Graham Collier: Conoscere e suonare il jazz

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«Una storia vissuta e raccontata da un grande jazzista». Così suona il fuorviante sottotitolo dell’opera di Collier; fuorviante perché non c’è nessuna storia che viene raccontata (che Collier sia un eccellente musicista non si discute). Un libro bifronte: la prima parte è riservata ad alcuni big del jazz scelti dall’autore ripercorrendo un’ideale storia del jazz che ha il capolinea nel free jazz di Ornette Coleman, partendo da Louis Armstrong. Questa è la parte fruibile anche a coloro i quali non hanno dimestichezza con il pentagramma. Dalla seconda parte in poi occorre masticare (e, in avanti, anche di più) la musica scritta, perché abbondano gli esempi di forme, modi, scale, accordi e progressioni di accordi, estensioni e trasposizioni, che caratterizzano – secondo il pensiero non sempre condivisibile di Collier – la musica afroamericana. In generale, l’abbondanza di informazioni che l’autore ha voluto riservare, rende l’opera piuttosto frettolosa e ansiogena; tanto quanto l’editing della traduzione che ha lasciato, qui e là, un buon numero di refusi-errori d’ortografia.

Ghibli, Milano 2015. Pagine 193; euro 15

Alceste Ayroldi