Around Mario

L’Itaclub Jazz Festival ha ricordato Mario Guidi con due solo performance del figlio Giovanni e due mostre fotografiche di Mirko Boscolo, Roberto Cifarelli e Giordano Minora.

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Mario Guidi e Bill Saxton Foto di Mirko Boscolo

Nell’ambito del jazz sorgono a volte inaspettatamente eventi straordinari che non possono essere ignorati, per il fatto di essere estesi territorialmente, sinergici per quanto riguarda la loro organizzazione e pluridirezionali sotto il profilo dei contenuti progettuali. Una di queste iniziative è stato l’Itaclub Jazz Festival organizzato da Italia Jazz Club, l’associazione che riunisce la maggior parte dei jazz club italiani all’interno della Federazione Italiana Jazz. Apertasi l’8 ottobre e culminata il 15, la manifestazione ha coinvolto 23 locali disseminati dal Nord al Sud del paese, proponendo oltre sessanta eventi di varia natura, dai concerti alle mostre fotografiche, dalle masterclass alla presentazioni di libri… L’intento è stato quello di sottolineare con forza il ruolo svolto tradizionalmente dai jazz club; a tale proposito Giovanni Serrazanetti, l’entusiasta presidente di Italia Jazz Club, ha affermato: “I jazz club sono grandi palestre per i musicisti giovani che si stanno affermando e allo stesso tempo luoghi dove i musicisti già affermati possono presentare il proprio lavoro ad un pubblico affezionato, che partecipa attivamente all’atto creativo. Questa è la nostra grande forza, siamo luoghi veri, dove il feeling si tocca”.
Il 10 ottobre è risultata una giornata di grande rilievo comunicativo e artistico all’interno di questo festival ad ampio raggio. Una doppia mostra fotografica di Mirko Boscolo, Roberto Cifarelli e Giordano Minora è stata inaugurata nella mattinata all’Enoteca bistrot Colonna di Bertinoro, sotto il patrocinio di Artusi Jazz 2021, e nella serata alla Cantina Bentivoglio di Bologna. All’apertura delle esposizioni, ovviamente comprendenti scatti diversi, hanno fatto seguito due concerti per piano solo di Giovanni Guidi. Queste iniziative artistiche sono state pensate per ricordare Mario Guidi, l’indimenticato fondatore e animatore della MGM Produzioni Musicali, manager di importanti musicisti, tra cui Enrico Rava e in passato anche Stefano Bollani. Scomparso a Foligno il 26 dicembre 2019, Mario era un personaggio di autentico spessore, per la sua competenza musicale e l’onestà culturale con cui ha svolto il suo lavoro. Uomo di poche parole, non invadente e pacato, quasi schivo, era tuttavia dotato di quella concretezza, di quella schiettezza un po’ ruvida che ho riscontrato anche in altri suoi conterranei umbri. Personalmente ricordo quando, dopo ogni concerto a cui avevamo assistito entrambi, di jazzisti della sua agenzia o di altri, mi chiedeva cosa ne pensassi per poi rivelarmi il suo sintetico giudizio critico con un pizzico di ironia e scetticismo. A volte, quando eravamo in possesso di scoperte rivelatrici sui jazzisti emergenti a livello internazionale, capitava che ci scambiassimo le rispettive segnalazioni. Di Mario non si può dimenticare inoltre il suo costante impegno sociale e politico, che lo accomunava alla moglie Rita e che si è trasmesso per via diretta al figlio.
Giovanni ai tempi dei suoi esordi era piuttosto timido; ricordo ad esempio il suo comportamento emozionato e impacciato, quasi restio, mentre riceveva gli applausi dopo il suo sorprendente primo concerto in solo alla Fonte di Rinaggiu di Tempio Pausania, a Time in Jazz 2010. Oggi Giovanni ha acquisito una baldanza insospettata, quasi logorroica, che alla fine di ogni suo concerto, non durante, lo porta a stigmatizzare con parole esplicite i fatti più scottanti della realtà del momento. Così è stato anche a conclusione dell’apparizione solitaria alla Cantina Bentivoglio, dedicata alle donne afgane, per le quali la musica sarà sempre più un bene inaccessibile, senza dimenticare il senso fortemente antidemocratico dell’assalto di due giorni prima alla sede romana della CGIL, equiparato all’analogo assalto di cento anni fa alla sede sindacale torinese, che aprì le porte al ventennio fascista.

Giovanni Guidi
Foto di Mirko Boscolo

Quanto al suo concerto serale, che a quanto mi è stato riferito è risultato strutturato in modo diverso da quello di mezzogiorno a Bertinoro, si è svolto concatenato come una suite, passando da un tema all’altro e ai relativi sviluppi improvvisativi senza alcuna interruzione. Il titolo “Angeli e demoni”, che caratterizza tutte le sue solo performance, quest’anno più che mai comporta un rimando alla Commedia dantesca. In questa apparizione bolognese è forse prevalso l’aspetto angelico rispetto a quello demoniaco, nel senso che un’indefessa concentrazione ha portato a sequenze di profonda partecipazione emotiva, ma per lo più interiorizzata, pensosa e delicata, piuttosto che esternata con ribollenti fraseggi free, con una carica eversiva ed espressionista esplicita. Ad un inizio lento, meditativo, di ricerca degli spunti più opportuni, ha fatto seguito l’interpretazione di un famoso standard, con le giuste deviazioni ma anche con un  piglio jazzistico “classico” che poteva ricordare il Bill Evans più avanzato degli anni Settanta. È poi spiccato l’omaggio al mentore Enrico Rava, affrontando Theme for Jessica, un suo brano dedicato alla moglie Lidia dalla forbita e indimenticabile linea melodica. Quizás, quizás, quizás, una delle canzoni particolarmente care al pianista di Foligno, che è stata trattata con un andamento emaciato e languido, ha preceduto un’interpretazione dello stesso tenore di Io che amo solo te di Sergio Endrigo. La chiusura del concerto, più scanzonata con O Mama Mama Mama, è stata consacrata al ricordo di Diego Maradona, mentre Fischia il vento, proposto come bis, ha voluto ribadire la contrarietà a tutti i fascismi da parte del pianista.
Per venire alle mostre fotografiche, che si concluderanno il 27 novembre nelle rispettive sedi, hanno visto Roberto Cifarelli in funzione di coordinatore, cooptando i due colleghi, anch’essi amici storici di Mario Guidi. Ognuno di loro ha affrontato con un approccio personale il tema di fondo sintetizzato dal titolo “Around Jazz Club”. Mirko Boscolo è un personaggio singolare, fotografo personalissimo che dopo aver immortalato il mondo del jazz, comparendo sulle pagine di Musica Jazz, nel 1993 decise di abbandonare la fotografia per dedicarsi professionalmente alla vela, mettendosi a fare la spola stagionale fra il Mediterraneo e i Caraibi. Per la verità le sue immagini in mostra derogano dal tema dato; si tratta infatti di ritratti frontali di jazzisti italiani scattati in studio nei primi anni Novanta con pose ponderate: Enrico Rava, Attilio Zanchi, Roberto Ottaviano… Particolarmente originale, per l’approccio quasi concettuale, è la foto di Dado Moroni che ammira se stesso in una polaroid che tiene in mano scattatagli pochi minuti prima.

Sweet Basil
Foto di Giordano Minora

Al contrario Giordano Minora, assiduo frequentatore di eventi jazzistici e animatore del Bollate Jazz Meeting, riporta situazioni vissute negli anni Ottanta prevalentemente a Milano ma anche a New York, conducendo un lavoro di reportage,  che ci immerge nell’atmosfera della musica dal vivo, nel fermento dei jazz club. Con immediatezza le sue foto afferrano il movimento un po’ disordinato dei musicisti e del pubblico nei vari ambienti, sorprendendo i jazzisti nel momento dell’azione. Notevole uno scorcio prospettico dei membri della Mingus Big Band davanti ai leggii.

Steve Grossman-David Kikoski alla Cantina Bentivoglio
Foto di Roberto Cifarelli

Il medesimo atteggiamento si riscontra nelle immagini in mostra di Roberto Cifarelli, che però è molto più attento al fattore compositivo. Le sue rigorose impaginazioni cercano l’ordine nel disordine, in un certo senso raffreddano la vita riconducendola ad un equilibrio che non è soltanto formale. Riporto solo un paio di casi esemplari: una foto del 2018 appunto alla Cantina Bentivoglio, perfettamente dipartita a metà da una colonnina di sostegno, la parte di sinistra è occupata da Steve Wilson intento a mettere l’ancia nel bocchino del suo sax. Uno scatto che invece coglie Avishai Cohen al Torrione di Ferrara si basa su un taglio diagonale: il trombettista compare in basso a destra con la testa illuminata dal faretto collocato in alto a sinistra, mentre al centro domina un’area scura.
In una piccola sezione della mostra infine gli obiettivi si focalizzano appunto su Mario Guidi. Una foto di Boscolo del 1980 ce lo restituisce giovane, con un imponente barbone nero, in piedi affiancato dal sassofonista Bill Saxton. Più recenti invece sono le foto di Minora e di Cifarelli, le uniche a colori in tutta la mostra. Il primo, in un’immagine orizzontale ben bilanciata, lo ritrae al centro con Cifarelli a destra e Boscolo a sinistra, tutti tre seduti dietro un tavolo, mentre il secondo con i suoi colori un po’ lividi rappresenta il terzetto Guidi, Rava, Boscolo sul palcoscenico del teatro Morlacchi a Perugia con la platea e i palchi vuoti alle loro spalle. Questi ultimi documenti fotografici, che accostano gli esponenti di diverse categorie professionali, stanno a testimoniare i costanti legami di collaborazione e di stima reciproca che vigono all’interno del mondo del jazz italiano.
Libero Farnè