«DALLA, IL BRASILE E UN PO’ DI JAZZ». INTERVISTA A FIORELLA MANNOIA

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«Dalla, il Brasile e un po’ di jazz».

Fiorella Mannoia, ospiti Danilo Rea e Fabrizio Bosso

Perugia 18 luglio 2014, arena Santa Giuliana

Intervista a Fiorella Mannoia

 

A conti fatti la serata che ha fatto venire il sorriso al tesoriere di Umbria Jazz 2014, è stata quella che ha visto condividere il palco di una gremitissima Arena Santa Giuliana, Natalie Cole, figlia di cotanto padre, (arrivata in esclusiva assoluta) e Fiorella Mannoia, un’altra signora della canzone italiana, che fra poco festeggerà un traguardo professionale importante. Siccome è stata lei stessa a sottolinearlo sul palco, allora diciamo che l’anagrafe dichiara come ormai imminenti i suoi primi “leggeri” sessant’anni, per i quali fervono grandi preparativi anche dal punto di vista artistico. Ma la grande interprete romana non li dimostra affatto. Sul palco sembra una ragazzina, con un canto capace sempre di trasmettere il carico più pieno di emozioni e seducenti passi di danza che la Mannoia sa come dosare per ammaliare. Nel backstage è affabile e cordiale come pochi altri, confessando l’emozione di tornare ancora una volta da protagonista nel cartellone di quello che resta il festival italiano più popolare e seguito (circa 500 gli artisti coinvolti per oltre 30.000 spettatori paganti ed 800.000 mila euro di incasso totale): “Una serata speciale condivisa insieme a due amici e straordinari musicisti come Danilo Rea e Fabrizio Bosso. Ci saranno le mie canzoni, il Brasile che ho sempre tanto amato e quest’ultimo repertorio che ho rivisto con grande cura e delicatezza dell’unico ed indimenticabile Lucio Dalla.”

Come ti sei avvicinata a questa musica?

Il jazz è una musica che mi ha sempre ispirato. L’ho amato tramite un disco di John Coltrane che si chiama My Favorite Things, dove i suoi soli hanno un tipo di intensità emotiva che sfiora l’incantesimo. Anche il nostro movimento mi pare che viva un periodo di fecondità anche grazie alla bravura di questi due amici che ho voluto invitare per questa serata speciale.

In precedenza avevi invece dichiarato che il Brasile rappresenta una sorta di incrocio obbligato per tutti quelli che hanno un certo tipo di sensibilità.

E’ certamente così. Ritengo che non ci sia persona che abbia avuto un contatto con la musica che non sia passata almeno una volta da quelle latitudini, perché il Brasile ha forgiato con il tempo un serbatoio enorme di musica che può anche svilupparsi in maniera diversa, facendo però sempre capo alla stessa radice nera. C’è chi passa e se ne va ed invece chi ne rimane folgorato, come è successo a me con tutto quello che succede intorno a Salvador de Bahia, che personalmente rappresenta una continua forma di ispirazione. Ci torno ogni volta che posso.

Anche questo disco dedicato alle canzoni di Dalla ha avuto un grande successo. Non lo avevi mai interpretato come ha fatto per altri artisti di pari lignaggio come De Gregori, Fossati, lo stesso Vasco, ma evidentemente lo avevi comunque molto amato.

Non ero una amica intima, ma l’ho frequentato, ci siamo visti molte volte e conoscevo tutte le sue canzoni. Mi ricordo tutti gli episodi che ci hanno visto insieme, anche per cantare informalmente. Ci siamo incontrati alle Tremiti e sulla sua barca. Ron che con lui aveva ben altra confidenza e con il quale abbiamo duettato anche per il progetto discografico, mi ha spinto dicendo che non c’era bisogno di essere tanto legati a lui per amarlo.

Cosa hai imparato te stessa cantando le canzoni degli altri?

Ho trovato me stessa, seguendo la mia voce. Come ci hanno tramandato i saggi noi siamo quello che facciamo. Non potrei mai cantare un testo che non mi rappresenta. Anche se quello che interpreto non è mio, lo devo sposare, ci devo credere; e allora ecco la mia attenzione alle parole e ai concetti che vengono espressi dalle canzoni e che aiutano la gente a ricordare ed a rinsaldare l’affetto nei miei confronti. Sono riconoscente al mio pubblico e stasera sono stimolata dall’attenzione particolare che la platea del jazz, notoriamente più esigente, mi riserverà. Chissà come andrà.

Ovviamente è stato un successo. E pure di (strameritata) ovazione.

Vittorio Pio

 

Foto di Andrea Polverini