Jazz Club in Sardegna: da Golson a Degibri

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Benny Golson (foto di Agostino Mela) Jazz Club in Sardegna
Benny Golson (foto di Agostino Mela)

Torna in Sardegna, il tempo del jazz. In arrivo, nei club dell’isola, stelle di prima grandezza come Benny Golson e giovani di promettente futuro come Eli Degibri. Golson, che si è trovato ad incrociare il suo cammino con il gotha del jazz, suonando tra gli altri con il geniale Clifford Brown, Art Farmer, Art Blakey e i suoi Jazz Messengers ha appena compiuto novantuno anni mantenendo intatto il suo alone di leggenda: sarà di scena al Bflat di Cagliari alle 20,30 e alle 22,30 (l’indomani live al Blue Note di Milano) in compagnia del trio del pianista Antonio Faraò (Piero Orsini al contrabbasso e Maxx Furian alla batteria). Occasione irrinunciabile per ascoltare dal vivo un musicista che ha scritto pagine indimenticabili del jazz, autore di pezzi pregiati diventati di culto come «I Remember Clifford» o «Whisper Not»: Celebre arrangiatore e compositore, quando si esibisce dal vivo mostra indiscutibile autorevolezza,  mettendo in campo la classe  giusta per mettere in risalto la gradevolezza delle sue composizioni. Doti evidenti anche nel suo ultimo album, «Horizon Ahead» inciso due anni fa per la HighNote, prova di alta classe e ritrovata energia di una autentica leggenda del jazz. 

Eli Degibri (foto di Agostino Mela) - Jazz Club in Sardegna
Eli Degibri (foto di Agostino Mela)

 Ed è un altro sassofonista, l’israeliano Eli Degibri, uno degli altri protagonisti di spicco di questa stagione invernale sarda che volge ormai verso la primavera. Compositore di razza, dotato di fluente fraseggio e spiccata capacità di leader riporta alla mente, agli appassionati del genere, il recente festival di Jazz in Sardegna, giunto alla sua trentasettesima edizione, e tenutosi a Cagliari a novembre con un programma di buon livello, che ha in buona parte riscattato la scialba edizione dell’anno precedente. Degibri è stata infatti in assoluto la vera rivelazione di quella rassegna –che ha perso temporaneamente la vocazione di Expò –riacquistando spazi più tradizionali come il teatro Massimo dove per cinque sere è stata ospitata con un programma dedicato alla memoria di uno dei suoi padri spirituali, nonché primo direttore artistico, Alberto Rodriguez, giornalista e critico di “Musica jazz” che ha lasciato un ricordo incancellabile. Rassegna apertasi con una sorta di “Back to the future” del grande Herbie Hancock che ha proposto un elettrico set fatto di inossidabili tunes figli del suo flirt con il funky e l’elettronica. Sul palco Herbie si diverte da matti passando con nonchalance dal piano al sintetizzatore. Si diverte e fa divertire, in quintetto con giovani strumentisti di livello a cominciare dal drummer Justin Tyson (dal gruppo di Glasper), un formidabile e virtuoso James Genus al basso, Lionel Loueke alle prese con architetture ricercate alla chitarra e la raffinata Elena Pinderhughes al flauto. «Ouverture» scoppiettante che preannuncia subito qual’è il mood della serata. La rivisitazione degli anni ottanta ma anche l’esaltazione di una totale apertura e disponibilità a trovare il nuovo, l’inedito senza rinunciare al passato. Una scaletta fatta per conquistare subito la simpatia _ da «Actual Proof» a «Secret Sauce», «Come Running to Me» e l’immancabile «Canteloupe Island» ha regalato swing e ritmo a profusione. Hancock lascia abbondanti spazi ai giovani, ma la verità è che ha una energia e una vitalità sorprendente per cui immancabilmente è lui il vero centro motore di tutto.

Herbie Hancock (foto di Agostino Mela) - Jazz Club in Sardegna
Herbie Hancock (foto di Agostino Mela)

 Set assolutamente imperdibile anche quello del trio del funambolico drummer Steve Gadd che in compagnia del talentuoso sassofonista e compositore danese, Michael Blicher e il virtuoso dell’Hammond Dan Hemmer hanno dato vita a un set esplosivo fatto di molto groove e soul con molte delle composizioni, opera di Blicher, tratte dal recente «Omara» – da «Korean BBQ» , dall’andamento vivace e acid che conquista in modo progressivo alla title track «Omara» poeticamente bluesy, ai pezzi ormai entrati stabilmente nella playlist di questo formidabile trio (da «Get that Motor Running» al confidenziale «The Moment She Falls Asleep» alla ballad da urlo «The First One To Know»). 

Steve Gadd (foto di Agostino Mela) - Jazz Club in Sardegna
Steve Gadd (foto di Agostino Mela)

 Ed è nel sestetto proprio di Herbie Hancock che Eli Degibri si farà le ossa negli anni Novanta (successivamente e per un decennio circa in formazione con il batterista Al Foister) maturando uno stile originale che ha come personale stella polare la lezione del grande tenorsassofonista Hank Mobley, una particolare devozione la sua celebrata nel rimarcabile album «Soul Station». Accompagnato da altri tre dotati musicisti israeliani, Tamir Shmerling al contrabbasso, Eviatar Silvnik, ma soprattutto dal pianista Tom Oren altra sicura promessa del jazz internazionale, Degibri dal vivo , perfetto leader, ben amministra un repertorio vario e di bella presa. In parte ripreso dall’album «Cliff Hanging» del 2015 dal quale ha proposto il brano che titola il disco assieme a «The Troll», «Even Bees Do It» e «The Unknown Neighbour» accanto a «Like Someone in Love» dal vecchio album «Emotionally Available» e «Remember» di Berlin tratta da «Soul Station». Eli Degibri è un talento straordinario, un protagonista di primo piano del jazz contemporaneo da seguire con attenzione nei suoi passi futuri. Degibri e il suo quartetto sarà in Sardegna ospite della rete del Jazz Club Network allestito dal Cedac e Jazz in Sardegna, il 26 al Poco Loco di Alghero e il giorno dopo al Jazzino di Cagliari. Il circuito che si è aperto nei giorni scorsi con i live di Patrizia Liquidara e Ron Smith propone per questo fine settimana,

Africa Sky: Murgia-Drake-Bekkas (foto di Agostino Mela)
Africa Sky: Murgia-Drake-Bekkas (foto di Agostino Mela)

il 29 febbraio a Cagliari e l’indomani ad Alghero (date uniche in Italia), il quartetto guidato dal tenorsassofonista amato dai sassofonisti, Bob Reynolds, altro componente della famiglia degli Snarky Puppy  con la loro nuova onda del jazz apertissima ai mille rivoli della musica contemporanea, ormai diventati di casa nell’isola, in tutte le possibili varianti. A seguire, pochi giorni dopo, il 5 al Jazzino di Cagliari, il 6 al Poco Loco di Alghero e il 7 al Vecchio Mulino di Sassari di scena la band degli Afro Cuban Blues formata da un quartetto di professionisti della musica afrocubana: Juan Carlos Albelo Zamora al violino, Yoande De Jesus Armenteros Moreno alle percussioni, Paolo Iurich alle tastiere e Tiberio Ripa al basso.  Spazio al New Project del sassofonista sardo Gavino Murgia, special guest Gianluigi Trovesi, il 12 marzo al Vecchio Mulino di Sassari, l’indomani al Poco Loco e il 14 a Cagliari.

Degibri 4th:  Tom Oren - Alon Near - Eli Degibri - Eviatar Slivnik (foto di Agostino Mela)
Degibri 4th: Tom Oren – Alon Near – Eli Degibri – Eviatar Slivnik (foto di Agostino Mela)

C’è anche il blues di Francis Kuipers con il suo «The King of Lies» il 19 marzo a Cagliari, il 20 ad Alghero, il 21 alle Caserme Mura di Macomer, il 22 al teatro di San Gavino. Il bluesman anglo olandese ha in curriculum collaborazioni con Philip Glass e colonne sonore per Abel Ferrara. Ancora di scena il blues con Mario Donatone il 3 aprile al Poco Loco di Alghero e il 4 al Jazzino di Cagliari. Torna anche la norvegese Kristin Asbjornsen, cantante soul impareggiabile, il 17 aprile al Vecchio Mulino di Sassari e il 18 al Jazzino di Cagliari. Sempre al Jazzino il 23 aprile sarà sul palco Drumavox, progetto del batterista Sean Noonan con un quartetto di voci a cappella (Alice Madedu, Eva Pagella, Matteo Siddi e Manuel Cossu). Chiusura del ciclo di concerti il 19 maggio al teatro Massimo di Cagliari dove quaranta anni fa tennero il loro primo concerto in Sardegna dei musicisti dell’Art Ensemble of Chicago con i quali nei fatti iniziò l’avventura anche di Jazz in Sardegna.

Walter Porcedda