Paul Bley / Gary Peacock / Paul Motian «When Will The Blues Leave»

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AUTORE

Paul Bley / Gary Peacock / Paul Motian

TITOLO DEL DISCO

«When Will The Blues Leave»

ETICHETTA

ECM


How to Succeed in Business Without Really Trying, recitava il titolo del libro di Shepherd Mead del 1961 (e del musical e del film che ne furono tratti). E potrebbe anche essere il motto del trio Bley-Peacock-Motian che, quasi senza volerlo, è riuscito a essere uno dei più influenti nella storia del genere pur avendo inciso pochissimo e con il siderale intervallo di ben 35 anni. I tre compari si erano incontrati per la prima volta in studio di registrazione (anche se si conoscevano già da tempo) nell’aprile 1963, per cinque brani che sarebbero stati pubblicati — su ECM – soltanto nel 1970. A dicembre, la coppia Peacock-Motian fu ingaggiata di peso da Bill Evans e registrò «Trio 64» per la Verve, seduta purtroppo resa incandescente da un violento litigio tra Peacock e Creed Taylor ma clamorosamente profetica sulle direzioni che il trio con pianoforte avrebbe preso negli anni a venire. Nel febbraio 1964, Bley-Peacock-Motian avevano rinnovato la loro partnership accogliendo come ospite il sassofonista John Gilmore in una delle sue periodiche fughe dall’Arkestra di Sun Ra. Brani, anche questi, pubblicati molto tempo dopo, addirittura nel 1975. Poi il silenzio fino al gennaio 1998, quando dal nulla saltò fuori «Not Two, Not One» (ECM) seguito, nel marzo dell’anno successivo, da un lungo tour europeo che toccò anche l’Italia – chi scrive ricorda di averli ascoltati a Spello e a Mestre, ma suonarono anche a Torino – del quale soltanto oggi esce la prima testimonianza ufficiale. E che disco!

C’è un solo brano in comune con «Not Two, Not One» ed è Dialogue Amour, peraltro in una versione così diversa da farci quasi dubitare che si tratti dello stesso pezzo. Il resto del repertorio è classico Bley, e spazia dagli storici Mazatlán e Moor (di Peacock, quest’ultimo, e che come When Will The Blues Leave di Coleman faceva già parte della seduta di incisione del 1963) ai consueti travestimenti di vecchi standard, trasparenti fin dal titolo (Flame e Longer), per chiudere con una versione lieve e ironica di I Loves You Porgy in completa solitudine: presumibilmente il bis.

Rispetto al disco in studio del 1998, che ricordavamo un po’ scostante ma che, riascoltato per l’occasione, si rivela un lavoro di gran pregio, qui l’estroversione del gruppo è più accentuata, come dimostrano il ritmo Ornette-meets-Latin di Mazatlán (il cui legame con Latin Genetics di Coleman è abbastanza evidente) e l’intensa cavalcata di When Will The Blues Leave, con un ficcante assolo di Motian che sposta il brano in una direzione completamente diversa. È quasi sempre Bley – eccetto in Moor – a dare lo spunto di partenza, ma è quasi sempre Peacock a indicare la strada. Anzi, se non fosse che il trio nel suo complesso suona a livelli altissimi, diremmo che il motivo principale per acquistare questo disco è dato dalla fantastica prestazione di Peacock, paragonabile a quanto di meglio il contrabbassista – davvero uno dei maggiori d’ogni tempo – abbia saputo fare nella sua ormai lunghissima carriera. E Bley avrà anche inciso troppo, ma ogni volta che capita di ascoltarlo si rimane per l’ennesima volta ammaliati.

La storia del trio pianistico passa inevitabilmente da questo gruppo, che né semplici ascoltatori né musicisti possono permettersi di ignorare.

Conti

[da Musica Jazz, giugno 2019]


DISTRIBUTORE

Ducale

FORMAZIONE

Paul Bley (p.), Gary Peacock (cb.), Paul Motian (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Lugano, 18-2-1999.