Marc Ducret infiamma il Torino Jazz Festival

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Si chiama Metatonal il nuovo gruppo del chitarrista francese Marc Ducret. Il curriculum di questo musicista è davvero impressionante: autodidatta inizia la sua carriera solista nel 1987 con l’album  “La théorie du pilier” e diviene prestissimo collaboratore stabile di un artista di punta della avanguardia internazionale come Tim Berne, nello stesso tempo si dedica alla composizione con una originalità non meno estrosa del suo stile chitarristico, procedendo con grande rigore in un percorso che lo vede fin tradurre in musica i testi di Nabokov (espressi in 4 cd denominati “Ducret_Tower”).

Ducret si distingue per una tecnica anticonvenzionale, apparentemente priva di effetti acustici a pedale, percussiva ed infuocata ma dal ferreo controllo. La sua creatura più recente è questo gruppo nato da un trio di base con il bassista Bruno Chevillon e il batterista Eric Echampard, a cui Ducret ha aggiunto sassofono, tromba e trombone in geometrie variabili a seconda delle necessità dei singoli brani, per cui anche nel concerto torinese la formazione cambiava tra trio, quartetto, quintetto e sestetto.

La forza d’urto di questa formazione, di cui si percepisce un’origine Groove-Funk, ha letteralmente travolto il pubblico, che non ha avuto quasi il tempo di abituarsi ad un climax perché i musicisti nel frattempo avevano già mutato in un altro completamente diverso per ritmo ed armonia.

L’energia pura espressa da tutti i musicisti è palpabile, quasi densa ma si stempera in un continuum avvincente ed affascinante. Spesso la polifonia dei fiati fa contrappunto alla delirante chitarra, come in un ipotetico duetto. All’interno di questo contenitore si inseriscono i soli dei singoli, improvvisamente immersi nel totale silenzio o nello sfrigolare dei compagni di palcoscenico, portando momenti di straniante rarefazione.  Per quanto audace e magmatica sia questa musica se ne intuisce in ogni istante la perfetta organizzazione ed il controllo della materia, inoltre la sua concitazione conquista il pubblico e la rende piacevolmente trascinante.

Bruno Chevillon
Samuel Blaser
Christophe Monniot

Per questo “chitarrista pazzo” come viene a volte definito forse bisognerebbe evocare il nome di Mingus per esprimere al lettore l’impressione della potenza ed articolazione della scrittura di cui sono stati attoniti testimoni gli spettatori del Torino Jazz festival. Ne è testimonianza il fatto che a metà concerto è giunta la pioggia, ma proprio nessuno si è mosso dalla sedia, anche grazie alla geniale idea degli organizzatori del Torino Jazz Festival di dotare tutti gli spettatori di una mantellina protettiva, che ha salvato la fruizione di una performance eccezionale ed indimenticabile.

Giancarlo Spezia

Fotografie di Fabio Miglio

Ducret vinvce sulla pioggia