Quinsin Nachoff’s Flux «Path Of Totality»

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AUTORE

Quinsin Nachoff’s Flux

TITOLO DEL DISCO

«Imaginary Friends»

ETICHETTA

Whirlwind Recordings


In questo album doppio, di ambiziosa complessità, Nachoff traspone la propria personale weltanschauung, in cui trovano posto l’osservazione di fenomeni naturali (il titolo si riferisce alla situazione di totale oscurità che si determina per effetto dell’eclissi lunare, e in particolare riguardo a quella verificatasi nel 2017), modelli matematici (cui dichiaratamente si ispira il lungo brano Bounce), l’omaggio per figure iconiche di cui il leader riconosce l’influenza per sé (nel caso di specie, esplicitamente, Kenny Wheeler e John Taylor ma anche, come sottotesto al brano Toy Piano Meditation, John Cage) e, naturalmente, un poderoso talento. Il nucleo di base di Flux (con Binney, Mitchell e Wollesen ad alternarsi con Wood alla batteria) viene largamente integrato, di volta in volta, da un folto parterre di ospiti. La musica, poste tali premesse, si rivela fortemente stratificata, ricca di molteplici spunti, in costante transito, per così dire, da una dimensione jazzistica (mai abiurata) verso quella di una «contemporaneità» affatto diversa. La complessità di cui si diceva, tuttavia, è perfettamente gestita, attraverso l’assoluto dominio degli aspetti compositivi e di arrangiamento delle parti. Sebbene l’ascolto richieda un certo impegno, soprattutto per il rivelarsi a ogni successivo passaggio di nuances nuove, esso viene più che ampiamente ripagato, poiché la musica mantiene sempre una positiva leggibilità e, malgrado i molteplici passaggi contrassegnati da tonalità decisamente drammatiche, un complessivo senso di buonumore. Il quadro espressivo di base del gruppo si fonda sul ponte dialogico costantemente gettato tra i due sassofonisti (talora davvero entusiasmante) e sulla contrapposizione tra esso e il pianoforte (o le variegate tastiere) di Mitchell, in qualche modo fuori asse, con la presenza sullo sfondo della densità creata dalla batteria. I numerosi elementi musicali di rinforzo (tra cui un’importanza niente affatto secondaria va riservata a quelli elettronici), sapientemente addizionati, vanno così ad arricchire una struttura già in origine piuttosto solida, creando una risultante finale di lussureggiante ricchezza timbrica, che trasmette il senso di un costante dinamismo. Sebbene l’album presenti una sua definita omogeneità, che rende arbitraria l’individuazione di momenti salienti, il già citato Bounce e March Macabre sono i brani che meglio si prestano a esemplificare la poetica di Nachoff e le sue attitudini «progressive». In conclusione, l’opera – assolutamente da ascoltare – rivela definitivamente, e in modo esplosivo, la personalità del proprio autore, ponendolo alla ribalta come talento purissimo.

Cerini

[da Musica Jazz, maggio 2019]


DISTRIBUTORE

FORMAZIONE

Dan Urness (tr.), Matt Holman (tr.), Ryan Keberle (tbne), Alan Ferber (tbne), Quinsin Nachoff (sop., ten.), David Binney (alto, C-melody sax), Carl Maraghi (bar., cl. b.), Matt Mitchell (p., tast.), Jason Barnsley (org.), David Travers-Smith (sint.), Mark Duggan (marimba, vib., perc.), Kenny Wollesen (batt., perc., Wollesonic), Nate Wood (batt.), Orlando Hernández (tip tap).

DATA REGISTRAZIONE

Calgary, novembre 2016.