Mike Nock «Talisman»

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AUTORE

Mike Nock

TITOLO DEL DISCO

«Talisman»

ETICHETTA

ENJA, 1978; cd Solid Records, Giappone


Nock inaugura la sua piena maturità con un piano solo dai toni mediamente più edificanti che in seguito.

La prima coppia di pezzi, originali come la maggior parte del repertorio, è in spudorata tonalità maggiore. Il primo, Sunrise, lento e tenero; il secondo, Talisman, tonicamente ritmico. E alcuni piccoli imprevisti armonici che si insinuano nella linearità catturante delle loro melodie o ne determinano i bridges danno loro il giusto respiro. Sono due pezzi di grandissimo valore. Di minore impatto il piccolo capolavoro brubeckiano In Your Own Sweet Way, che Nock affronta con la dovuta dolcezza, ma dando luogo a un’esecuzione più bella e scorrevole che non realmente personale.

Nuovamente coinvolgente l’originale Diggers Delite, che è un pezzo in modale minore ma iper-ritmico, con un bellissimo ostinato della mano sinistra, e nuova vetta del disco Black Is The Colour, un traditional di cui Nock, che lo eseguirà più volte, vorrà sempre interpretare certa drammaticità in chiave molto lirica e che in questa versione, introdotta da una lunga parte ad libitum, appare soprattutto di una pensosa melanconia.

Ma se c’è un episodio che addirittura sovrasta l’altissimo livello musicale del disco, questo è di certo For Cindy, pezzo armonico in 5/4 guidato da un arpeggio sulla base di una progressione modale, in alternanza maggiore e minore. Specchio del più trasognato lirismo nockiano, si presterà, con toni più desolati, a commentare le atmosfere apocalittiche del film Strata.

L’originario long playing si chiude con una coppia di pezzi che per certi versi sembrano ricalcare i primi due: il dolcissimo Curl e il ritmico Walkabout, quasi una divagazione sul davisiano Milestones. Belli e catturanti, ciascuno nel suo genere. Ma la seduta comprende altri due brani presenti soltanto nell’edizione in cd: uno di assoluto valore, Love Child, dai toni vagamente spagnoleggianti (pubblicato invece per la prima volta in versione per quartetto pseudo-funky nel disco «Succubus» del 1980); l’altro, un What’s New un po’ arruffato che rivela ben più di In Your Own Sweet Way quei temporanei limiti espressivi di Nock alle prese con uno standard jazzistico.

Paolo Vitolo

[da Musica Jazz, febbraio 2019]