Oscar Hernández «Love The Moment»

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AUTORE

Oscar Hernández

TITOLO DEL DISCO

«Love The Moment»

ETICHETTA

Origin


Ascoltando questo disco tornano in mente il pianista George Shearing (di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita) e il vibrafonista Cal Tjader, tra i principali protagonisti negli anni Cinquanta della diffusione del Latin jazz in California. E in quest’area, dove le sonorità latine continuano ad avere un ruolo importante, una dozzina di anni fa si è trasferito il grande pianista di origini portoricane (ma nato a New York) Oscar Hernández, che da qualche settimana è nuovamente sul mercato discografico con questo magnifico album di jazz en clave, realizzato con il contributo di strepitosi jazzisti tra cui il leggendario sassofonista colombiano Almario (che a Los Angeles vive da fine anni Settanta). Della capacità di Hernández di far vibrare le corde degli ascoltatori avevamo avuto prova con «The Art of The Latin Jazz» (2017), il suo esordio da leader dopo quarant’anni e oltre duecento dischi passati a lavorare con le più grandi star di salsa, jazz e pop. Il pianista-compositore-arrangiatore boricua ritorna con un album di purissimo Latin jazz, quello di impronta afro-cubana dove la clave – che è ovunque come il prezzemolo – il montuno e la cáscara dettano legge su tutto il vasto repertorio: cinquantacinque minuti di magnifica musica che arriva dritta all’anima, al cuore e poi ai piedi raccolta nelle dieci composizioni del leader, una più bella dell’altra, interpretate senza la minima sbavatura dagli eccellenti strumentisti del quintetto Alma Libre. Riconosciuto come uno dei big del Latin piano, Hernández – da vero discepolo di Eddie Palmieri – ha pensato, scritto e arrangiato tutto l’album facendolo ruotare attorno all’imprescindibile sezione ritmica con percussioni afrocubane e con un’estetica che dà importanza all’espressione individuale e all’originalità dei musicisti. Fin dal primo brano, Otro Nivel, questo spirito è messo subito in evidenza dalla cangiante performance della sezione ritmica, dal formidabile trombettista Gilbert Castellanos (ospite in tre brani) e da Almario al tenore. Il leader si ritaglia degli spazi solistici ma è abilissimo anche a dare unicità al lavoro sfruttando il feeling consolidato negli anni con l’acutissimo Almario (che ha lavorato con Ellington, Mingus, Freddie Hubbard), l’altro grande solista in vetrina, e che meriterebbe una ben più accurata disamina dei suoi molteplici e trasversali interventi contrassegnati da timbri, pronuncia e lirismo che spaziano da Adderley a Coltrane. Sotto l’aspetto compositivo e improvvisativo, tutta la musica dell’album è di altissima fattura e risulta difficile stilare preferenze. Ma ci proviamo: oltre ai pezzi già citati e alla title track prestate orecchio ad Alternate Roots, Silent Prayers, Groove For Peace e, come omaggio alla musica cubana, a Danzón For Lisa dove il flauto di Almario e il fantasioso violino della cubana Dayren Santamaría (ospite in questo brano), perfettamente in sintonia con il vocabolario danzonero e lo spirito della charanga, sfoderano con grande swing travolgenti assoli sul montuno del danzón poi declinato in cha chá.

Insomma, è un disco indispensabile e, crediamo, utilissimo a chi si chiede quali siano gli autori e i dischi fondamentali per una seria discografia di Latin jazz, quello pulsante che sa intrecciare breaks jazzistici, guaguancó, rumba, son, danzón, bolero e bomba in modo chiaro e comprensibile a tutti. Senza dover riascoltare decine di volte un brano come se fosse una caccia al tesoro di «ingredienti base» spesso millantati dagli artisti sui cd o nelle interviste. Ma non è il caso di Oscar Hernández.

Grilli

[da Musica Jazz, ottobre 2019]


DISTRIBUTORE

originarts.com

FORMAZIONE

Oscar Hernández (p.), Justo Almario (ten., sop.,fl.), Oskar Cartaya (b.), Christian Moraga (perc.); Jimmy Branly (batt.)

DATA REGISTRAZIONE

Los Angeles, 2019.