Mark Turner & Ethan Iverson “Temporary Kings Live”, Blue Note Milano, 25 ottobre 2018

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Dopo il successo riscosso da «Nearness» del duo Brad Mehldau-Joshua Redman, uscito nel 2016, il 2018 regala agli amanti di questa formula un altro imperdibile disco. «Temporary Kings», appena pubblicato da ECM, ha da subito catturato l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori e in queste settimane viene presentato dal vivo in giro per l’Europa. La prima delle date italiane era al Blue Note di Milano (le altre a Firenze, Roma e Ferrara), un club dove sia Mark Turner che Ethan Iverson hanno suonato regolarmente negli anni con formazioni diverse e nel quale paiono trovarsi a proprio agio.

I due iniziarono a suonare insieme a metà degli anni Novanta e registrarono insieme per la prima volta nel quartetto di Reid Anderson (su «Dirty Show Tunes»  e «Abolish Bad Architecture», entrambi usciti per la Fresh Sound New Talent), per poi ritrovarsi nel decennio successivo in tre album del quartetto di Billy Hart (gli ultimi due per ECM).

Etichettare la musica di Turner e Iverson come cameristica sembra essere una forzatura: è vero che l’assenza della sessione ritmica esalta la dimensione intimistica del duo, ma sarebbe ingiusto non citare Lennie Tristano, Lee Konitz e Warne Marsh fra le influenze stilistiche cui si rifà questo progetto. Lo stile di Iverson, allievo tra gli altri di Fred Hersch, risente sia della preparazione classica sia della tradizione folkloristica del Midwest con cui non nasconde di avere un fortissimo legame.

Prima di eseguire la maggior parte dei brani contenuti nel disco, i due iniziano con un’inedita versione di Giant Steps: Turner introduce il pezzo con una lunghissima escursione solitaria, esplorando principalmente il  registro più grave dello strumento. Si unisce Iverson per scandire il tema all’unisono e in seguito mantenere un ritmo molto serrato per tutto il resto del brano, concluso da un secondo assolo di Turner.

Brani lenti e riflessivi come il successivo Lugano (città in cui è stato registrato l’album) e Myron’s World si sono alternati a brani più mossi come Unclaimed Freight, un blues dal sound moderno scritto da Iverson senza prendere le distanze dalla tradizione. Si continua con Chelsea Bridge di Billy Strayhorn, uno dei classici dell’orchestra di Duke Ellington (un brano così innovativo che Gil Evans definì il suo ascolto nel 1941 come un punto di non ritorno), dove originariamente il sassofono solista era quello di Ben Webster. Le note del tema evocano vividamente il flusso d’acqua che scorre sotto il ponte, rievocando atmosfere debussiane.

Il concerto si è concluso con un omaggio a Warne Marsh con Dixie’s Dilemma  (presente anche su in «Temporary Kings») in cui è formidabile l’accompagnamento di Iverson con la mano sinistra per le incursioni tenui e smorzate del tenore di Turner, a confermare la potenza evocativa di questo musicista, che non a caso è uno dei sassofonisti più stimati dal nostro Enrico Rava. L’ovazione del pubblico richiama sul palco gli artisti, che si congedano con un’eccellente versione di Misterioso.

Francesco Spezia