Phil Woods «The Phil Woods Quartet, Volume One: A Live Recording»

1651

AUTORE

Phil Woods

TITOLO DEL DISCO

«The Phil Woods Quartet, Volume One: A Live Recording»

ETICHETTA

Clean Cuts

 


 

Nella miriade di dischi registrati da Phil Woods nel corso di una carriera lunghissima, ne spiccano alcuni che, in maniera netta, fanno capire alla perfezione quale sia stata l’importanza del sassofonista di Springfield nella storia del jazz moderno, così come la sua inesausta capacità di reinventare se stesso dal punto di vista solistico e di adattare la grande lezione del bop al trascorrere del tempo e degli stili. Quello che segnaliamo qui, tenuto stupidamente fuori catalogo da oltre vent’anni, è uno dei suoi album più riusciti – e , per quel che vale, il nostro preferito in assoluto – per il miracoloso equilibrio che Woods e il suo quartetto dell’epoca (con un fantasmagorico Melillo, vero alter ego del sassofonista) riescono a ottenere in una di quelle serate che capitano poche volte nella vita anche di un musicista dall’impressionante livello qualitativo come lui. Questo era un gruppo perfetto, come ben sa chi conosce anche gli album pubblicati dalla Red Records («European Tour Live») e dalla Philology («The Macerata Concert»), più «Integrity», sempre per la Red e nel quale si aggiunge la magnifica tromba di Tom Harrell. Ci capita spesso di leggere o sentir dire: «Se volete sapere cos’è il jazz, ascoltate questo brano». È un approccio didattico che non ci ha mai trovato concordi, troppe essendo le variabili in gioco in affermazioni del genere, ma se dovessimo fare un’eccezione (anzi, la facciamo davvero), suggeriremmo senza esitazioni l’ascolto del brano iniziale, ovvero Bloomdido di Charlie Parker. Un’esecuzione che non può ovviamente contenere tutto ciò che contribuisce a far grande il jazz, ma che certo ne esplicita una larghissima parte. Avremo ascoltato cento volte questo brano (acquistammo il disco nel 1980, il giorno stesso della sua uscita) ma ancora oggi ne restiamo affascinati ed entusiasti come se il tempo non fosse passato. E il resto dell’album non è da meno, così come il secondo volume, edito dalla Adelphi e che, se non ricordiamo male, vinse persino un Grammy (per quel che conta). E poi Everything I Love, un raro brano di Cole Porter, Along Came Betty di Benny Golson e Hallucinations di Bud Powell: ecco, se volete capire non tanto cos’è il jazz quanto come un musicista possa rinnovare in maniera critica e non revivalistica la tradizione che lui stesso ha contribuito a inventare, non vi resta che mettervi in caccia di questo lp (esisteva anche il cd, parimenti fuori catalogo ma ancora rintracciabile sul mercato dell’usato). Fidatevi: ne vale la pena. Siamo convinti che ci ringrazierete.

Conti


 

DISTRIBUTORE

fuori catalogo

FORMAZIONE

Phil Woods (alto.), Mike Melillo (p.), Steve Gilmore (cb.), Bill Goodwin (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Austin, 26-5-79.