«FREE THE OPERA!». PARLANO MOCATA, SCAGLIA E WERTICO (SECONDA PARTE)

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Un esempio di lavoro collettivo è Random Access Memory, ispirata al celebre Va’ Pensiero. Chi vi ha messo le mani per primo?

F.M. Io ho messo lo spartito sul leggio, ogni tanto ci buttavo un occhio, chiamavo e Paul e Gianmarco rispondevano cuori o picche. Un gioco facile, quando hai una sezione ritmica di questa levatura. Non c’è molto da dirsi, in questi casi, anzi è forse meglio non parlare e ascoltarsi a vicenda con la voce che ognuno ha grazie al suo strumento. Un concetto che parte dall’interplay ma, oltre a realizzarlo nei fatti e non solo nelle parole come spesso capita, muove verso un oggetto sconosciuto: ovvero il suonare collettivamente, non solo l’interagire.

G.S. E’ stato un ensemble simultaneo, niente di precostituito, come buona parte delle tracce registrate e il più delle volte una sola take per brano.

P.W. L’intero disco è stato registrato in due serate. Non c’erano state prove, e la maggior parte dei brani l’abbiamo suonata e registrata in una sola versione, due al massimo. Quel pezzo è fondamentalmente frutto della nostra improvvisazione, con gli accenni di Va’ Pensiero che Fabrizio inseriva quando neaveva voglia. Prima di suonarlo non ne abbiamo mai parlato: lo abbiamo suonato e basta.

E’ significativa la paronomasia con i titoli: giochi di parole come Lucia In The Sky o Straight, No Cheese Sir, le due bonus tracks. Sarà questa la prossima linea artistica del trio?

F.M. La prossima linea artistica è per me fare musica sempre migliore. Per quanto riguarda i titoli non sono mai stato molto bravo a sceglierli.

G.S. Il più delle volte i titoli sono nati a tavola in base a circostanze accadute in precedenza. Se poi questa sarà la nostra prossima linea artistica, è difficile dirlo adesso.

Avete già in mente di proseguire questo discorso musicale?

F.M. Ce lo siamo detti appena abbiamo riascoltato il nostro lavoro in sala di incisione. Ci spero con tutto il cuore.

G.S. Sicuramente è nella testa di tutti e tre voler proseguire la collaborazione. Ne abbiamo già parlato.

P.W. Sì, assolutamente! MI piace molto suonare con questi due fantastici musicisti.

Uno dei vostri obiettivi era quello di appassionare sia i jazzofili sia i melomani, oppure di scontentarli entrambi?

F.M. Il mio obiettivo è sempre quello di fare musica onestamente e al massimo delle mie possibilità. Questo trio mi dà grandissima forza e la possibilità di esprimermi e raggiungere una comunione musicale, oltre a una forza comunicativa che fa brillare al massimo la mia idea artistica. Che piaccia o no al pubblico e alla critica è per me assolutamente secondario. Penso che il musicista non debba fare musica per gli altri, ma per riuscire a scovare il non conoscibile che porta dentro di sé, e questa musica mi permette di percepirlo. Se qualcuno la pensa diversamente credo che forse avrà più fortuna e venderà più copie, ma al di là di tutto questo immagino che non sarà così felice come io lo sono nel riascoltare «Free The Opera!». Non mi interessa molto la distinzione tra i generi: secondo me è stata creata da chi non sapeva distinguere tra la buona e la cattiva musica. Non credo che un musicista possa pensare in base a compartimenti stagni: ovviamente quando suoni con musicisti di jazz, di tango o di classica adotti dei codici che migliorano la comunicazione e fanno bene alla produzione della musica, ma per me non esiste la frase «non si può fare».

G.S. Non conosco i jazzofili e non conosco i melomani, conosco molti appassionati di musica e se devo accontentare o essere criticato mi rivolgo solamente a questi ultimi.

P.W. Credo che il nostro obiettivo fosse quello di suonare e registrare musica assieme. La prima sera abbiamo completamente improvvisato tutto e, poiché il primo pezzo registrato quella sera ci è piaciuto moltissimo, abbiamo deciso di improvvisare da capo a fondo.

Paul, Three Movements In Movement è un brano che hai composto appositamente per questo lavoro? A cosa ti sei ispirato?

P.W. E’ un brano totalmente improvvisato, che era stato originariamente pensato con un’introduzione di batteria per un altro trio. Tuttavia, dopo che ho suonato la prima versione e Fabrizio e Gianmarco non entravano, ne ho suonato un’altra e un’altra ancora. Il risultato sono le tre versioni legate in un’unica composizione che suonava come tre movimenti di un solo brano, e il termine «Movimento» che c’è nel titolo è nato dall’immagine di me che sposto la batteria. Ecco perché ho l’ho chiamato così. Ogni volta che suono un assolo cerco sempre di creare qualche tipo di forma, invece di infilarci solamente un «sacco di roba».

Quando e dove sarà possibile ascoltarvi dal vivo?

F.M. Il 6 febbraio nel foyer del teatro Carlo Felice di Genova; il 7 al Valdarno Jazz Festival e l’8 a Firenze presso l’auditorium Santo Stefano in Ponte Vecchio. Purtroppo, per ragioni organizzative, non ci sarà Paul ma sarà al nostro fianco un eccellente batterista: Andrea Marcelli. Di sicuro  in estate Paul tornerà in Italia e potremo fare qualche live e magari scrivere un secondo capitolo di quest’appassionante storia.

Invece, singolarmente e rispettivamente, quali sono i vostri impegni futuri?

F.M. Io mi trovo adesso tra Buenos Aires e Montevideo per curare la direzione artistica e, ovviamente, suonare in un progetto discografico che unisce Italia, Uruguay e Argentina. La mia passione del tango si concretizza nel lavoro che ho steso a quattro mani con il grande tenore Fabio Armiliato che da poco ha scoperto la musica rioplatense e mi ha voluto al suo fianco (a proposito di liberare l’opera). Nella registrazione ho coinvolto importantissimi musicisti dei tre Paesi e, oltre a Gardel e Piazzolla in una veste inedita, presentiamo anche brani di nostra composizione e di Tito Schipa. Da segnalare anche la presenza di un grandissimo ospite, ovvero la soprano Daniela Dessì; mentre, per la parte rioplatense, del baritono Ricardo Olivera: Tra i musicisti ci sono Julio Cobelli e Raul Jaurena. Come anteprima di questo lavoro, il disco allegato alla pubblicazione Desaparecido in Do Maggiore che uscirà per Zecchini editore. Il lavoro sta ricevendo interesse e sostegno da importantissime realtà tra cui il Teatro Carlo Felice di Genova, la Nazionale italiana Cantanti e il Festival Pucciniano e verrà pubblicato in primavera. In ballo ho anche la pubblicazione del disco che ho registrato di recente a New York.

G.S. Io sarò in giro per vari concerti, oltre che per l’organizzazione del Valdarno Jazz. Poi, nei mesi di febbraio e marzo, suonerò in Tunisia, a Berlino, Genova, Parma, Verona e altrove.

P.W. Oltre al nostro trio c’è la band Wertico Cain & Gray, improvvisazione al cento per cento sia con strumenti acustici sia con l’elettronica, compresi iPad e iPhone. Abbiamo appena pubblicato due dischi e un dvd di esibizioni dal vivo. Poi il nuovo disco del duo sax e batteria con Frank Catalano. Io e Gianmarco facciamo parte dell’Open Frontier International Project, con Raimondo Meli Lupi e John Helliwell. Suono anche con il Larry Coryell Power Trio e sto registrando  per artisti di ogni provenienza. Svolgo attività didattica: sono un Assistant Professor di jazz alla Roosevelt University di Chicago e tengo molte clinic  e master classes. Maggiori notizie si possono trovare sul mio sito: www.paulwertico.com.

Infine c’è la mia famiglia, poi amo l’Italia e abbiamo spesso preso in considerazione di trasferirci a vivere da voi; staremo a vedere, soprattutto se nel vostro Paese avrò la possibilità di suonare e svolgere attività didattica.

A Ayroldi

Foto di Carlo Braschi