Bill Dixon & Cecil Taylor «Duets 1992»

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AUTORE

Bill Dixon & Cecil Taylor

TITOLO DEL DISCO

«Duets 1992»

ETICHETTA

Triple Point


La storia della musica contenuta in questo doppio vinile (concepito come edizione deluxe a tiratura rigorosamente limitata, per un totale di 665 copie, e dunque di valore ragguagliato alla programmata rarità) riferisce di una profonda relazione personale tra i due musicisti, protrattasi negli anni, e tuttavia poco produttiva da un punto di vista delle esibizioni comuni e delle incisioni (questa infatti è la terza, oltre a quella seminale dell’album Blue Note del 1966 «Conquistador!» e a quella canadese del 2002 su Victo, «Cecil Taylor, Bill Dixon, Tony Oxley»). Correva il 1992 quando i due furono invitati ad esibirsi al festival di Verona, in una sorta di mini-tour europeo: alla data italiana infatti ne fece seguito soltanto un’altra al festival di Vienne. Ma evidentemente l’occasione era avvertita di estrema importanza, se fu programmata una sessione di registrazione in suolo francese e se la musica che ne venne, oggi presentata dopo così tanti anni, fu concepita dallo stesso Dixon come una sorta di occasione celebrativa, destinata a una edizione preziosa in compact disc, che doveva essere corredata di poesie di Taylor e altri materiali grafici, con finalità di memoriale. All’evento del tour Musica Jazz dedicò la copertina del numero di agosto del 1992 e la stessa bella foto che lo effigiava correda la pubblicazione in lp. La musica, alfine. Viene riferito che i due concerti non furono particolarmente riusciti, soprattutto quello di Vienne. Del resto i due musicisti si esponevano al rischio in qualche modo senza rete, forti degli elementi relazionali di affinità già detti, ma alla ricerca di un suono comune tutto da forgiare e comunque portatori di precise individualità da porre a confronto. Sembra di poter dire, al contrario, che la musica posta su disco sia pienamente riuscita proprio per queste stesse ragioni, forse facilitata dal maggiore raccoglimento consentito dallo studio. Entrambi i musicisti versano se stessi nell’incontro, ma è palese la volontà di creare un territorio comune, nel reciproco ascolto, nella danza e nei continui avvicinamenti. Soprattutto Taylor mostra una forte adattabilità al partner, pur senza snaturarsi, giocando costantemente «di accosto», con un tocco più leggero del solito, per quanto sempre inconfondibile. Dixon, dal canto proprio, dispiega costantemente stratificazioni fioccose, usando abilmente il riverbero e il ritardo, e creando una densità ricca, pure se di una leggerezza a volte diafana, trapuntata di figurazioni cristalline che Taylor asseconda sempre con una forza trattenuta. Gli esiti cameristici che ne derivano trovano particolare senso negli episodi più lunghi, ove la forma si articola in modo più definito; e non ne mancano (si considerino principalmente Piece Three e Piece Five). La qualità audio, davvero notevole, permette di raccogliere ogni sfumatura. Un album davvero prezioso e non soltanto da un punto di vista materiale. Dispiace soltanto che sia destinato a rimanere un affare per pochi.

Cerini

[da Musica Jazz di gennaio 2020]


DISTRIBUTORE

triplepointrecords.com

FORMAZIONE

Bill Dixon (tr.), Cecil Taylor (p.).

DATA REGISTRAZIONE

Villeurbanne, 2 e 3-7-92.