Lamb, Milano, 30 novembre 2019

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Lamb

Passano gli anni e loro sembrano ringiovanire, artisticamente e umanamente. Parliamo di Lou Rhodes e Andy Barlow, che hanno scritto 25 anni di storia con i Lamb. Il duo britannico, che ricordiamo per una brillante carriera nella scena trip hop e non solo, oltre che per brani storici che hanno lasciato un segno indelebile negli anni Novanta, ha di recente pubblicato il suo settimo album,  «The Secret Of Letting Go», accompagnato da un tour europeo che stasera tocca Milano. 

Con Phosphorous e Armageddon Waits, il live si presenta già come un concentrato di adrenalina e sostanze utili al coinvolgimento di anima e corpo. Rhodes saluta la città in italiano e, assieme ai compagni di viaggio e a noi spettatori complici e caldi, porta subito la serata a livelli molto alti. Si ripesca We Fall in Love da «Backspace Unwind» (album del 2014) e il carisma del duo accende la sala.  

Si torna all’ultimo lavoro con una potente Illumina, di sapore jungle, Andy alle tastiere e all’elettronica comincia a scatenarsi e si balla spensierati. Ancora, Imperial Measures, che invece vira verso un mood onirico, danzando fra la voce e il violino e le malinconiche note di  pianoforte. Si oscilla fra le oscurità e gli sprazzi di luce, dall’omonima The Secret of Letting Go alla sensuale Deep Delirium, al momento amarcord con la celebre Gabriel,  l’ipnotica Bulletproof, la straordinaria Merge (dal primo album), alla delicata The Silence in Between. Con One Hand Clapping Rhodes invoglia il pubblico a cimentarsi in un coro di accompagnamento, sottolineandone la piacevole interazione e partecipazione. 

Segue, sulle delicate note del piano, As Satellites Go By, che apre uno squarcio nel mezzo con l’arrivo anche della batteria. Backspace Unwind riporta il movimento in sala, seguito dalla memorabile Gorecky (tratta sempre dal primo album): per un breve momento Rhodes salta le parole e sorride, come solo lei sa fare, suscitando la simpatia dei presenti. Talmente avvolgente, questo brano, che le si perdona il vuoto di memoria; anzi, con l’arrivo di Barlow alle percussioni, riviviamo con amore la longevità di questo gioiello lasciandoci trascinare dal crescendo e dalle esplosioni ritmiche. Lo stesso Barlow non fa che evidenziare il tutto con le sue grida cariche di energia, alle quali non si può resistere. 

Sulle parole «Milano is amazing, you are amazing», Rhodes ci accompagna alla fine potente del viaggio con una sensualissima Trans Fatty Acid (altra hit di «Lamb», 1996).

I musicisti si confondono alle luci scure, e con gli occhi chiusi si lasciano e ci lasciano andare. Il vortice di suoni travolge ogni cellula ed è un bel ritorno, quello dei due, connesso dalla simbiosi che li tiene ancora insieme nonostante una breve interruzione nel corso degli anni. 

Il marchio Lamb si riconosce a distanza di tanto tempo, ed è rinfrescato da una incantata atmosfera cui siamo felici di assistere.

Soukizy