Bettye LaVette «Things Have Changed»

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AUTORE

Bettye LaVette

TITOLO DEL DISCO

«Things Have Changed»

ETICHETTA

Verve

 


 

Ora che la grande Aretha Franklin ha lasciato questo mondo, non ci sono dubbi: spetta a Bettye LaVette il titolo di regina del soul. Per motivi anagrafici – ha 72 anni, soltanto quattro in meno della collega scomparsa – e non solo. Perché la battagliera signora di Muskegon, Michigan, è una delle più incredibili cantanti nere di tutti i tempi: voce intensa e granulosa, sensuale, ricca di pathos e marchiata a fuoco dalle stigmate del blues. Dopo gli esordi strepitosi (il singolo My Man, He’s A Loving Man risale al 1962), Bettye semina altri 45 giri qua e là, cambia case discografiche e registra un paio di album per la Motown. Ma viene presto dimenticata. Poi la ruota della fortuna gira dalla parte sbagliata, tra scelte sfortunate, brutte storie di violenza e prostituzione e problemi di droga. È solo all’alba del secondo millennio che si torna a parlare dell’artista e nel 2007 arriva l’album-capolavoro «The Scene Of Crime», culmine di questa rinascita. Ennesima testimonianza di una vena ritrovata è pure il nuovo «Things Have Changed», debutto per l’etichetta Verve, dodici canzoni di sua maestà Bob Dylan passate al setaccio dell’anima soul. Quella che per altri sarebbe una missione da far tremare i polsi, per Bettye diventa naturale.

Non è una novità che la signora rilegga brani del menestrello di Duluth e tuttavia è la prima volta che – su suggerimento della produttrice esecutiva Carol Friedman – si cimenta con un disco tutto incentrato su di lui. Lo fa – è questa la carta vincente – senza alcun timore reverenziale, da chi conosce Dylan ma non in modo approfondito. Così in scaletta non ci sono le canzoni più famose di «His Bobness» in modo da evitare l’effetto karaoke: l’unico inno dylaniano è The Times They Are A-Changin’ in versione funky, ma è davvero difficile riconoscerlo. Più o meno lo stesso trattamento viene riservato a It Ain’t Me Babe, altro punto di forza dell’album insieme a Political World, riletta in chiave reggae e impreziosita dall’intervento della chitarra rollingstoniana di Keith Richards. Ma c’è di più. A volte Miss LaVette osa persino modificare i testi dei brani: accade in Seeing the Real You at Last e nella struggente ripresa di Mama You’ve Been on My Mind, che esegue con passione, pensando a sua madre che non c’è più. E questo dà la dimensione della sua autorevolezza, della capacità di mettere sempre se stessa in quello che canta. Grande musica nera, cose che solo una vera regina può fare.

Franchi

[da Musica Jazz, ottobre 2018]

 


 

DISTRIBUTORE

Universal

FORMAZIONE

Bettye LaVette (voc.), Trombone Shorty (trne.), Leon Pendarvis (p., p. el., org., tast.) Gil Goldstein (org., tast., fis.), Ivan Neville (clavinet), Larry Campbell (chit., mand.), Keith Richards (chit.), Charisa Dowe-Rouse, Rose Bartu (viol.), Ina Paris (viola), Nioka Workma (cello), Pino Palladino (b. el.), Steve Jordan (batt., perc.).

DATA REGISTRAZIONE

New York, senza indicazione di data.