The Gavin Bryars Ensemble – Torino Jazz Festival – 28 aprile 2019

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The Gavin Bryars Ensemble

Dopo l’apparizione autunnale di Vorno (Lucca), recensita per il nostro sito da Enzo Boddi, Gavin Bryars torna in Italia per chiudere la prima settimana del Torino Jazz Festival. La performance del Conservatorio Verdi è stata una delle rare occasioni di vedere dal vivo uno dei maggiori esponenti del minimalismo storico europeo.

Gavin Bryars al contrabbasso

Dopo aver esordito sulla scena della musica improvvisata inglese nel trio di Derek Bailey, affiancato da Tony Oxley alla batteria, incontra la potenza espressiva dell’opera di uno degli uomini più visionari del Novecento quale fu John Cage. A partire dagli anni Settanta, assieme a John White, in Gran Bretagna è uno dei principali protagonisti di quel filone musicale. Negli anni Ottanta arriva l’esordio per ECM New Series con «Three Viennese Dancers» ma uno dei lavori più maturi è rappresentato dalla seconda uscita discografica per l’etichetta di Monaco di Baviera: «After The Requiem». Quest’ultimo disco uscito nel 1991 (uno degli ultimi titoli stampati su vinile come ricorda lo stesso Bryars) vedeva la straordinaria partecipazione di Bill Frisell, che in quel periodo suonava fra gli altri nei gruppi di Zorn e Berne. In questa situazione il chitarrista ancora una volta dimostra la sua camaleontica flessibilità, immergendosi in un contesto molto distante da quello dei suoi sodali dell’epoca e più vicino agli ambienti cameristici della musica contemporanea, ancora più lontani del solito dal minimalismo di Bryars. I due musicisti suggellano un incontro destinato a rimanere storico, e responsabile di un suono che ritroveremo in progetti come «Big Sur» e «Music for Strings», presentato a JazzMi nel novembre del 2017.

L’esibizione torinese è partita da alcuni brani tratti da questo iconico album, dove James Woodrow e Nick Barr occupavano rispettivamente le posizioni di Frisell e Alexander Balanescu. L’ensemble inoltre prevedeva Nicholas Cooper al violoncello, Katie Wilson al violino e Alexandra Tchernakova al pianoforte. Il concerto si è snodato sulla riproposizione delle composizioni storiche di Bryars, presentate dal medesimo fra un brano e l’altro in un goffo ma comunque apprezzabile italiano.

James Woodrow
Nick Barr
Katie Wilson e Nicholas Cooper
Alexandra Tchernakova

Il momento più toccante e atteso arriva verso la fine quando il bassista di Sheffield si avvicina al microfono per annunciare un’ennesima versione di Jesus Blood Never Failed Me Yet, rassicurando il pubblico che si tratterà di una breve versione di 25 minuti, come quella della prima registrazione del 1972. Il brano si basa sulla ripetizione in loop di un frammento del canto di un senzatetto londinese, registrato da Bryars con un registratore a bobine per le strade della capitale inglese e riversato successivamente su nastro nel laboratorio di Leicester. Attorno al canto lamentoso, Bryars costruisce ogni volta una nuova architettura sonora, che ha visto la sua massima espressione nella versione di 74 minuti del 1993, celebre ai più per la partecipazione, suggestiva seppur marginale, di Tom Waits. Il pubblico approva e accoglie la versione torinese con un lungo e commosso applauso, consapevole di aver partecipato ad una performance profonda e unica.

Un altro esperimento riuscito per il Torino Jazz Fest che dopo i concerti di Han Bennink e Fred Frith, ripartirà con grandi appuntamenti nei prossimi giorni. Il programma completo è visionabile sul sito www.torinojazzzfestival.it

Francesco Spezia

 

Fred Frith scambia un saluto con Gavin Bryars