Giancarlo Cardini, omaggio a Daniele Lombardi

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Giancarlo Cardini

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, 5 giugno

A dispetto del detto latino Nemo propheta in patria, Giancarlo Cardini è stato ospite dell’82esima edizione del Maggio Musicale Fiorentino per un recital pianistico, svoltosi all’interno della Sala Orchestra, in onore e memoria del pianista e compositore Daniele Lombardi, scomparso improvvisamente e prematuramente nel marzo dell’anno scorso all’età di 72 anni. Lombardi – al pari dello stesso Cardini, di Sylvano Bussotti, Albert Mayr e ancor prima di Pietro Grossi e Giuseppe Chiari – aveva contribuito ad animare la vitale scena musicale (e, in senso lato, culturale) della Firenze degli anni Settanta e Ottanta, fornendo al tempo stesso un apporto rilevante alla musica contemporanea di estrazione accademica del secondo Novecento. Lombardi faceva dunque parte di una generazione di compositori formatasi sulla scia dell’influenza di Luigi Dallapiccola, la cui presenza a Firenze aveva lasciato segni tanto benefici quanto indelebili.

Per l’omaggio all’amico scomparso Cardini ha scelto un programma che ben rappresentava e sintetizzava percorsi di ricerca condivisi, a cominciare da Two Pieces di John Cage, risalente al 1946. Benché facente parte di una serie di opere pianistiche che prevedevano l’ausilio di preparazioni, Two Pieces si basa sull’esplorazione delle risorse dello strumento senza l’introduzione di oggettistica ma mediante un gioco di frammentazioni, spezzettamenti, pause e silenzi condotto con un rigoroso controllo delle dinamiche. Una sorta di (voluta) afasia, un continuo «dire e non dire», una disarticolazione del discorso che rivelano un percorso logico fatto di tessere paragonabili a quelle di un mosaico. La chiusura brusca, quasi un’interruzione, ne è l’inevitabile conseguenza.

Palais de Mari (1987) di Morton Feldman si sviluppa gradualmente grazie a una sequenza di note spesso distillate attraverso l’uso dello staccato, sfruttandone altezza e intensità in un’interazione con spazi di risonanza interna dello strumento e spazi circostanti. Ne derivano delle microcellule che generano quello che si potrebbe definire un gioco di specchi, una sorta di «elogio della lentezza» prodotto da incroci, rimandi e iterazioni elaborate in virtù di slittamenti tonali. Un processo meticoloso che richiede all’esecutore pazienza certosina e feroce applicazione.

Composizione dello stesso Cardini, Via del Fico (2011) rimanda a memorie giovanili e possiede una sottile vena poetica inizialmente impregnata di vaghi echi di Satie e Debussy. Anche in questo contesto, sfruttando magistralmente il pedale, Cardini predilige l’uso dello spazio e dello staccato all’insegna di un’asciuttezza spartana. Ne risulta uno studio delle dinamiche accurato, ma non iterativo o labirintico (come nel caso di Feldman), con aperture a un moderato e implicito lirismo «sporcato» ad arte da sapienti inserimenti di dissonanze. Un viatico efficace per un finale quasi sospeso nel vuoto.

Daniele Lombardi, foto di Fabio Mantegna Blois
Daniele Lombardi, foto di Fabio Mantegna Blois

Dal repertorio di Lombardi Cardini ha invece attinto un trittico che degnamente condensava la poetica dell’autore, il quale – da artista polivalente interessato al Futurismo musicale e dedito al disegno, alla pittura, alla grafica e alla video-arte – traduceva nella notazione delle partiture e nelle esecuzioni il rapporto tra gesto, produzione sonora e immagine. Tratto da Faustimmung (1987), Terra/Narcyssus si dipana da un centro tonale che si espande lentamente per poi procedere per arpeggi. Il lavoro timbrico sulla cordiera prelude a passaggi impregnati di valenze melodiche. A sua volta, il Preludio n. 2 – proveniente dai 13 Preludi del 1986 – sviluppa armonie rarefatte da un accordo scandito ossessivamente sul registro grave. Assolutamente rimarchevole si rivela, per ricerca timbrica e ritmica, Mitologia IV, uno dei capitoli più significativi di Mitologie (1996). Il pezzo prende forma da accordi sospesi che si fanno via via sempre più dissonanti. Qui Cardini interpreta la notazione grafica di Lombardi in un processo esecutivo in cui a prevalere è il gesto con la sua immediatezza, in una progressione sempre più intensa, ossessiva, fatta di blocchi di accordi e clusters. Non a caso, si tratta di un pezzo composto durante la Guerra del Golfo, a cui Lombardi aveva aggiunto un significativo sottotitolo: Cosa può fare un pianista contro le guerre?

Enzo Boddi