J. Brandon Lewis «An UnRuly Manifesto»

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AUTORE

J. Brandon Lewis

TITOLO DEL DISCO

«An UnRuly Manifesto»

ETICHETTA

Relative Pitch


Ogni volta che mi capita di ascoltare un disco di James Brandon Lewis mi torna in mente un termine da alcuni ritenuto desueto o «fuori moda». Great Black Music. Qualcosa che ha voluto ammantare di nobiltà la ruvidezza stradaiola che da sempre è motore pulsante della musica nera, da quella più accattivante e ammiccante a quella più avant-garde e meno compromessa col mercato. Oggi si usa un altro termine: BAM (Black American Music), da molti demonizzato ma da molti altri considerato come una risorsa espressiva multiforme che travalica le categorie, del blues, del jazz, del gospel, del soul. Ma si tratta solo di termini. Quello che conta è la musica e la musica di James Brandon Lewis ha il sapore dell’Africa, coinvolta com’è in una poliritmia priva di fronzoli e di orpelli. Una musica il cui elemento unificante e onnipresente nel panorama sonoro afro-americano è l’eterogeneità, qualcosa che prende costantemente spunto dalla sofferenza di un popolo e oggi guarda al mondo con la dignità e il valore dovuto. Qui è come se l’Art Ensemble Of Chicago e Pharoah Sanders si sporcassero con l’essenzialità dell’hip-hop per dar vita ad una delle operazioni più moderne e intriganti dell’ultimo periodo.

Gaeta

[da Musica Jazz, luglio 2019]


DISTRIBUTORE

FORMAZIONE

Jaimie Branch (tr.), James Brandon Lewis (ten.), Anthony Pirog (chit.), Luke Stewart (b.), Warren Trae Crudup III (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.