Alto Adige Jazz Festival, 30 giugno – 9 luglio 2017 Seconda parte

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Alto Adige Jazz Festival

Tra i momenti più attesi della rassegna, c’era l’incontro inedito tra i giovani del Benelux e Han Bennink. Un’occasione che ha lasciato il pubblico con l’amaro in bocca, in cui un reale scambio non è mai riuscito, in parte a causa dell’irruenza straripante del batterista olandese, in parte per la timidezza dei giovani musicisti coinvolti, tra cui lo stesso Baas, il sassofonista Ben van Gelder e Badenhorst. La nuova guardia del Benelux, insieme ad altri ospiti del festival come il chitarrista Francesco Diodati, il trombonista Filippo Vignato e la vocalist Leila Martial, si è invece fatta onore nella serata dei Jazz Labs alla Fiera di Bolzano, in cui tanti solisti si sono avvicendati su due palchi attigui, con pochi minuti a disposizione per ogni proposta musicale, basata fondamentalmente sull’improvvisazione. Un meccanismo apparentemente un po’ brutale nella propria regola che troncava la musica senza pietà, ma che alla fine riusciva interessante nell’accettazione della sfida, sia da parte dei musicisti che del pubblico. Una quantità di proposte in pillole, con una forte componente di ascolto reciproco.

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Han Bennink, Ben Van Gelder a Alto Adige Jazz Festival

Notevole, nella stessa serata, il quartetto Warped Dreamer, guidato dal batterista belga Teun Verbruggen, con il trombettista norvegese Arve Henriksen. Una musica solidamente strutturata e attraversata da ampi spazi di libertà, in cui si mescolavano rock, improvvisazione, etnia immaginaria, con l’uso vorticoso e crepitante dell’elettronica.

Tra le proposte del festival c’era qualche opportuna ripresa dalle aree toccate negli anni passati. Qui si sono ascoltate alcune tra le cose più rilevanti, come le due formazioni del chitarrista Francesco Diodati. Il giovane talento ha portato sia il proprio gruppo rodato, Yellow Squeeds, aumentato dal trombone di Vignato e dal sax alto di Van Gelder, che la nuova formazione XL, dove figuravano tra gli altri il pianista austriaco Elias Stemeseder e il clarinettista olandese Joris Roelofs. Se il primo gruppo viaggia su un repertorio consolidato, con gli ottimi brani e arrangiamenti di Diodati, il secondo si avventurava su terreni più insidiosi, ancora in definizione, ma esibiva già una bella relazione tra parti scritte e improvvisate.  

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Francesco Diodati alla chitarra e Francesco Lento alla tromba a Alto Adige Jazz Festival

Altro ripescaggio dalle scene degli anni passati, il trio francese In Love With, guidato dal batterista Sylvain Darrifourcq, con Valentin Ceccaldi al violoncello e Theo Ceccaldi al violino: un flusso narrativo vigoroso, ricco di stimoli e sorprese. Tre fiati italiani, un chitarrista danese e un batterista lussemburghese per un’altra tra le proposte più pregnanti, On Dog, guidato dal sassofonista Francesco Bigoni e dal chitarrista danese Mark Solborg, con Marc Lohr alla batteria ed elettronica, Piero Bittolo Bon e Beppe Scardino alle ance. Belle composizioni, improvvisazioni e parti scritte in costante dialettica, energia ben amministrata.

Altro lavoro da citare senz’altro, quello dell’ottetto Sweet Alps, guidato dal pianista altoatesino Michael Lösch, alle prese con un ampio lavoro di arrangiamento e composizione, basato su alcuni Lieder del ciclo “Des Knaben Wunderhorn” di Gustav Mahler. Forte del contributo di un’orchestra che comprendeva il trombettista Matthias Schriefl, i sassofonisti Andreas Marinello e Helga Plankensteiner, il fisarmonicista Vince Abbracciante, il contrabbassista Stefano Colpi, il batterista Nelide Bandello, l’elettronica di Enrico Merlin, Lösch ha lavorato con sapienza il materiale mahleriano, mettendolo a reagire con elementi rock, di jazz classico e contemporaneo, del folklore.       

Va citata anche l’esperienza dell’Euregio Werkstatt, un laboratorio presentato nella programmazione del festival, che però segue un proprio itinerario con workshop spalmati nel corso di tutto l’anno, stimolando incontri tra giovani musicisti selezionati (al momento sono una ventina) e allacciando collaborazioni con altre realtà dell’Arco Alpino.

Giuseppe Segala

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On Dog (Bittolo Bon, Bigoni, Scardino, Solborg) a Alto Adige Jazz Festival
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Diodati con Yellow Squeed a Alto Adige Jazz Festival