Mick Goodrick «In Pas(s)ing»

3652

AUTORE

Mick Goodrick

TITOLO DEL DISCO

«In Pas(s)ing»

ETICHETTA

ECM


Nelle celebrazioni del cinquantennale della ECM – e nella serie delle prime venticinque ristampe della serie Touchstones, delle cinquanta totali che vi sono state dedicate, di cui altrove in questo numero si parla più diffusamente – rifulge come una gemma di assoluta caratura e purezza questo album (numero di catalogo 1139), che diversamente da altri aveva davvero bisogno di essere ristampato, avendo sofferto di una distribuzione avara e risalente nel tempo (almeno in cd), che lo aveva fatto ingiustamente dimenticare nel mercato-massa che a volte ha più cari gli oggetti vuoti, sebbene la reperibilità sul mercato del vinile non fosse mai divenuta un affare per collezionisti (ciò che ovviamente ha ulteriormente contribuito alla dimenticanza). Di certo aveva avuto un peso in questa caduta nell’oblio anche la sottoesposizione di Goodrick, tanto stimato come didatta quanto sostanzialmente ignorato come autore e musicista, a onta della sua raffinatezza gentile e creativa, o forse proprio per questo (pochi album da leader, parecchie collaborazioni, alcune sempre in casa ECM, e, fuori da queste ultime, quelle con Claudio Fasoli della prima metà degli anni Novanta, che ci piace in particolar modo ricordare perché tra le più pregnanti di senso). «In Pas(s)ing» (che prende nome dalla prima sede della ECM, a Pasing) è così: un album che dopo l’ascolto si rivela essenziale, colpendo l’ascoltatore con la sua assertività pacata e definitiva: proprio per questo, privo di toni urlati, può anche correre il rischio di non essere ascoltato. Inoltre, forse l’album ha scontato anche una certa diffusa idiosincrasia verso l’etichetta e il suo approccio estetico, così foriero di divisioni, di cui rappresenta un archetipo perfetto e uno dei migliori artefatti di sempre, in catalogo. Cinque brani in tutto, per un minutaggio risalente a un’epoca schiettamente analogica, che prevede tre spunti di quiete «pastorale», eppure ricca di un’opulenta filigrana (Feebles, Fables And Ferns, In The Travern Of Ruby e Pedalpusher) e due innervati di un’urgenza espressiva tutta particolare, dai toni dinamici e vivi, ma mai sopra le righe (l’indimenticabile Summer Band Camp e il brano eponimo, giusto in chiusura, entrambi travolgenti). La musica nel disco vive soprattutto di una superba performance di John Surman, alla sua seconda esperienza con l’etichetta, che in particolare al soprano – con un suono irrefrenabile, ricco di nasalità e spunti di selvaggia ingenuità – ma anche alle altre ance sbaraglia letteralmente il campo. Ma anche il resto non è da meno, con la conduzione discreta e intelligente del leader e un sostegno incessante, fatto di geometrie angolari costantemente cangianti, di Gomez e DeJohnette. Sicché l’ascolto, anche a distanza di lunghi anni, è in grado di rivelare particolari sempre nuovi, che si fanno cifra per un disco davvero bello e importante, che si candida a essere una delle migliori ristampe di questo 2019.

Cerini

[da Musica Jazz, luglio 2019]


DISTRIBUTORE

Ducale

FORMAZIONE

John Surman (sop., bar., cl. b.), Mick Goodrick (chit.), Eddie Gomez (cb.), Jack DeJohnette (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Oslo, novembre 1978.