsistica ad aggiungere, più che a sottrarre, contrariamente a quanto dimostrato nel bel doppio Cd «Atmospheres». Lasciano poi perplessi i lunghi inserti vocali all’unisono e la mistura indefinibile di echi etnici, pseudo-minimalismo e materiali di riporto (tracce di Jarrett e Nyman) che Hamasyan elargisce a piene mani. Molto più pertinente e imprevedibile, allora, la rielaborazione di una Someday My Prince Will Come disseminata di efficaci dissonanze e innervata di nuova linfa. Sorge però il dubbio: qual è oggi la vera identità del pianista armeno?

Fano Jazz by the Sea
Tigran Hamasyan – foto Natascia Giulivi

Giovanni Guidi sta attraversando una fase particolarmente felice sul piano creativo. Nel piano solo può esprimere una vena melodica sottile, impregnata perfino di tratti romantici; la predilezione per progressioni ritmico-armoniche affini a quelle di certo rock sperimentale; una certa inclinazione per una coralità ispirata alla musica sudafricana; martellanti figurazioni sul registro grave, di gusto indubbiamente tristaniano; scorribande iconoclaste sulla tastiera che evocano fugacemente Cecil Taylor.

La sua più recente creazione, il quartetto Ida Lupino (così ribattezzato dal titolo dell’ottimo Cd eponimo per la ECM), emana letteralmente urgenza espressiva sia nei calibrati insiemi costruiti su meticolosi equilibri timbrici, che nei furibondi collettivi informali o nei compatti crescendo governati da una scansione regolare. La dialettica tra il clarinetto basso di Louis Sclavis e il trombone di Gianluca Petrella gioca un ruolo fondamentale: per i sapienti impasti e contrasti timbrici; per certi morbidi contrappunti (vedi proprio Ida Lupino di Carla Bley); per gli scambi serrati e i picchi di tensione prodotti anche attraverso registri estremi. Un impatto impressionante sottolineato, e sostenuto, da João Lobo con sottigliezze coloristiche, agilissimi up tempo e solidi contrafforti anche nelle scansioni più vicine al rock.

Fano Jazz by the Sea
Giovanni Guidi – foto Michele Alberto Sereni

In un piano trio tutto sommato più tradizionale – completato da Martín Leiton (contrabbasso) e David Xigu (batteria) – lo spagnolo Chano Dominguez ha assorbito elementi delle culture flamenca e latin. L’impianto è impregnato di modalismo, tant’è vero che prevale assolutamente l’impronta di Miles Davis anche per la scelta di buona parte del repertorio, peraltro debitamente riarrangiato. Le cellule di Freddie Freeloader vengono collegate da una densa figura sul registro grave, doppiata dal contrabbasso. Di Blue In Green viene sostanzialmente rispettato l’equilibrio intervallare tra i frammenti del tema, con l’aggiunta di appropriate ornamentazioni. Invece, la struttura di All Blues viene inquadrata in una scansione di matrice soul jazz, con sfumature funky. Un trattamento in chiave intelligentemente latin viene riservato anche a un altro grande amore di Dominguez, Thelonious Monk: dallo scarno nucleo di Evidence scaturiscono infatti insospettabili risorse melodiche. Leiton e Xigu si distinguono per la disciplina, non disgiunta da una certa inventiva. Del Dominguez pianista, e compositore, si apprezzano la misura e il buon gusto, tali da evitare pericolosi scivolamenti nel folkloristico, nonché la capacità di sintesi tra matrici culturali differenti.

Enzo Boddi

Fano Jazz by the Sea
Chano Dominguez Trio – foto Natascia Giulivi
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Chano Dominguez – foto Michele Alberto Sereni