IL MONDO DI NOEL ROSA SECONDO SANDY MULLER (PRIMA PARTE)

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Nel suo dna ci sono cromosomi italiani, ma soprattutto brasiliani. Il suo continuo lavoro di ricerca attraverso la tradizione musicale del Brasile l’ha condotta sulla via del compositore Noel Rosa, al quale è dedicato il suo quarto lavoro discografico. Ecco la prima parte dell’intervista con Sandy Muller.

 Sandy, tre anni di silenzio discografico sono parecchi. Cosa è successo in questo periodo?

«Noel» è un lavoro nato con un intento ben preciso: far conoscere (o in alcuni casi riscoprire) il lavoro di un grandissimo compositore. Un obiettivo del genere ha richiesto tempo da dedicare allo studio del personaggio, alla lettura della sua biografia, alla scelta del repertorio, alla scelta degli arrangiamenti, alle prove con la band, alla scelta della produzione artistica.. e voilà ecco che passano tre anni!

 Perché hai scelto proprio Noel Rosa?

Perché mi è capitato di pensare, ascoltando tempo fa un suo brano, «che bello questo pezzo. Lo credo bene che Noel è stato fonte  di ispirazione per i grandi della musica brasiliana». All’epoca conoscevo solo le sue composizioni più famose ed ho deciso di saperne di più. Una volta conquistata definitivamente dalla sua musica ho pensato, nel mio piccolo, di far in modo che anche altri appassionati di musica lo conoscessero.

 Hai cambiato la tua formazione eliminando il pianoforte. Quali sono i motivi che ti hanno spinta verso questa soluzione? 

Sebbene nelle mie intenzioni ci fosse l’idea di non presentare Noel Rosa in forma strettamente tradizionale, ho ritenuto di non inserire uno strumento che difficilmente i musicisti potevano permettersi di studiare ai suoi tempi. Possedere un pianoforte era un lusso e la musica di Noel fortunatamente non ha mai voluto essere elitaria; ho voluto mantenere questa caratteristica.

 Troviamo anche tre giganti quali Bill Frisell, Vinicius Cantuaria e Ryuichi Sakamoto: tre diverse estrazioni musicali.

Come dicevo, volevo presentare la musica di Noel Rosa ma non in forma tradizionale. Volevo presentare i suoi brani, i suoi testi, permettendomi un libero spazio di manovra relativamente agli arrangiamenti e alla scelta degli ensemble. Partendo da questo presupposto ho pensato di coinvolgere Vinicius Cantuaria nella produzione artistica perché è un musicista brasiliano che vive da più di vent’anni a New York. Vinicius mantiene nella sua musica forti tratti brasiliani vestiti però di diverse sfumature date dal fatto di essere influenzato dall’eclettico mondo musicale dal quale è circondato. E’ stato lui a propormi di invitare Ryuichi Sakamoto e Bill Frisell per una collaborazione: artisti immensi, che ho sempre amato e sono onorata che vi abbiano preso parte. La cosa più bella è che la loro partecipazione è perfettamente in linea con l’idea di base: presentare Noel Rosa non nella maniera più tradizionale ma offrendo una mia visione della sua opera. Sakamoto e Frisell, con le loro differenti estrazioni artistiche, ne hanno dato la loro «versione».

 Ci sono dei musicisti che restano saldi all’interno del tuo gruppo, come Claudio Pezzotta, Nico Gori, Guerino Rondolone e Alessandro Paternesi.

Non riesco a immaginare la mia musica senza la chitarra. Inoltre Claudio e io scriviamo musica insieme da più di quindici anni e a lui affido tutti gli arrangiamenti dei miei dischi. Immagino difficilmente di lavorare senza di lui. Detto questo ho avuto la fortuna di collaborare sempre con ottimi musicisti, ottimi amici. Ci sono persone con le quali collaboro da più tempo, alcuni musicisti mi hanno accompagnato per un tratto di strada per poi prendere un’altra direzione. Chi rimane o chi si aggiunge non è migliore di chi c’è stato prima. Ognuno ha dato il proprio speciale contributo alla mia musica nel momento e nella modalità in cui voleva darlo. Il tempo passa e si procede in avanti. E va bene così.

Si ascolta anche, in alcuni brani, il violino di Jenny Scheinman, tra l’altro al fianco di Bill Frisell in diversi dischi.

A razão da- se a quem tem è un brano in cui Noel sostiene che la «ragione vada data a chi ce l’ha». Il brano è un duetto cantato a due voci. Abbiamo pensato di inserire nell’arrangiamento una «discussione» anche tra due strumenti, il clarinetto ed il violino. Difficile dire chi abbia avuto ragione tra Jenny Scheinman e Nico Gori!  Inoltre il violino che Jenny ha registrato su Filosofia? Struggente.

 Poi, c’è anche Takuya Nakamura: insomma un disco veramente globale.  E’ stato anche lui un suggerimento di Vinicus Cantuaria?

Si, Vincius ha lavorato diverse volte con lui. Takuya è un musicista molto versatile. Per questo brano ha inciso tromba, piano ed effetti. Un disco globale, dici bene. Tanti musicisti di diversa estrazione per dire la propria su Noel Rosa.

 Ovviamente dal vivo non puoi fare conto su tutti questi grandi musicisti. Come hai strutturato l’esecuzione live?

La formazione con la quale porto Noel dal vivo è composta da Simone Alessandrini ai sassofoni, Marco Acquarelli e Claudio Pezzotta alle chitarre, Guerino Rondolone al basso, Alessandro Paternesi alla batteria. Gli arrangiamenti sono tutti di Claudio Pezzotta. I nostro concerto è un racconto del tempo e delle atmosfere della Rio de Janeiro degli anni Trenta attraverso la musica e le parole di Noel Rosa.

A Ayroldi

[continua]