L’insolito «Home From Home» di Austin, Babbington e Gallivan

Un album ancora oggi assai singolare, e purtroppo ancora oggi nel limbo degli oggetti smarriti: reperto di un periodo discografico molto più ospitale di quello odierno.

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Ospitale per natura, la Ogun non si è mai limitata a dare accoglienza ai soli musicisti sudafricani, gli esuli giunti a Londra nei Sessanta. Le tristi e luttuose vicende individuali di molti di loro sono piuttosto note e altrettanto le gloriose imprese musicali di cui furono protagonisti e quella musica stupefacente non andò perduta proprio grazie alla complicità dell’etichetta discografica creata da Harry Miller, uno dei primi a scegliere la via dell’esilio e a sbarcare sul territorio inglese. Viene dunque naturale associare la Ogun a formazioni come i Blue Notes, la Brotherhood Of Breath, agli eroi sventurati come Dudu Pukwana e Mongezi Feza, nonché ai giovani musicisti inglesi che li frequentarono assiduamente nel segno della fraternità e della creatività, dando vita a un laboratorio sonoro inimitabile. Anche in questo caso, i nomi sono i soliti: John Surman, Elton Dean, Mike Osborne, Marc Charig, Evan Parker, Nick Evans, per dirne alcuni. […]

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