Giovanni Sollima

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Giovanni Sollima, foto Michelle Davis

Teatro Niccolini, Firenze, 11 febbraio

 Ospite della stagione degli Amici della Musica con un programma significativamente intitolato Ba-Rock Cello, Giovanni Sollima ha dato ulteriore conferma del consolidato magistero di violoncellista, ma soprattutto ha dimostrato come un musicista di formazione classica possa calarsi nella contemporaneità attingendo a fonti disparate, senza per questo ricorrere a espedienti o compromessi di natura commerciale. Nel programma presentato al Niccolini convivevano infatti, senza discrepanza alcuna, sostanziose pagine di musica barocca, studi per violoncello del XIX secolo, argute rielaborazioni di brani rock e composizioni originali (sia proprie che del padre, il pianista Eliodoro Sollima).

Giovanni Sollima, foto Michelle Davis

Proprio queste ultime hanno coinciso con alcuni dei momenti più alti dell’intera esibizione. Suddiviso in quattro sezioni, il Concerto Rotondo racchiude echi popolari e sentori del secondo Novecento europeo, espressi mediante arcate sferzanti, un pizzicato a tratti strappato, passaggi col legno e tocchi percussivi felpati sulle corde e sul capotasto. Ancor più radicata in un humus mediterraneo, Lamentatio vive di frammenti melodici – spesso integrati e rafforzati da vocalizzi all’unisono – impregnati della tradizione della natia Sicilia, e al tempo stesso è alimentata da sussulti improvvisi e da un’ampia gamma di sfumature timbriche. Un approccio che per certi versi richiama l’operazione compiuta a suo tempo dal Kronos Quartet con «Pieces Of Africa». Di grande modernità a sessant’anni di distanza, la trascrizione per violoncello di Sonata 1959, composta dal padre e comprendente tre movimenti, evidenzia invece alcune credibili affinità con analoghi lavori di Bartók e Ligeti.

Giovanni Sollima, foto Michelle Davis

Interessante e opportuna la riscoperta di Concert Etude op. 10 n. 4 del violoncellista tedesco Bernhard Cossmann (1822-1910), uno dei cinque studi dedicati all’amico Alfredo Piatti, anche lui violoncellista sublime. Tuttavia, la maestria di Sollima nell’interiorizzare e porgere le proprie interpretazioni di pagine classiche ha trovato piena espressione nella Suite n. 1 in sol maggiore BWV 1007 di Bach. I sei movimenti che la compongono (Preludio – Allemanda – Corrente – Sarabanda – Minuetti I & II – Giga) sono un flusso continuo di invenzioni melodiche e ritmiche che si intrecciano, si allontanano e si ricongiungono in un insieme compiutamente armonico, a testimonianza – casomai ce ne fosse ancora bisogno – dell’indiscusso ruolo di Bach come fondamento di tutta la musica moderna.

Giovanni Sollima, foto Michelle Davis

Nelle mani di Sollima un’altra pagina barocca, il Capriccio n. 1 di Giuseppe Dall’Abaco, confluisce senza traumi in About A Girl dei Nirvana, arricchita nella sua elementare, quasi banale, struttura armonica e tematica da felici intuizioni melodiche, arcate incisive e un pizzicato quasi chitarristico. Il rapporto tra classico e contemporaneo inteso in senso lato, instaurato anni addietro da Sollima, trova ulteriore riscontro nella trascrizione per violoncello degli arpeggi di Horizons, il breve brano che figura sull’album «Foxtrot» (1972) dei Genesis: composto ed eseguito dal chitarrista Steve Hackett, ma contenente anche un frammento tratto proprio dal Preludio della Suite n. 1 in sol maggiore BWV 1007 di Bach.

L’approccio di Sollima a materiali di estrazione rock produce comunque i migliori risultati in altri frangenti. Provvista di un’introduzione densa di blues (che potrebbe riportare alla mente dei jazzofili il violoncellista afroamericano Abdul Wadud), Angel di Jimi Hendrix viene meticolosamente esplorata nei suoi risvolti melodici e disseminata di stridori d’arco che ricordano le distorsioni adottate dal geniale chitarrista. Aperta da arcate ronzanti in forma di bordone, Raining Blood (del gruppo metal Slayer) si sviluppa attraverso un crescendo ossessivo, furibondo, in cui si sublima il rapporto fisico tra strumentista e strumento.

Giovanni Sollima, foto Michelle Davis

Tra i bis richiesti a gran voce, sono stati proposti il Fandango di Boccherini e una ciaccona di Francesco Corbetta, giocosi divertimenti che riflettono l’indole di Sollima: un musicista che ha saputo cogliere gli stimoli della propria epoca e indagare tutte le potenzialità del proprio strumento, sbarazzandosi di certi atteggiamenti paludati ancora in voga in ambito classico e instaurando un contatto informale con il pubblico.

Enzo Boddi

Giovanni Sollima, foto Michelle Davis