La prima del trio Rava – Bollani – Petrella

Il super trio a Crossroads.

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Foto Giampaolo Solitro

Rimini, Arena Lido – 25 agosto 2020
Fra gli appuntamenti jazzistici estivi, organizzati dopo la pausa a cui la diffusione del virus ci ha costretto, quello del trio Rava – Bollani – Petrella era uno dei più allettanti, quasi imperdibile per diversi motivi. Innanzi tutto perché si trattava di una formazione di tutte stelle, di un super trio, per di più inedito, anche se i tre musicisti avevano alle spalle precedenti frequentazioni: il trombonista e il pianista si erano già incontrati, ancora molto giovani, alla metà degli anni Novanta, mentre Rava, come è noto, negli ultimi decenni ha spesso beneficiato della loro presenza nei propri gruppi… Inoltre l’interesse per l’evento era accresciuto dal fatto che, per quanto nessuno dei tre jazzisti fosse al suo primo concerto post lockdown, è pur vero che la ripresa delle attività di spettacolo è ancora improntata a modalità fluide, all’insegna del coraggio e della prudenza, delle quali va dato atto all’intraprendenza degli organizzatori dei festival, in questo caso della estesa rassegna regionale Crossroads. In particolare, proprio nel rispetto delle normative anti-Covid, due sono stati i turni programmati per la serata in modo da permettere l’affluenza del numeroso pubblico. Quanto verrà descritto si riferisce al primo set,  a cui ho assistito.
Enrico Rava, oltre che autore di tutti i brani in repertorio tranne due (Cheek to Cheek e My Funny Valentine proposto come bis) e guida riconosciuta e autorevole per i due più giovani, titolati partner, al flicorno ha confermato senza cedimenti il suo linguaggio personale e autentico, fatto di inflessioni malinconiche o ironiche, di slanci lirici, di soste meditative, di sberleffi brucianti. Il trombone di Gianluca Petrella ha fornito un infallibile controcanto, colorito, denso, umorale, mentre Stefano Bollani negli spazi solistici ha sintetizzato un pianismo raffinato, arguto, inventivo. È stato anche costretto a ridurre al minimo i suoi abituali interventi ammiccanti nei confronti del pubblico… se si esclude quel fiorire di temi popolareschi, di ritmi ridondanti e di toni umoristici con cui ha farcito il suo assolo in Cheek to Cheek, tanto da suscitare la scherzosa protesta di Rava, che ha dichiarato “io mi dissocio”.

Enrico Rava Foto Giampaolo Solitro

Rispetto ad altre formazioni del trombettista, l’interplay si è presentato più prosciugato, forse più attento, ma altrettanto dilatato negli sviluppi e quindi impegnativo, nonostante la sintonia che lega da sempre il leader a ognuno dei due partner. A fasi toniche e swinganti si sono alternate decantazioni intimiste in una dimensione quasi cameristica, l’intrecciata esposizione dei temi, ora allusiva ora più diretta, ha lasciato spazio ad assoli concisi e un’improvvisazione collettiva sinergica e paritaria ha talvolta incluso accensioni eccentriche, soprattutto da parte di Bollani e Petrella.

Gianluca Petrella
Foto di Giampaolo Solitro

Certamente si è assistito a un concerto esclusivo, di grande classe, concentrato su un incedere elegante, su forme ed espressività schiette; forse un concerto che non rimarrà leggendario tuttavia, forse un po’ prevedibile, un po’ troppo controllato, anche se è riuscito a raccontare e riepilogare il mondo musicale dell’ottantenne maestro secondo gli equilibri e l’estro di un trio del tutto speciale, alla sua prima apparizione assoluta. Non mi è dato sapere se il secondo set della serata abbia avuto un andamento parzialmente diverso: il che è molto probabile. È comunque indubbio che questo sodalizio merita di avere un seguito ed è auspicabile che ciò possa avvenire.

Stefano Bollani
Foto di Giampaolo Solitro