Edward Simon «Sorrows & Triumphs»

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AUTORE

Edward Simon

TITOLO DEL DISCO

«Sorrows & Triumphs»

ETICHETTA

Sunnyside

 


 

Il graditissimo ritorno di Simon e del quartetto Afinidad (con Binney, Colley e Blade, più Rogers, consueto componente aggiunto) è in realtà la confluenza di due progetti più complessi, nati su commissione della Chamber Music Of America e del suo programma «New Jazz Works»: le suites «Sorrows & Triumphs» e «House Of Numbers» (il pianista ce ne aveva parlato, con specifico riguardo alla seconda, nell’intervista pubblicata su queste pagine nel 2014). Il quartetto, che non smentisce la propria fama di gruppo di virtuosi – come del resto si confà alla rinomata brillantezza del proprio leader – pur mantenendosi al centro delle cose si trova così parte di un organico assai più ampio, con vasto arricchimento delle possibilità espressive e timbriche, integrato da chitarra, percussioni, voce e dal quintetto «classico» Imani Winds. Se l’altro lavoro per organico esteso di Simon, la magnifica «Venezuelan Suite» (sempre del 2014), si offriva naturalmente come spunto di forte affermazione identitaria, legata alle radici dell’autore (affermazione che non manca neppure in questo album, facendone fede il brano Venezuela Unida), nella musica risalta piuttosto la matura espressione di una precisa cifra autoriale, che pone al centro dell’obiettivo la confluenza polisemica di più tradizioni americane, per il loro trascendimento (la molteplicità dei temi presenti in sottotesto include interessi correlati alla pratica del buddhismo o alla numerologia). Del resto è noto che il pianista è portatore, rispetto alla visione della propria musica come «Latin» (ma è un discorso di portata generale, che vale per la stessa etichetta usata) o Latin-oriented di un dissenso tanto garbato quanto esplicito, che lascia sopravvivere – e tollera – un uso funzionale della definizione, per scopi di divulgazione molto semplificata.

Ecco dunque che la musica parla per sé stessa, come è abusato dire ma talora di insuperata sintesi. Essa è distesa e lirica, pure nella stratificata densità di strutture complesse e di arrangiamenti di qualità sontuosa e raffinata (si ascolti la lunga apertura di Incessant Desires), ricca di spunti che incrociano classicità, tradizioni diverse e jazz. Di particolare importanza, nel contesto, appare l’inserimento della vocalità eterea della Parlato (in Chant e Rebirth particolarmente evidente, ma dispensata con grazia ovunque presente) mentre Binney è travolgente e bruciante, come sempre. Un disco splendido, in definitiva, che torna a porre in evidenza un pianista di caratura tecnica eccellente e un musicista a tutto tondo di pari, enorme valore e grandi ambizioni, ottimamente riposte, misconosciuto al grande pubblico, specie italiano. Ed è un peccato imperdonabile.

Cerini

[da Musica Jazz, giugno 2018]

 


 

DISTRIBUTORE

IRD

FORMAZIONE

David Binney (alto), Edward Simon (p., tast.), Adam Rogers (chit.), Scott Colley (cb.), Brian Blade (batt.), Rogerio Boccato, Luis Quintero (perc.), Gretchen Parlato (voc.), Imani Winds Quintet.

DATA REGISTRAZIONE

Brooklyn, settembre 2017.