Jamie Saft Quartet «Hidden Corners»

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AUTORE

Jamie Saft Quartet

TITOLO DEL DISCO

«Hidden Corners»

ETICHETTA

RareNoise


Il versante più spirituale di Saft (che si radica fortemente, come è facile comprendere, anche nel misticismo ebraico) ha generalmente trovato modo di esprimersi nel New Zion Trio, formazione che, rimasta attiva per molti anni, ha avuto composizione mutevole quanto alla batteria e alle percussioni (Craig Santiago, Cyro Baptista), oltre a Jones al contrabbasso, e sapeva esprimere questa compulsione fondendola a un’ispirazione reggae. Questo nuovo quartetto nasce in realtà dall’ennesima ricomposizione di quel trio, con l’invito rivolto a Drake di farne parte che si è concretizzato già in delle tournée a partire dallo scorso anno, più, in unione, Liebman. Proprio la presenza del sassofonista contribuisce a spiegare l’afflato coltraniano, che tuttavia era già sviluppato nel leader come effetto del suo interesse per la numerologia cabalistica. Sicché, in qualche modo, tutti questi elementi hanno contribuito a dar vita all’album, nel quale Saft indica quali ulteriori fonti di ispirazione, oltre a John Coltrane, sua moglie Alice, Pharoah Sanders e Albert Ayler. Dal 2014, la collaborazione tra il pianista e RareNoise (iniziata con l’opera prima del New Standard Trio) si è segnalata come un’unione alchemica: qui l’evidente stato di grazia di Saft – che vive una lunga fase di encomiabile maturità artistica ed espressiva – ha avuto modo di dispiegarsi al meglio, consentendo una produzione sovrabbondante di quantità, ma anche a livelli qualitativi di assoluta eccellenza, perfettamente calzante per i suoi istinti poliedrici di onnivora frequentazione multistilistica. «Hidden Corners» non sfugge alla regola, rivelandosi disco capace di offrire una musica possente e raffinata nello stesso tempo, radicata in dei modelli storici ben precisi eppure proposta con una convinzione e uno spunto che sembrano renderla in qualche modo sempre nuova. Saft ha dichiarato espressamente che i risvolti spirituali della conversazione che il quartetto riesce a intessere senza soluzione di continuità, valgono a segnare una sorta di «cura», per i musicisti e per l’ascoltatore. E stando alla musica, non è affatto difficile credere alle sue parole. Il risultato finale, come Saft ci ha abituato a constatare, è di grande intensità e la presenza di Liebman aggiunge ulteriore alimento a questo aspetto (né Drake e Jones sono da meno). Il programma comprende otto originali del pianista: tra essi si segnalano particolarmente il tumulto e la tonalità drammatica di Seven Are Double, l’incedere misterioso di 231 Gates, mentre il brano eponimo offre il senso netto di un’invocazione. La chiusura di Landrace, nel suo incedere inesorabile, con Liebman al soprano, si fa carico di dimostrare quale stretto affiatamento il quartetto (del resto di assoluta eccellenza) abbia saputo raggiungere. In conclusione: come era già avvenuto in «Blue Dream», Saft conferma di poter esercitare un assoluto controllo anche su materiali «classici», dai quali, non fosse altro che per aspetti di schietto coinvolgimento emotivo e assoluta pertinenza di linguaggio, riesce sempre a fare un uso personale. La musica si libera e il disco, cosa ormai rara, torna a farsi ascoltare ancora e ancora, complice anche una qualità della ripresa semplicemente perfetta.

Cerini

[da Musica Jazz, agosto 2019]


DISTRIBUTORE

Goodfellas

FORMAZIONE

Dave Liebman (ten., sop.), Jamie Saft (p.), Bradley Christopher Jones (cb.), Hamid Drake (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

New York, data scon.