Tim Sparks, il poeta della sei corde

236
Tim Sparks & James Buckley «Jukebox Dreamin’»

Tim Sparks & James Buckley «Jukebox Dreamin’»

Gli appassionati di jazz più attenti ricorderanno il nome di Tim Sparks. In particolare quanti hanno a cuore le «magnifiche sorti e progressive» della chitarra. Il poeta della sei corde originario della North Carolina – classe 1954 e attivo dall’inizio degli anni Settanta – si è fatto notare soprattutto per «Neshamah», «Tanz» e «At The Rebbe’s Table»: un trittico di album pubblicati dalla Tzadik di John Zorn. Dischi in equilibrio elegante tra post-jazz, avanguardia, musica ebraica di tradizione sefardita e non solo, in cui incrociava la sua sei corde acustica con personaggi del calibro di Erik Friedlander, Greg Cohen e Cyro Baptista. Senza dimenticare il progetto collettivo «Masada Anniversary Edition Vol. 1: Masada Guitars», sempre per la stessa etichetta, che vedeva coinvolti altri due big dello strumento quali Marc Ribot e Bill Frisell.

Ma i territori in cui si muove Sparks, che è assai riconoscibile per lo stile strumentale ed è stato paragonato a maestri come Leo Kottke e John Fahey, sono i più variegati: studi classici alle spalle (nel 1993 ha persino registrato «The Nutcracker Suite», godibile adattamento per chitarra dello Schiaccianoci di Čajkovskij), Tim è passato senza soluzione dal klezmer alla musica greca, dal Brasile al fado, dal country al blues. Questo sempre mantenendo la propria identità e il rapporto privilegiato con la musica delle radici americana, come ben dimostra «Jukebox Dreamin’», raffinatissimo passo a due acustico con il contrabbassista James Buckley. Nel loro sognante giradischi a gettone trovano posto brani originali cesellati con estrema grazia e perle del canzoniere born in the USA (da Homeward Bound di Paul Simon a Let’s Stay Together del grande Al Green, fino a un classico degli Eagles, Lyin’ Eyes) o britannico (Imagine di John Lennon e la beatlesiana Strawberry Fields Forever).

Tim Sparks «Chasin' the Boogie»

Tim Sparks «Chasin’ the Boogie» Acoustic Music Records, distr. acoustic-music.de

Chi invece fosse curioso di godersi il chitarrista in assoluta solitudine e al meglio delle sue – davvero notevoli – possibilità può optare per le dodici miniature di «Chasin’ the Boogie», disco del 2014 ora di nuovo sul mercato. Anche qui tra escursioni nel Mississippi e blues, passaggi jazzati e traditionals, non mancano gli omaggi: in primis ai Fab Four versione Paul McCartney (con la sofisticata ripresa di Blackbird), alla Joni Mitchell d’antan (Both Sides Now) e persino al Roy Orbison di Blue Bayou. Una delizia.

Franchi

[da Musica Jazz di dicembre 2019]