John Surman «Invisible Threads»

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AUTORE

John Surman

TITOLO DEL DISCO

«Invisible Threads»

ETICHETTA

ECM

 


 

Ogni nuovo album del bardo di Tavistock è in sé un evento («Saltash Bells», ultima sortita solitaria all’interno del catalogo ECM, risale al 2012, mentre da allora si sono succedute, comunque lasciando aperto un silenzio di circa un triennio, uscite sporadiche, per quanto ispirate). Questo spiega anche la gradita presenza di note di copertina (rarità da sempre, per la maison bavarese, ma ancor più rarefattesi in anni recenti), di Steve Lake – è ciò non è affatto sorprendente, per contro –, appassionate e perfettamente intonate al contesto. Il gruppo è nuovo di zecca, formatosi per quelle fortunate circostanze che a volte si offrono in musica, ma niente affatto d’occasione.

L’incontro di John Surman con Ayres avvenne per caso, effetto della partecipazione del fiatista al gruppo The Ripple Effect di Jack DeJohnette e alla sua conoscenza di un milieu brasiliano cui il pianista apparteneva, attraverso Marlui Miranda. Da lì il suonare insieme, la volontà di formare un duo, lo scrivere musica per esso e, infine, la formazione di questo trio – che ha suonato per la prima volta subito prima di riunirsi al Rainbow Studio, per registrare – con l’aggiunta, in ultimo, dei delicati aloni colorati di Waring, che con Surman condivide il radicamento norreno. La musica è fatta di filigrane gentili – fili invisibili, appunto – che esaltano l’interplay come nel brano eponimo e valorizzano, memorie emotive fortemente intime e personali, effetto ricorrente in Surman, ma assolutamente condiviso dai suoi compagni di viaggio.

L’intreccio fra tre storie così diverse, con le rispettive attitudini, si rivela splendente e riuscito, adornato di una peculiare e assorta leggerezza, non per questo priva di forza gentile e sempre capace di sostenersi, a dispetto della mancanza di pulsazioni ritmiche diverse da quelle implicite. Interna al perimetro personale del gruppo rimane anche l’evocazione degli stimoli creativi, con manifestazioni concrete che valorizzano spunti tra i più disparati: dal diluito gamelan di Concentric Circles, alle nuvole gonfie e corrusche che scorrono in Within The Clouds, alla creazione spontanea di At First Sight, alle suggestioni etniche di Pitanga Pitomba.

Su tutto si staglia – e non poteva essere diversamente – la personalità multiforme di Surman, la sua capacità di versare in ogni nota il folkish tinge che ne ha caratterizzato da sempre la cifra espressiva e che riporta comunque a una dimensione di luogo e di personalità ben definita, secondo il detto popolare che sottolinea come «You can take the man out of the place, but you can’t take the place out of the man».

Un album splendido, fatto apposta per ricordare a tutti che la musica ha una dimensione propria, che prescinde dalle nostre attese di ascoltatori e dalle proiezioni che ne ricaviamo.

Cerini


 

DISTRIBUTORE

Ducale

FORMAZIONE

John Surman (sop., bar., cl. basso), Nelson Ayres (p.), Rob Waring (vib., marimba).

DATA REGISTRAZIONE

Oslo, luglio 2017