Stefania Tallini ed Enrico Pieranunzi illuminano di jazz l’edizione 2020 del Bari Piano Festival

L’edizione 2020 del festival diretto da Emanuele Arciuli, come ogni anno, ha riservato un ampio spazio al jazz. La terna è stata completata da Kekko Fornarelli.

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Bari, 27 agosto 2020
Stefania Tallini, Fortino Napoleonico
Bari, 29 agosto 2020
Enrico Pieranunzi, spiaggia di Pane e Pomodoro

Un’estate piuttosto avara di concerti, almeno in Puglia, con molte realtà organizzative che hanno preferito cedere il passo alle difficoltà organizzative necessarie per la prevenzione sanitaria. Per fortuna di tutti gli amanti della buona musica, Bari Piano Festival si è tenuto anche quest’anno. Un’edizione, per così dire, speciale rispetto alle due precedenti, senza il tradizionale concerto all’alba, con una maggiore diffidenza da parte del pubblico, con un sistema di prenotazione del posto impeccabile, se non fosse stato per l’immancabile manica di menefreghisti che prenotano – togliendo il piacere di assistere ai concerti ad altri – ma, poi, non si curano né di partecipare all’evento, né di avvisare l’organizzazione.
Le difficoltà organizzative, però, non hanno piegato il Maestro Emanuele Arciuli, direttore artistico del festival, che ha con acutezza ordito un cartellone particolarmente ricco e prestigioso e, come anche nelle precedenti edizioni, ha dato voce alla bella musica: classica, contemporanea, jazz. In questo, fiancheggiato dall’amministrazione comunale di Bari e, in particolare, con l’assessora alla cultura Ines Pierucci, al direttore del comune di Bari Davide Pellegrino e al sempre attivo Teatro Pubblico Pugliese.
Dal 22 al 30 agosto, quindi, una serie di concerti dal doppio fascino: musicale e storico-paesaggistico, visto che le sedi sono state tratte dagli scorci più suggestivi della città di Bari. Da piazza San Nicola, al Fortino Napoleonico, fino alla spiaggia di Pane e Pomodoro.
Il jazz ha trovato casa nelle giornate del 27 e 29 agosto. La suggestiva scena panoramica che offre il Fortino Napoleonico ha ospitato, il 27 all’imbrunire, il concerto in pianoforte solo di Stefania Tallini.

Stefania Tallini
Foto staff Bari Piano Festival
Stefania Tallini
Foto staff Bari Piano Festival

Un repertorio, come annuncia Emanuele Arciuli, che sottolinea l’apparentamento della Tallini con la musica popolare brasiliana; scena musicale che la pianista romana conosce approfonditamente e interpreta con passione. La Tallini si presenta, e lo fa con New House, che fa subito capire a tutti che la sua panoplia musicale è ricca anche dell’arte classica. Poi, lascia cantare le note del Brasile, con Rio de Janeiro, dedicato ad Antonio Carlos Jobim, che evoca anche immagini cinematografiche. Ed è il giusto preludio per le affascinanti note de La spiaggia, che fa parte della colonna sonora del film Sàmara di Massimo D’Orzi. Si torna nei ritmi latini con Choro Cubano, dove la sovrapposizione di accordi, così come esposta dalla Tallini, rende il brano – al contempo – rigoroso e gioioso. La coincidenza estetica tra lo choro e i ritmi cubani trovano perfetta amalgama nel tocco sicuro ed elegante della Tallini. L’alternarsi di ritmi e colori accesi a liriche e struggenti composizioni, come la ninna nanna A Veva consentono al pubblico di poter godere a fondo del pianismo universale dell’artista romana, che mette in campo anche due gioielli firmati, rispettivamente, da Jobim e Hoagy Carmichael: Retrato em branco e preto e The Nearness Of You. Due interpretazioni magistrali, sia nelle tessiture armoniche, nel pieno rispetto dell’idioma originale, finemente riletti con un gusto impressionistico; tanto quanto il Frevo storto che chiude un concerto di particolare pregio.

Stefania Tallini
Foto Alceste Ayroldi

La serata si è conclusa con il set del pianista Kekko Fornarelli, al quale chi scrive non ha assistito.
Arciuli lo afferma con chiarezza: «Questo è il vero, effettivo concerto conclusivo della rassegna, perché il concerto in programma domani è costruito su misura per il Bari International Film Festival». E la conclusione voluta dalla direzione artistica, è senz’altro delle migliori. Arciuli ha voluto celebrare (non sono in troppi a ricordarlo, in verità) i quarant’anni dalla scomparsa di Bill Evans. E chiama a far da anfitrione nel mondo del pianista statunitense un profondo conoscitore della poetica billevansiana: Enrico Pieranunzi. Ne ha scritto un libro, di prossima ristampa; ha condiviso il palco con Marc Johnson e Paul Motian: sodalizio che ha fruttato ben otto lavori discografici.
C’è da spendere qualche parola per l’insolita sede del concerto: la spiaggia barese – e dei baresi – Pane e Pomodoro: quindi, il mare, la sabbia, il vento di scirocco e i colori della calda serata di fine agosto, hanno fatto da corollario.

Enrico Pieranunzi
Foto di Alceste Ayroldi

Il pianista romano apre con la sua Seaward, costruendo un discorso pieno d’interiorità e di ampio respiro. Pieranunzi fa da storyteller, brano dopo brano, descrivendo le tappe salienti di Bill Evans, di se stesso e Bill Evans: «Non amavo la musica di Bill Evans. All’inizio la mia musica era influenzata dal bop: amavo il jazz nero, quindi non riuscivo ad apprezzare un musicista bianco. Fu la conoscenza di Chet Baker che mi fece cambiare idea: è con lui che ho riscoperto Bill Evans». Pieranunzi disegna frasi dense di ponderatezza e misura in Don’t Forget A Poet, insita la dedica a Evans; è da chapeau la sua interpretazione di Blue In Green, così come l’arrangiamento da lui firmato di My Foolish Heart, dove gioca sulle sfumature. E’ di robusta dolcezza sia in B.Y.O.H. che in Je ne sais quoi, con il walkin’ della mano sinistra che porta con se tutto l’universo del blues. Poi, corre l’obbligo di rimarcare il contributo di Bill Evans all’evoluzione del ¾ in ambito jazzistico, e Pieranunzi lo fa con il suo spiccato piglio personale nell’addomesticare la melodia cantabile di Someday My Prince Will Come, sottolineando tutta l’ampiezza del tempo, il legato e l’eleganza della struttura del valzer, con un fraseggio fatto di brio e di vivacità ritmica. Il tema di M.A.S.H. che confluisce in Passing Shadows, chiudono il Bari Piano Festival.

Enrico Pieranunzi
Foto staff Bari Piano Festival

Lasciatemi dire che il pubblico, entusiasta in entrambi i concerti, ha assistito con ordine, educazione e viva partecipazione, rispettando le regole imposte dalle restrizioni che tutti ben conosciamo. Come lo stesso Arciuli ha detto: si può fare musica dal vivo, senza ricorrere allo streaming, anche in situazioni di emergenza.
Alceste Ayroldi