Via Veneto Jazz: intervista a Matteo Pagano

Il patron della Via Veneto Jazz parla del connubio con Jando Music, della situazione discografica italiana, dei progetti futuri e di tanto altro.

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Matteo, iniziamo col parlare di «Cinema Italia». Come nasce l’idea?
L’idea è nata ad un manager israeliano che ha chiesto circa due anni fa a Rosario Giuliani e Luciano Biondini di organizzare un repertorio di brani classici presi da film famosi italiani per un tour di un paio di settimane in Israele. La cosa ha avuto un tale riscontro positivo da far pensare di produrre un disco che Rosario ha proposto a Giandomenico Ciaramella e a me che siamo stati felici di concretizzare discograficamente questa idea.

Non è facile vedere, almeno in Italia, due case discografiche che collaborano insieme. Come è sorta la collaborazione con Jando Music?
Io e Giandomenico Ciaramella della Jando Music ci siamo conosciuti in occasione della registrazione di un disco alla Casa del Jazz da lui prodotto; ero andato a salutare il mio amico fraterno Dario Rosciglione che stava registrando, sono stato subito colpito dalla personalità di Giandomenico, e scambiandoci idee e considerazioni varie, abbiamo colto subito l’opportunità di una collaborazione. Giandomenico ha portato in dote la sua personalità, il suo lato istrionico, artistico e imprenditoriale; mentre io, oltre alla storia e la credibilità della Via Veneto Jazz, ho portato la mia esperienza nella logistica e nella conoscenza delle problematiche burocratiche e organizzative. Sebbene oramai le attività delle due etichette siano quasi sovrapponibili, le due realtà rimangono comunque libere di intraprendere eventuali produzioni o attività indipendentemente l’una dall’altra  o di rinunciare alla proposta di partecipazione a progetti proposti, ma fino ad ora sono sempre stato felicissimo di co-produrre progetti della Jando Music e spero vivamente di continuare. Anche perché in un certo senso, con questa opportunità ho avuto soprattutto la sensazione di riempire una mancanza sentita da tempo, mi riferisco alla scomparsa di mio fratello Biagio.

A tal proposito, pensi che coalizzandosi si possa drenare la crisi del mercato discografico?
E’ sicuramente una opportunità in più, ma se non si riesce a cambiare radicalmente la mentalità e l’atteggiamento del pubblico nei riguardi della musica e per chi ci lavora, su tutti i fronti, si rischia solo di prolungare l’agonia. E comunque non è facile trovare una sintonia con un altro partner commerciale, ci vuole una bella fiducia nell’altro: io sono stato fortunato.

Sarà possibile invertire il processo di crisi nel mercato discografico?
Credo che la crisi discografica sia solo una conseguenza di una crisi ontologica, dell’essere umano. Un disco, un libro, una poesia, hanno valore se tu dai valore a chi le ha scritte, se ti comunicano cose in cui ti riconosci, se aggiungono qualcosa alla tua vita.

Come scegli i musicisti che potranno incidere con la tua label?
Mi lego molto alle persone e nutro gratitudine per chi ha lavorato per la mia etichetta, per cui conta anche un eventuale precedente pubblicazione con la Vvj nel decidere se pubblicare un nuovo lavoro, ma non è discriminante. Naturalmente la mia attività mi obbliga soprattutto ad avere un discernimento sulla vendibilità del progetto proposto. Il nome Via Veneto Jazz già traccia di per se una linea artistica, l’intento fin dall’inizio è stato di mostrare la via italiana di fare jazz, anche perché il jazz americano lo fanno meglio in America le etichette americane. Noi italiani abbiamo sempre il modo di personalizzare qualunque cosa, qualunque attività, lo metabolizziamo e lo riproponiamo alla nostra maniera. All’inizio c’era il gusto e la necessità di avere l’ospite straniero che portava più prestigio alla produzione italiana, ora non è più così; anzi, le ospitate straniere, fuori da un coinvolgimento reale dell’artista nel progetto, provocano una perdita di identità. Ora capita addirittura che produzioni straniere chiedano una ospitata di artisti italiani. Naturalmente con l’apertura del mercato a livello globale anche le produzioni si sono ampliate, soprattutto dopo l’inizio della collaborazione con la Jando Music, però io continuo a preferire la via iniziale: pubblicazioni di artisti italiani.

Tornando alla crisi del settore discografico, secondo gli ultimi studi il 2017 consacrerà il vinile. Cosa ne pensi di questo fenomeno?
Penso che il fenomeno vinile abbia una sua dignità e posto in questo mondo della musica, che gli è stato tolto ma se lo sta riprendendo con la forza; credo però che il fenomeno del vinile sia sopravvalutato, è vero che è in aumento il fatturato, ma perché sono aumentate le stampe offerte, non il numero degli acquirenti, o quantomeno di poco- Gli acquirenti e gli impianti sono comunque pochi, ma meglio che niente, sarebbero comunque persi. Ho l’idea che sia legato alla generazione che ha conosciuto il vinile e che spesso associa il suono caratteristico dello scrocchio della puntina a emozioni vissute con altri vinili ai «bei tempi» passati. Sto già cercando il modo di avere una mia linea di vinile;  nel passato ho dato la licenza a Fonè di stampare alcuni vinili del mio catalogo proprio per questo motivo, però non è un’impresa semplice.

 Dall’altro lato della medaglia si può leggere che buona parte degli acquirenti del vinile non ascolta realmente i dischi, ma continua a consumare musica in streaming o con altri mezzi. Il vinile rischia di diventare un mero oggetto di culto. Questo significa che anche la musica è diventata un soprammobile?
E’ probabile che chi compri un vinile lo lasci incellofanato per mantenere il valore, come nel collezionismo, ma poi si ascolti il disco in altri modi. Poi, vedere giovani che ascoltano la musica coi cellulari, una cuffia per uno, ti fa pentire di aver investito soldi per la qualità delle registrazioni, stampa in formati speciali e tutto il resto (per fortuna nel jazz questo non lo ho ancora visto). Ma ripeto che il valore di una canzone non sta nella forma del supporto o come la senti, sta in quello che ti trasmette.

Perché i giovani, almeno in Italia, sono piuttosto distanti dal jazz?
Perché non ci si accorge del jazz. Se sei giovane non ti riesce di conoscere e ascoltare il jazz;  non ci sono opportunità nei media (a parte qualche eccezione), a meno che non nasci in una casa con dei dischi di jazz. Io farei ascoltare musica (vinili) ai ragazzi a cominciare dalle scuole elementari al posto dell’ora di musica fatta spesso sulle spalle del povero docente che insegna flauto, porterei gli alunni ai concerti (nella sessione pomeridiana), favorirei tra gli alunni formazioni di gruppi musicali mettendo a disposizione sale e strumenti nelle scuole, e altre cosette, allora si che potrebbero scegliere in futuro quale musica ascoltare con cognizione di causa e si consumerebbe più musica.

Quali sono le principali strategie che attui per far conoscere la tua produzione?
Quelle che la situazione ci offre al momento. Il web oramai è divenuto il modo più usato e con più facile accesso, anche se proprio per questo motivo siamo oramai bombardati da comunicati e avvisi di pubblicazioni, concerti e uscite da parte di etichette e artisti (non sempre di livello), con segnalazioni, spesso fasulle, di fenomeni scoperti «per caso»: troppa roba, ci si stufa di vedere; io, comunque, spedisco ancora i cd ai giornalisti per eventuali recensioni o articoli, sono ancora legato al supporto fisico e alle conoscenze personali, ed eventualmente all’ufficio stampa. Ma la via principale rimangono comunque i concerti, se il progetto funziona dal vivo, il passaparola per me non ha eguali, è sempre indice di veridicità e riesce a convincere le persone.

 Quali sono i progetti della Via Veneto Jazz per il futuro?
Credo sia essenziale per la sopravvivenza di questo lavoro, qualunque saranno i progetti pubblicati in futuro, arrivare a essere presenti nei mercati di più paesi possibili, in particolare in quei paesi che conoscono e apprezzano la nostra musica e i nostri artisti. Mi sto molto impegnando in questo senso, gli sto dedicando molte delle mie energie e devo dire che le qualche soddisfazione me la sto togliendo, al momento siamo distribuiti direttamente, oltre che in Italia, in Francia, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Grecia, Hong Kong, e altri paesi  tramite i distributori ufficiali. Colgo l’occasione di ringraziare ufficialmente tutti quelli che hanno permesso alla VVJ di fare  la strada che ha fatto, a cominciare dagli artisti che hanno affidato a me i loro lavoro, i giornalisti che mi hanno aiutato, i vari uffici stampa e tutti gli altri (sono molti) che in qualche modo ho incontrato nella strada percorsa; spero di aver fatto pochi errori, comunque tutti in buona fede, grazie anche da parte di mio fratello Biagio.
Alceste Ayroldi