Joe Lovano & Jakob Bro: Bergamo, 24 ottobre

Joe Lovano e Jakob Bro si sono esibiti la sera del 24 ottobre al Teatro Sociale di Bergamo dopo la conferenza stampa di presentazione di Bergamo Jazz Festival 2024

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Joe Lovano e Jakob Bro (foto di Federico Buscarino)

È ancora possibile inventare dei suoni in un’epoca in cui la creazione musicale non è più dominata dalla categoria del progresso né dall’avvento di un nuovo ordine estetico, ma semplicemente dalla frammentazione della creatività dei singoli?  È ancora possibile «soltanto» fare musica in un momento in cui tutto (o quasi) è stato suonato, dal minimalismo al rebetiko, dal rap delle metropoli occidentali all’mbalax senegalese? È ancora possibile, soprattutto, emozionarsi con la musica quando la musica spesso è diventata manierismo, sottofondo, supermarket, muzak? Arthur Rimbaud aveva detto: «Occorre assolutamente essere moderni». E il XX secolo ha fatto propria questa esortazione, inducendo al rifiuto per tutto ciò che è antico, sclerotizzato, inerte. Si è deciso di usare il termine «musica contemporanea» per indicare una musica che, rinnegando totalmente il passato, cerca nuove vie per la creazione, una sorta di connotazione per un futuro musicale che forse non ha avuto luogo. E quindi dal mondo del jazz, questo grosso calderone che ormai ingloba tutti i suoni possibili, partono delle cellule, embrioni di metastasi che cercano di diffondersi globalizzando il suono, il rumore, il silenzio, tutto ciò che fa parte del paesaggio sonoro che viviamo.

Joe Lovano e Jakob Bro (foto di Federico Buscarino)

Una parola per tutte: improvvisazione, musica dell’immediato, del subito, senza preliminari, musica senza memoria, senza riflessione, senza passato, senza domani. Sarà la musica del domani oppure è già quella di oggi? Tempi di guerra impongono una riflessione: la creazione deve essere necessaria, istantanea se possibile, e ciò che viene creato è già vecchio nel momento stesso in cui è stato creato. E se il villaggio è globale, i linguaggi si globalizzano o si frammentano?

Sono questi gli interrogativi che ci siamo posti assistendo all’eccellente performance che il duo Joe Lovano-Jakob Bro ha realizzato martedì 24 ottobre sul palco del Teatro Sociale di Bergamo, a margine della conferenza stampa di presentazione della quarantacinquesima edizione di Bergamo Jazz Festival, in calendario dal 21 al 24 marzo 2024. Jakob Bro è chitarrista raffinato, abile cesellatore di suoni e di effetti, mentre Joe Lovano ha sviluppato una maturità musicale che, partendo da una profonda conoscenza della tradizione della musica afro-americana, gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio assolutamente riconoscibile e costantemente in bilico con l’avanguardia. L’interplay tra i due, una sorta di call and response strumentale di altissimo profilo, ha lasciato piacevolmente stupita la maggior parte dei fortunati presenti al concerto dell’altra sera.

Joe Lovano e Jakob Bro (foto di Federico Buscarino)

Ma mi correggo: parlare di maturità strumentale per Lovano è riduttivo. Alternandosi al tenore, al soprano e al clarinetto, martedì scorso ha mostrato di aver raggiunto una vera e propria simbiosi con il suo strumento, una dimestichezza tale d permetterci senza esagerazioni di annoverarlo tra i giganti della musica del nostro tempo. Abbiamo assistito a un flusso sonoro ed emotivo davvero coinvolgente in cui, a tratti, si riconoscevano le note di Misterioso di Monk, di Lonely Woman di Ornette Coleman, di Welcome di John Coltrane. Il bis – doveroso – è stato Dance del compianto Paul Motian (vecchio sodale di Lovano), all’interno del quale è stato citato Drum Music dello stesso batterista, la cui aura ha rappresentato il sottofondo di due ore di musica con la M maiuscola.

Quest’ultimo è stato forse l’unico aspetto «prevedibile» dell’esibizione: di recente i due musicisti hanno inciso «Once Around The Room», omaggio proprio a Paul Motian e pubblicato da ECM, un lavoro molto intenso che inevitabilmente ha influenzato le scelte musicali e stilistiche della serata.

Joe Lovano alla conferenza stampa di presentazione di Bergamo Jazz 2024 (foto di Federico Buscarino)

Il pomeriggio di martedì si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del festival – di cui Joe Lovano dal 2024 sarà il direttore artistico – che si preannuncia denso di grande musica grazie alla presenza in cartellone di John Scofield, di Miguel Zenón in quartetto con Luis Perdomo al pianoforte, del quintetto di Bobby Watson, del piano solo di Abdullah Ibrahim, di un quartetto capitanato dal sassofonista Ernie Watts il cui bassista è Darryl Jones, già collaboratore di Miles Davis e oggi con i Rolling Stones, del trio Danilo Perez-John Patitucci-Adam Cruz, del quartetto di Fabrizio Bosso e della violoncellista e cantante cubana Ana Carla Maza con un coinvolgente miscuglio di ritmi latini.

La ciliegina sulla torta dell’intera manifestazione è rappresentata da un progetto speciale allestito in esclusiva per il festival da Don Moyé, in cui il celebre batterista coinvolge personalità di spicco della musica moderna come la rapper e poetessa Moor Mother. Il progetto sarà dedicato alla musica dell’Art Ensemble Of Chicago, che proprio al Teatro Donizetti di Bergamo, cinquant’anni fa (per la precisione il 20 marzo 1974) tenne un memorabile concerto.

Bergamo Jazz Festival 2024 sarà senza dubbio un avvenimento da non perdere.