Europera 3 di John Cage rivisitata a Bologna

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foto Nicola Evangelisti

Musica Insieme Contemporanea, Oratorio di San Filippo Neri, Bologna, 18 aprile.

Quando Uri Caine si è misurato con la musica di autori europei ne sono risultate operazioni tipicamente americane e jazzistiche, con esiti artistici alterni, fino ad arrivare alla sua rivisitazione verdiana un po’ astrusa e quasi irriverente. Pochi anni prima che il pianista iniziasse questa serie di incisioni, nelle cinque composizioni della serie Europeras John Cage ha affrontato il patrimonio dell’opera lirica europea con un approccio ben più radicale e concettuale. La partitura di Europera 3, del 1990, è poco più che mezza paginetta di istruzioni per gli interpreti, ai quali di fatto viene concessa molta libertà d’azione. Nella messa in scena che a Bologna ha chiuso la dodicesima edizione di Musica Insieme Contemporanea, questa libertà è stata sfruttata a piene mani dalla regia del Fontanamix Ensemble, che ha perfino stravolto alcune indicazioni dello stesso Cage.

Per esempio il compositore californiano prevede che le parti di musica riprodotta, con spezzoni di arie cantate da famosi interpreti del passato, vengano diffuse da grammofoni azionati in scena con dischi a 78 giri. La regia ha optato invece per un deciso aggiornamento tecnologico, confidando che l’autore non sarebbe stato contrario, fino a mettere gli attuali e abusati smartphone  nelle mani dei componenti del coro che nel finale deambulavano nella platea. E un’ulteriore innovazione è stata appunto quella dell’introduzione del coro, non contemplato dallo spartito originario, ma componente tutt’altro che trascurabile nell’opera europea. Affidando la parte ai motivati giovani attori della scuola di teatro “Alessandra Galante Garrone”, la si è vista come una massa che, oltre a sussurrare prevalentemente all’unisono passaggi noti del repertorio lirico, si muove e conquista il palcoscenico, quasi contrapponendosi dialetticamente alla presenza dei sei cantanti dello Zero Vocal Ensemble. La controllata esposizione di questi ultimi, anch’essi di volta in volta dislocati in vari spazi della sala, ha inglobato, intrecciato, frammentato, stravolto varie citazioni di arie celebri da Rossini a Wagner, da Verdi al monteverdiano Pur ti miro pur ti godo, tese ora a confliggere fra loro ora ad armonizzarsi.

Mico, 18 aprile 2017 – -foto Nicola Evangelisti

Il contesto musicale era completato dai misurati inserimenti di due pianisti un po’ appartati, che interpretavano stralci dalle trascrizioni operistiche di Liszt. L’azione scenica inoltre era arricchita da una proiezione visiva sulla parete dell’abside, anch’essa non prevista da Cage, in cui distorte immagini affiancavano una versione del Flauto magico con la tecnica del teatro delle ombre a un’interpretazione di un’evanescente Maria Callas ad altro ancora. Se si considera l’intricata sovrapposizione delle fonti sonore, visive e coreografiche si può comprendere come, oltre al suggestivo effetto stereofonico, sia risultato uno spettacolo multimediale e corale di quasi un’ora, attentamente organizzato e stratificato nei risultati sensoriali e contenutistici, riuscendo a riproporre un senso prettamente melodrammatico. Solo il confronto con altre messe in scena potrebbe rivelare pienamente l’originalità di questa produzione bolognese e il suo grado di aderenza o meno allo spirito dell’autore americano. È certo comunque che essa ha costituito una risposta legittima alla provocazione dello stesso compositore: se è vero che egli ha affermato “Gli europei ci hanno mandato per duecento anni le loro opere. Adesso io le rispedisco tutte al mittente”, è indubbio che in questa esperienza i discendenti del mittente si sono riappropriati del materiale originario, quel materiale appartenente alla propria tradizione culturale, e lo hanno rigenerato in un’opera ricca di spunti e di stampo tipicamente europeo.        

Libero Farnè

Foto Nicola Evangelisti

 

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