Wadada Leo Smith «America’s National Parks»

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AUTORE

Wadada Leo Smith

TITOLO DEL DISCO

«America’s National Parks»

ETICHETTA

Cuneiform


Smith ci consegna un doppio album ancora una volta ispirato a un tema in qualche modo «civile» e «nazionale»: i grandi parchi naturali americani, nel centenario della loro istituzione per legge, in quanto realtà pubbliche. Ma l’opera non si limita a celebrare una natura magnificente, esistente in quanto luogo fisico (al contrario esplorata nel documentario di dodici ore di Ken Burns che pure Smith cita tra le fonti di ispirazione), quanto piuttosto l’idea che esistano risorse naturali comuni, riservate a tutti i cittadini. Con ciò la riflessione dell’artista – che comprende, per sua espressa indicazione, profonde implicazioni «spirituali e psicologiche» – si fa politica non meno di quanto lo era stata in «Ten Freedom Summers», sebbene in modo sottilmente diverso. Posto un simile assunto, nella suite in sei movimenti appaiono anche luoghi fisici non esistenti in qualità di parchi, come New Orleans (definita: «parco nazionale della cultura», sottolineando il fatto che essa sia stata all’origine della prima espressione culturale americana schiettamente originale), o figure ideali, come la musicologa Eileen Jackson Southern (per Smith: «A literary National Park»). La loro presenza, ovviamente, non è affatto casuale, né lo è il fatto che sia proprio New Orleans ad aprire il catalogo. La musica è solenne, in ciò fortemente (e positivamente) influenzata dalla presenza – in aggiunta al tradizionale Golden Quartet, pur riveduto con il ritorno al pianoforte di Davis – della cellista Ashley Walters. Essa è in grado di aggiungersi col proprio strumento alla voce-guida della tromba offrendo ulteriori possibilità melodiche e timbriche, e di portare la temperie espressiva oltre i risultati (che pure erano stati magnifici) di «The Great Lakes Suites» e verso una dimensione quasi cameristica, non dissimile da quella di «Ten Freedom Summers». Il resto del gruppo è perfettamente sintonico, con il rientrante Davis a segnalarsi per incisiva e classicheggiante eleganza (si ascolti l’incantevole brano dedicato allo Yellowstone Park), Lindberg e akLaff a garantire aperture per la tromba del leader o dense e potenti strutture. Al nuovo quintetto si aggiunge dal vivo l’artista visuale Jesse Gilbert. L’opera rimane sempre ben decifrabile, suggestiva all’occorrenza, garantendo un perfetto equilibrio tra parti scritte e parti improvvisate, prevalentemente vocata verso tinte scure o drammatiche. Il lunghissimo brano (oltre mezz’ora) dedicato al fiume Mississippi ne riepiloga ottimamente il senso globale, ma anche le restanti cinque parti ne sono parte inscindibile, in un contesto fortemente omogeneo, che conferma l’esistenza di un aspetto di ideazione tanto forte quanto lucido e consapevole alla radice del lavoro del trombettista e della sua personale visione dell’America. Smith si propone come una sorta di aedo: la voce della sua tromba si staglia ieratica sulla storia della propria Nazione, rammentando a tutti che essa è anche (e per alcuni aspetti soprattutto) funzione ed espressione della cultura africano-americana. Ed è proprio quest’ultima considerazione che, indubbiamente, consolida la posizione dell’artista tra le figure di maggior spicco della cultura statunitense tout court.

Cerini


DISTRIBUTORE

Goodfellas

FORMAZIONE

Leo Smith (tr.), Anthony Davis (p.), Ashley Walters (cello), John Lindberg (cb.), Pheeroan akLaff (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

5-5-16