Gianluca Petrella: un musicista tout-court

Con l'album «Cosmic Renaissance» il trombonista ha aperto una nuova fase della sua carriera: una band più snella e una musica fortemente ritmica, basata sul groove

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Gianluca Petrella (ph © Roberto Cifarelli)
Gianluca Petrella - foto Roberto Cifarelli

Gianluca Petrella, hai pubblicato in vinile il disco «Cosmic Renaissance». Che cos’ha di diverso rispetto ai precedenti?
Si tratta del quarto album con la Cosmic Band, contando anche quello uscito in allegato a L’Espresso, ma è il primo a vedere il gruppo in una veste completamente nuova. Non ho cambiato nulla ma ho dimezzato la band. Avevamo iniziato nel 2007, e fino al 2012 tutto è andato benissimo. Poi sono subentrati alcuni problemi, dovuti anche ai problemi economici degli organizzatori che non potevano più permettersi di ospitare un ensemble di dieci elementi. Così siamo entrati in un periodo di stasi, che a me non andava visto che ho speso anima e corpo per creare questo organico, che mi sta particolarmente a cuore. Ho quindi pensato di continuare l’avventura con questa band e con le sonorità che si erano create, decidendo però di ridurre l’organico per essere più snelli e leggeri e continuare a esibirci dal vivo. Il suono è rimasto lo stesso: forse non ha più l’impatto dirompente di una volta, quando c’erano dieci persone a suonare ma il senso dell’operazione è immutato.

Secondo quali criteri hai dimezzato l’organico?
Il nocciolo della questione era mantenere fede all’idea di Sun Ra, ovvero l’ispiratore della Cosmic. Per cui ho deciso di dare al quintetto un’impronta molto ritmica e intensa, mantenendo le percussioni – caratteristica di Sun Ra –, il basso elettrico e una semplicissima front line formata da trombone e tromba; il tutto condito da materiale elettronico, che un tempo veniva gestito da Alfonso Santimone e adesso utilizziamo io e il batterista, e integrando le composizioni con vari files registrati in studio che vengono lanciati durante la performance dal vivo. L’elettronica è pensata per il disco, per il progetto: è funzionale allo stesso e non prodotta e inserita casualmente.

Qual è stato il punto d’inizio di questo disco?
Sicuramente Sun Ra, però non siamo una cover band o una tribute band. Certo, ci sono un paio di suoi brani che suoniamo ogni volta, perché li troviamo divertenti ed è giusto farli conoscere. Purtroppo la figura di Sun Ra è oggi meglio rappresentata nella musica elettronica che nel jazz: fatte salve alcune eccezioni, non è molto considerato. Per esempio, Gilles Peterson ha pubblicato un album antologico (doppio e in vinile) dei suoi lavori. Personalmente ho cercato di attualizzarne la musica grazie anche alle tessiture elettroniche.

A proposito di elettronica, sembra che in questo lavoro tu ne abbia fatto maggiore ricorso.
Forse sì, anche se avevo già iniziato tempo addietro, come nell’album «103» pubblicato in tiratura limitata e oggi esaurito; purtroppo, le case discografiche specializzate in elettronica non hanno l’abitudine di ristampare.

Perché Renaissance? Che cosa rinasce?
È la Cosmic a rinascere in questa nuova versione, dopo un paio di anni di sosta.

Gianluca Petrella Cosmic Renaissance cover

Un disco che sprizza groove e che, volendo, si può anche ballare. Pensi che possa trattarsi della via giusta per riconciliare i giovani con il jazz?
Il mio obiettivo è musicale: innanzitutto proporre ciò che più mi appassiona e che mi sento nell’anima. Se poi la mia operazione troverà proseliti tra i più giovani e meno adusi al jazz più tradizionale, canonico, mainstream, ben venga. Ma la mia intenzione non è principalmente questa. So che i giovani preferiscono ascoltare altre musiche. Purtroppo, a mio avviso, nel mondo del jazz nostrano vedo alcune operazioni commerciali che, per alcuni, potrebbero servire ad avvicinare i giovani al jazz ma, secondo il mio punto di vista, sono dei veri e propri fallimenti. Ho notato un’avanzata delle cover bands o delle tribute bands di ogni genere: si va dagli omaggi ai cantautori fino ai gruppi rock in chiave jazz. Non penso che sia la strada giusta. Per me Sun Ra è un’ispirazione, un punto di riferimento, ma non sto rendendo un omaggio a lui e alla sua musica.

E credi che sia solo questo il motivo per cui in Italia il jazz è snobbato dai più giovani?
Il discorso è fin troppo ampio e non vorrei generalizzare. Secondo me c’è chi si muove in ambito contemporaneo in maniera corretta, e c’è chi si accontenta di quel passato che ha reso celebre il jazz e che oggi odora un po’ di stantio. E il pubblico si è ormai abituato a sentire cose, per così dire, rassicuranti. Quando si organizza un concerto con un nome famoso, si spostano le masse; se, invece, si organizza un concerto con un musicista meno noto, ben pochi sono disposti a seguirlo. Il pubblico si è un po’ troppo adagiato e vuole andare sul sicuro, forse perché è stato irreggimentato: il pubblico di oggi non ama il rischio.

Perché «Cosmic Renaissance» è uscito solo su vinile?
Per un motivo personale: ho eliminato i cd dalla mia vita. Non ascolto più tanto come prima, né mi avvalgo di devices di vario genere per ascoltare musica.
Ascolto pochissime cose e soltanto in vinile, perché ritengo che solo così si possa ascoltare la musica in maniera attenta. La pastosità che ti offre il vinile non può dartela alcun altro supporto. Vedo anche che il vinile prende sempre più piede e stanno rinascendo anche i piccoli negozi di dischi. Probabilmente non ascolto tanta musica come in passato anche per non subire influenze nelle mie composizioni, per cercare di essere il più originale possibile.

Quale accoglienza ti aspetti dal mercato discografico italiano?
Sono consapevole del fatto che sarà un’operazione difficile, anzi dura! Penso però che questo sia il futuro del disco, della musica. Sarà difficile sconfiggere internet ma spero che la gente inizi a privilegiare l’aspetto della qualità del suono. Ci sono diversi altri musicisti, anche italiani, che stanno muovendosi in questa direzione. Un altro motivo per cui ho voluto il vinile è perché fungerà anche da lancio per l’album – anche in cd – che avrà un maggior numero di brani e sarà pubblicato credo tra qualche mese.

Chi è il tuo punto di riferimento musicale?
Non c’è un personaggio che mi stia a cuore più di altri. Di sicuro Sun Ra, Ornette Coleman, alcuni artisti della scena di Detroit che si occupano di elettronica e Sylvano Bussotti, che continuo sempre ad ascoltare. Non sono onnivoro: sento solo un po’ di cose che mi piacciono ma poi basta.

E nella tua vita?
Senz’altro i miei figli, i miei due gemelli di nove anni. E io lo sono per loro.

Facciamo un gioco: l’elettronica sta al jazz contemporaneo, come X sta al jazz del passato.
Bel giochino! Direi che l’elettronica sta al jazz contemporaneo come Ornette Coleman sta al jazz del passato. Perché con il suo ingresso nel mondo del jazz, Ornette ha stravolto tutti i canoni e le strutture del passato, anche se è stato a lungo criticato. In verità non è l’unico ad aver compiuto uno stravolgimento: anche Charlie Parker ha costituito un punto di svolta
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TuboLibre e Cosmic Band: differenze e similitudini.
La Cosmic è più d’impatto, più basata sul groove, sul ritmo; mentre TuboLibre è più riflessiva, molto più blues. Nei suoni non c’è molta differenza, se non che i TuboLibre sono più acustici. La somiglianza sta forse nell’impatto sonoro: entrambi sono dirompenti, anche perché è una mia caratteristica badare molto al suono. Per i concerti faccio anche specifiche richieste sull’impianto, che deve avere determinate specifiche.

Gianluca Petrella
Da sinistra, la nuova versione della Cosmic Band: Mirco Rubegni (tromba), Federico Scettri (batteria), Simone Padovani (percussioni), Francesco Ponticelli (contrabbasso) e il leader Gianluca Petrella – foto Roberto Cifarelli

Hai iniziato anche a mescolare espressioni artistiche differenti, in particolare improvvisando con una danzatrice. È un progetto che avrà un futuro?
Sì, e lo spero vivamente. Sto spalmando il mio lavoro sulle varie arti: la danza, il teatro. Poco tempo fa ho collaborato con Michele Cassetta, che è un medico e docente universitario: una conferenza-spettacolo sulla comunicazione dove io suono il trombone con l’ausilio dell’elettronica. Il jazz, al momento, costituisce una piccola parte di quello che sto facendo. Mi piacerebbe essere definito musicista tout-court e non essere etichettato come jazzista e basta. Provengo dal jazz ed è la mia cultura musicale di base, ma non mi fermo solo a quello.

Cosa c’è scritto nell’agenda di Gianluca Petrella?
Sto preparando con Paolo Fresu le musiche per uno spettacolo teatrale di Marco Baliani e Lella Costa. Poi, come conseguenza del disco uscito con L’Espresso è nato il trio con Michele Papadia e Stefano Tamborrino, che mi sta prendendo molto e l’anno scorso è uscito l’album «
Trio 70’s». Sempre l’anno scorso a settembre è uscita un’altra registrazione importante: «Ida Lupino» l’album del duo con Giovanni Guidi, per ECM, con due grandi ospiti come Louis Sclavis e Gerard Cleaver e che ha vinto nel Top Jazz 2016 della vostra rivista la categoria Disco Italiano dell’Anno! Il mio obiettivo è lavorare con la musica.

E nel diario segreto, quello dei desideri?
Avere uno studio tutto mio con macchinari seri! Possiedo uno studio personale, ma con macchinari «quasi» seri e devo sempre rivolgermi all’esterno per le faccende più importanti.

Alceste Ayroldi