Cagliari Festival Forma e Poesia nel Jazz

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Forma e Poesia nel Jazz, Cagliari 2019 - Gianluca Petrella
Gianluca Petrella - Petrella Mirra Duo (foto di Agostino Mela)

Meno male che c’è Gianluca Petrella, musicista che tiene alta la bandiera di quanti, non tantissimi, nel jazz italiano continuano a sperimentare cercando strade insolite e inedite. Il trombonista pugliese, sicuramente, è capace di guardare un po’ più in là di chi, nell’attuale panorama italiano, sembra più interessato a contaminarsi con il pop, aspirando magari ad ambiti commercialmente più appaganti. Il duo in compagnia del talentuoso Pasquale Mirra che ha riportato in auge, e a che livelli, uno strumento dimenticato e poco usato come il vibrafono, è la prova evidente di come il nostro jazz potrebbe dare di più se solo si avesse il coraggio di investire nella ricerca. Il set di Petrella-Mirra è stato uno dei momenti più intensi della ventiduesima edizione di FPJ,  cioè Forma e poesia nel jazz,  festival svoltosi a Cagliari negli ultimi giorni di settembre,  confermatosi appuntamento tra i più titolati del genere in Sardegna e dedicato in maniera esclusiva alla musica di qualità strettamente made in Italy.

Pasquale Mirra - Petrella Duo (foto di Agostino Mela) - Forma e Poesia nel Jazz
Pasquale Mirra – Petrella Duo (foto di Agostino Mela)

 Le qualità dei due musicisti hanno trovato sintesi perfetta in una scaletta segnata simbolicamente dall’omaggio al trombettista Don Cherry apripista dell’incontro tra jazz e musiche etniche (jazzista per il quale entrambi i musicisti portano grande venerazione). L’apertura molto cool del concerto così è dedicata proprio a Don: “Togo”, ripreso da quel memorabile album che fu “Old and New Dreams” , proposto in una lettura assai originale impreziosita dalla bella intesa tra i due che veleggiano alto intrecciando le trame del vibrafono con i suoni compatti del trombone. A legarli è l’elettronica (entrambi condividono un synth e ne utilizzano gli effetti) che da subito si mostra un po’ la “liason” preferita per un dialogo punteggiato da eccitanti soluzioni sonore. Mirra è un abile alchimista che distilla contagiose soluzioni timbriche, in grado di far viaggiare evocando atmosfere d’Oriente. Spazi astrattamente minimal, cornici perfette per gli inserimenti di Petrella che alterna blues ad esplosioni tra mainstream e avantgarde. Il set si snoda con altri omaggi a Don Cherry (un altro classico come “Brown Rice”), una trascinante “Goodbye Pork Pie Hat” di Mingus e poi originals dei due musicisti stessi. “Fermati”, “Perchè parli mentre suono?” di Mirra e “Imani River” e “Infinity”, brani condivisi di Nicola Conte e Gianluca Petrella.

Moroni-Bonaccorso-Gatto (foto di Agostino Mela)
Moroni-Bonaccorso-Gatto (foto di Agostino Mela)

Altro omaggio a un altro monumento del jazz, Thelonious Monk, è arrivato nell’ambito della stessa serata, da una formazione di tutto rispetto come The Italian Trio, che sul palco schierava l’inossidabile drummer Roberto Gatto, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e lo straripante Dado Moroni al pianoforte.   “Musica che ascoltavamo da ragazzi” affermano i tre per raccontare il loro amore per una fase importante del bebop e per un musicista straordinario come Monk di cui in magica successione il terzetto propone “Let’s Cool One”, “Ask Me Now”,  e “Evidence”. Esecuzione impeccabile con un Moroni sempre a livelli stratosferici sostenuto da due perfetti partners come Gatto e Bonaccorso che all’interno del live propongono anche le loro composizioni: “Panorama” (Gatto), la ballad “Agosto” (cantata dallo stesso Bonaccorso) e “Un poco pop” (ancora Bonaccorso), mentre Moroni aveva sciorinato al debutto il suo “Domori blue”. Musica elegante ed esecuzione raffinata che si chiuderà con il tema “The Pawnbroker” di Quincy Jones  e “Li’l darling” di Neil Hefti.

Lento-Michisanti-Colonna - Horn Trio (foto di Agostino Mela)
Lento-Michisanti-Colonna – Horn Trio (foto di Agostino Mela)

 Dai vecchi leoni alle sicure promesse. La sera successiva è di scena l’emergente contrabbassista Federica Michisanti, nuovo talento “Musica jazz 2018” che si è presentata sul palco del FPJ con il suo Horn trio, formazione insolita, senza piano o batteria, completata da altri due musicisti in crescita come Marco Colonna, clarinetto e sax e il trombettista Francesco Lento. La giovane romana ha sciorinato grinta e doti da leader nel repertorio tratto in gran parte dall’ultimo album “Silent Rides” , assortita sequenza di originals presentata quasi in forma di suite con ampi spazi lasciati all’improvvisazione e ai dialoghi tra tromba e sax. Michisanti, libera dal compito tradizionalmente affidato al contrabbassista, si concentra nelle rifiniture cesellando suoni, dopo aver stabilito in modo complice il giusto raccordo con i due sensibili compagni di viaggio. Buona tecnica e talento compositivo.

Federica Michisanti (foto di Agostino Mela) - Forma e Poesia nel Jazz
Federica Michisanti (foto di Agostino Mela)

Un’altra emergente, la pianista Sade Mangiaracina in trio con Salvatore Maltana, contrabbasso e il batterista Gianluca Brugnano è stata protagonista dell’apertura della serata dedicata a una stella come Stefano Di Battista che ha proposto il suo recente repertorio accompagnato dal collaudato quartetto (Andrea Rea al pianoforte, Dario Ronsciglione al contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria). Ad inaugurare la rassegna è stata la bella prova del pianista Julian Oliver Mazzariello che ha presentato, in trio con Daniele Sorrentino al contrabbasso e Dario Congedo alla batteria, il suo “Debùt” album. Lo stesso Mazzariello  poi, assieme a Enzo Pietropaoli, ha accompagnato la cantante Maria Pia De Vito nell’omaggio alla grande Joni Mitchell “Around Joni”.

Stefano Di Battista (foto di Agostino Mela) - Forma e Poesia nel Jazz
Stefano Di Battista (foto di Agostino Mela)

Chiusura di Forma e Poesia nel jazz (una edizione equilibrata che, con puntualità, ha testimoniato ancora una volta lo stato di salute del jazz italico) con un set di grana grossa, festosamente ricco di improvvisazione e spettacolarità, quello offerto dal sassofonista Max Ionata, il pianista cagliaritano Luca Mannutza, Lorenzo Conte al contrabbasso e Joris Dudli alla batteria. Musicisti importanti, capaci di trovare in un battito di ciglia il filo espressivo comune, restituendolo in mille sfaccettature e regalando una serata di belle emozioni grazie anche a una scaletta di motivi imperdibili, perfetta per questi musicisti che hanno fatto uso abbondante di creatività e swing, come raramente capita d’ascoltare.

Max Ionata (foto di Agostino Mela)

Un repertorio di standard dal sapore fusion che ha lasciato ampi spazi al tenorista  salito in cattedra con la sua inconfondibile voce, esibendo fraseggi fluidi e sciolta capacità nell’improvvisare. Perfetta per dialogare con Mannutza, pianista dal tocco elegante, veloce nel prendere gli spunti e rilanciarne a sua volta.

Max Ionata e Luca Mannutza (foto di Agostino Mela)
Max Ionata e Luca Mannutza (foto di Agostino Mela)

Completavano la formazione un contrabbassista di bella precisione come Lorenzo Conte e il batterista elvetico Joris Dudli, già componente della Vienna Art orchestra e del quintetto di Art Farmer con collaborazioni tra gli altri con Joe Zawinul, completamente a suo agio dunque con una set list aperta da “Yes or no” di un altro ex Weather Report come Wayne Shorter. Altri brani della serata “Amsterdam after dark” di George Coleman, “Soul eyes” di Ionata, “Alice’s Room” di Lorenzo Conte, “Mr.J.B.” di Mannutza e infine ancora un pezzo di George Coleman: “Apache dance”.

Luca Mannutza - Ionata 4th (foto di Agostino Mela) - Forma e Poesia nel Jazz
Luca Mannutza – Ionata 4th (foto di Agostino Mela)

Walter Porcedda