Tyshawn Sorey «Pillars»

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AUTORE

Tyshawn Sorey

TITOLO DEL DISCO

«Pillars»

ETICHETTA

Firehouse 12 Records (3 cd)

 


 

Sorey si è rivelato in questi anni recenti come artista di rilievo assoluto e geniale, per l’innovazione nelle forme e per il portato d’una visione affatto originale, oltre che per esser stato partecipe, come musicista, di progetti altrui di grande pregnanza (si ricordano – e i nomi rendono eloquentemente conto dell’accaduto – le collaborazioni con Vijay Iyer, Steve Lehman, Craig Taborn, John Zorn, Myra Melford e Roscoe Mitchell). Di ciò è testimonianza anche l’affermazione nel nostro Top Jazz 2017 come miglior nuovo talento internazionale. L’album, triplo, si segnala come opera di estrema (e forse definitiva) ambizione, che proseguendo un discorso coerentemente condotto attraverso i precedenti dischi incisi per la Pi Recordings («Alloy», «The Inner Spectrum Of Variables» e «Verisimilitude», rispettivamente del 2014, 2016 e 2017) lo porta alle estreme conseguenze, di certo verso la dilatazione della nozione di tempo (sino a dissolverla del tutto attraverso l’imposizione di durate assolutamente nuove), ma anche di quella fusione di forme che Sorey persegue da sempre. L’ottetto, di nuova formazione, si produce dunque nella generazione di un unico flusso musicale (e finanche di coscienza), della durata di poco meno di quattro ore, riportato sui cd in tre episodi distinti (Pillars I, II e III). È abbastanza chiara l’influenza esercitata dalle esperienze storicizzate di Bill Dixon e di Lawrence «Butch» Morris, ma gli approdi finali cui l’artista giunge travalicano ogni precedente modello, costituendone uno proprio ed originale. Essi superano l’antitesi composizione-improvvisazione, rispetto alla quale Sorey si afferma orgogliosamente indifferente (anche se è evidente che vi sono parti dell’opera pre-formate); inoltre, la smisurata dilatazione dei tempi agevola la definizione di una forma altra che, comprendendone infinite diverse, in realtà le trascende, le agglutina e le nega come elementi di base. Assieme alla forma sono infine negati anche i ruoli, se, come avviene, gran parte dei musicisti coinvolti è chiamata a giocarne di molteplici, affrancandosi dallo strumento e dall’affermazione di una voce individuale. Eppure, e ciò nonostante, la musica presenta una chiara dimensione di struttura, in grado di sorreggersi pure in assenza di qualsiasi addentellato idiomatico, rimanendo sempre propositiva seppure nella volatilità diafana, offrendosi all’ascolto per quanto in una dimensione inquieta, fatta di baluginii scintillanti e metallici, di rumori e timbri misteriosi, anche elettronicamente resi o alterati, capace di progredire in un susseguirsi di frazioni minimali malgrado la stasi apparente e sospesa. Il leader conferma dunque la capacità di pensare un risultato non casuale ma anzi fortemente voluto e condotto con sicurezza, nel compimento di un ben preciso rituale, stratificato e complesso eppure sempre comunicativo e leggibile. Esso è increspato di attese, ispirato da una chiara attitudine discorsiva del gruppo, che sa scomporsi e ricomporsi di continuo nel dialogo di formazioni minori, garantendo il mantenimento di una dimensione tensiva, in una continua sovrapposizione di strati e densità nel continuum narrativo. Una grande conferma, che lascia rifulgere ancora di più la luminosa stella di Sorey.

Cerini

[da Musica Jazz, dicembre 2018]

 


 

DISTRIBUTORE

FORMAZIONE

Stephen Haynes (tr., flic., flic. contralto, cornetta, perc.), Ben Gerstein (trne, melodica), Todd Neufeld (chit.), Joe Morris (chit., cb.), Carl Testa (cb., elettr.), Mark Helias (cb.), Zach Rowden (cb.), Tyshawn Sorey (batt., perc., trne, dungchen, dir.).

DATA REGISTRAZIONE

New Haven, 30 e 31-7-17.