Duo Gazzana, due sorelle nella scuderia Ecm

Hanno conquistato la Cina e la Corea del Sud tornando dopo una trionfale tournée giapponese. La scorsa estate hanno debuttato in Russia. Ma di loro si era già accorto Manfred Eicher che le ha volute nella scuderia Ecm, con la quale hanno inciso due album.

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Duo Gazzana - foto Andrey A. Tarkovsky/Ecm Records

Hanno conquistato la Cina e la Corea del Sud tornando in Asia due anni dopo una trionfale tournée giapponese. La scorsa estate hanno debuttato in Russia. Ma di loro si era già accorto Manfred Eicher che le ha volute nella scuderia Ecm, con la quale hanno inciso due album. E sempre a proposito di questa etichetta sono state invitate a partecipare al Festival Ecm a Friburgo. Il duo violino e pianoforte formato dalle sorelle Natascia e Raffaella Gazzana d’altra parte suona molto più all’estero che in Italia anche se il nostro incontro è avvenuto a Firenze durante un concerto-omaggio al regista Andrej Tarkovskij per le celebrazioni del trentennale dalla scomparsa.

Come nasce il Duo Gazzana, dato che non è scontato che due sorelle possano convivere in un sodalizio artistico?
«Siamo cresciute in una casa dove i due genitori, insegnanti, erano grandi appassionati di musica classica e si dilettavano a suonare. Abbiamo seguito percorsi paralleli: dopo i corsi in Italia siamo andate in Svizzera (Losanna, Ginevra, Berna) con insegnanti provenienti dall’estero perché in quel paese sono molto valorizzati. Tornate in Italia dopo il diploma abbiamo vissuto tra Roma e Firenze, dato che insegnavamo entrambe alla scuola di musica di Fiesole».

Suonate solo in duo o avete altre esperienze musicali?
«Talvolta ci esibiamo come soliste, ma raramente. Non siamo portate a suonare con altri anche perché abbiamo fatto nostro ciò che ci disse Piero Farulli, che la scelta della musica da camera è una scelta di vita».

L’incontro professionale con Manfred Eicher come è stato?
«La nostra è stata una storia comune a quella di altri musicisti. I dischi Ecm nascono infatti dagli incontri di Eicher che ama molto ascoltare musica al di fuori del suo ufficio di Monaco di Baviera sommerso dai demo. Per quanto ci riguarda tutto è avvenuto a Roma durante un’iniziativa dedicata ad Arvo Pärt dove insieme a noi c’era anche Andrej A. Tarkovskij (figlio del regista) che aveva collaborato già con Eicher. Tutti e tre quindi andammo alla presentazione del Dvd Sound and Silence dove lui ci venne presentato».

Avete subito parlato di musica?
«Ci ha chiesto cosa facevamo, invitandoci a mandargli le registrazioni dal vivo che avevamo realizzato sino a quel momento. Non pensavamo minimamente di essere richiamate, invece riceviamo una telefonata dopo pochi giorni. È venuto poi ad ascoltare un nostro concerto a Roma incontrandoci prima dell’esibizione e dicendo: “Adesso vediamo dove volete arrivare”. È andata bene, ma è comunque passato un anno prima della registrazione di Five Pieces, durante il quale ci ha mandato un sacco di dischi Ecm per ascoltarne le caratteristiche, facendoci inoltre conoscere anche il compositore Valentin Silvestrov i cui brani sono presenti in entrambi i nostri album».

Dove è avvenuta la registrazione?
«Nell’auditorium della Radio televisione Svizzera italiana a Lugano, un luogo con un’acustica ideale tanto che anche il secondo disco è stato inciso lì. In entrambi i casi eravamo in quattro: noi due, Eicher (che si aggirava partecipando alla nostra esecuzione accennando anche a movimenti di danza) e il tecnico del suono Markus Heiland specializzato nel repertorio classico».

I brani del secondo disco sono stati scelti insieme ad Eicher?
«Tutti fanno parte dei nostri recital: la proposta è stata nostra con l’approvazione da parte sua. Un altro pregio delle edizioni Ecm è che i tagli sono limitati al minimo indispensabile».

Tornando ai compositori contemporanei quali collaborazioni avete attualmente?
«Dopo l’ultimo album abbiamo incrementato sempre di più i rapporti con autori in attività. Valentin Silvestrov, dopo l’omaggio a Johann Sebastian Bach nel secondo disco, ci ha dedicato quattro nuovi pezzi. Poi nel luglio 2015 abbiamo suonato all’Isola d’Elba quelli dell’autore estone Tõnu Kõrvits. Quindi stiamo studiando un brano scritto per noi dal compositore italo-svizzero Fabio Maffei».

Voi spesso affrontate musiche del secondo Novecento e contemporanee, anzi siete considerate specialiste di questo repertorio. Avete in programma di tornare ai classici?
«Ci siamo rese conto che li suoniamo sempre meno, invece è importante averli sempre sotto mano. Ricominciamo quindi da Schubert, Mozart e Brahms che presenteremo in un concerto in Germania a luglio dove ci hanno fatto delle richieste precise. I classici ci hanno dato la formazione, al tempo stesso ci guardiamo intorno per nuove esperienze».

Michele Manzotti