Walter Ricci

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Dopo l’ottimo piazzamento al Monk Competition, il crooner campano Walter Ricci continua a dividersi tra l’Italia e la Francia.

Walter, giungere in semifinale al Monk Competition non è un’impresa di poco conto. Ci racconteresti questa esperienza?

Ho sempre seguito il Monk Competition ed è stato sempre un sogno immaginare di poterci partecipare. Per qualche giorno sono stato a stretto contatto con i grandi colossi del jazz mondiale: Herbie Hancock, George Benson a Dee Dee Bridgewater,seduti ad ascoltare standard che ho potuto reinterpretare in chiave personale. Ricordo perfettamente le due ore trascorse a chiacchierare in compagnia del grande Jimmy Heath che mi mostrava le sue foto con John Coltrane da giovane.

Ti stai muovendo su diversi fronti e in diversi progetti. Dal punto di vista discografico, invece, cosa accade?

Da circa tre anni la mia carriera artistica si divide tra l’Italia e la Francia. In questi anni ho trovato il team giusto che supporta le mie scelte artistiche e sto ultimando un disco che mi vede protagonista anche come autore.

A un certo punto della tua vita, hai incontrato Michael Bublé. Come è avvenuto l’incontro?

La conoscenza con Michael Bublè è avvenuta quando avevo vent’anni durante la mia bellissima esperienza negli studi Rai nel programma Domenica In. E’ stato Pippo Baudo in prima persona e volere il nostro duetto. Un duetto davvero emozionante e la mia curiosità più grande era di ascoltare la sua voce senza alcun amplificazione.

Ritieni che abbia inciso sulla tua vita artistica? Era l’incontro che sognavi di fare?

Grazie all’incontro ho riflettuto sulle caratteristiche basilari che un cantante di un certo spessore deve necessariamente avere: talento, forte carisma, grande padronanza sul palco e allo stesso tempo tanta umiltà.

Qual è il musicista con cui vorresti suonare?

Ho sempre sognato di poter cantare con Herbie Hancock.  Quest’anno ho avuto l’onore di guardarlo negli occhi mentre gareggiavo al Monk: era lì tra la giuria; chissà se un giorno potrò essere accompagnato da lui al piano!

Chi è stato il tuo mentore, colui che ti ha spinto a cantare?

Molti musicisti incominciano la loro carriera artistica grazie ad un forte stimolo nato in famiglia . Io in particolare ringrazio mio padre (musicista) che mi ha spinto a proseguire in questa direzione.

Suoni qualche strumento?

Essendo un cantante e neo-compositore è inevitabile non approcciarsi ad uno strumento armonico, adoro accompagnarmi al pianoforte. Attualmente sto ultimando degli arrangiamenti per quartetto d’archi per un progetto che mi vede protagonista anche come pianista.

Fino ad ora hai sempre interpretato i grandi del passato. Hai mai pensato di eseguire qualcosa di artisti che appartengono al presente del jazz? C’è qualche compositore attuale che ti interessa?

Ammiro tanti artisti moderni, da Gregory Porter, Jamie Cullum e amo le composizioni di Ivan Lins. Vedo la musica a 360 gradi e mi capita spesso di reinterpretare la musica contemporanea.

E tue composizioni? Avrai sicuramente qualche brano a tua firma, magari ancora nel cassetto…

Si, certamente. Ho un disco pronto di inediti dal sapore internazionale. Sono felice di poter fare ascoltare finalmente la mia musica.

Dalle orchestre a combo più ristretti. Qual è la dimensione che meglio ti si confà?

Sono spesso ospite di orchestre e diversi combos e riesco a trovare sempre la giusta dimensione in ognuna di queste realtà musicale, come nei live che intrattengo con Jean-Pierre Como e altri. Nell’ultimo periodo ho registrato un disco al quale tengo molto, un progetto con Antonio Capasso all’ hammond, Elio Coppola alla batteria e uno dei più importanti trombettisti italiani Fabrizio Bosso, che è sempre stato per me un forte punto di riferimento e sin dai miei inizi ha creduto nella mia voce.

Ti sei esibito in diverse parti del mondo. Quale situazione ti ha colpito maggiormente?

Quando sono all’estero è per me una grande soddisfazione cantare nei club importanti gremiti di un pubblico che ha voglia di ascoltare concerti. Ultimamente ho tenuto uno show al Duc de Lombard di Parigi ed è stato stupendo.

E’ difficile essere giovani e jazzisti in Italia?

E’ difficile essere artisti in Italia, ma l’Italia rimane uno dei paesi che sforna musicisti straordinari…e lo stato dovrebbe tener conto di questo.

Cosa è scritto nell’agenda di Walter Ricci?

Oltre a tutto ciò che ho già detto per ora posso confermarti un concerto che registrerò a New York a due voci ma non posso svelarti altro, una serie di appuntamenti estivi in hammond trio con Fabrizio Bosso e la mia partecipazione nella band del batterista Dedè Ceccarelli col quale terrò un lungo tour che parte dal prossimo settembre con una residenza di dieci giorni in un teatro parigino. E’ un grande onore per me essere coinvolto nel gruppo di uno dei più grandi batteristi al mondo!

Alceste Ayroldi