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Li salvi chi può

Un racconto di Canterbury, ma in francese: Patrice Meyer

Canterbury non dista granché dalle coste francesi, meno di cento chilometri, ma cambiando unità di misura, calcolando in lunghezza d’onda, la vicinanza è maggiore, o almeno così è stato da quando i Soft Machine vi sbarcarono la prima volta. Uno dei molteplici incontri ravvicinati intercorsi da allora avvenne grazie al secondo album a nome del chitarrista Patrice Meyer: «Dromadaire Viennois», uscito nel 1987 e da tempo residente nel limbo dei fuori catalogo.  Meyer è un chitarrista dotato di tecnica personalissima ed eccellente. Mosse i primi passi nel 1973 suonando in diverse formazioni alsaziane a iniziare dalla band di suo fratello maggiore dedita a quel progressive rock ai tempi al suo zenit, e in seguito in altre più orientate al sorgente e fiorente jazz-rock, infine collaborando con il batterista Jacques Thollot e prestando servizio per diversi cantanti di musica leggera. Un apprendistato lungo il quale si cimentò in una prima parziale […]

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