I Jethro Tull sono rimasti sulla cresta dell’onda per più di cinque decenni. Guardando indietro, quale ritieni sia il risultato musicale più importante della band e perché?
La sopravvivenza! Non credo che molti di noi entrino nel mondo della musica aspettandosi una carriera lunga. Ma quando ti rendi conto che sta andando proprio così, allora è una grande soddisfazione e un motivo di festa ad ogni concerto.
Cosa ha ispirato la decisione di riportare in attività i Jethro Tull nel 2017, e perché ti è sembrato il momento giusto?
Beh, non abbiamo mai smesso di esibirci dal vivo come Jethro Tull dal 2012 al 2017, ma nel 2018, quando abbiamo iniziato a lavorare su «The Zealot Gene», mi è sembrato più un progetto della band che un lavoro da solista, quindi ho deciso di tornare alla denominazione Jethro Tull.

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, il rock progressivo è diventato uno dei movimenti più innovativi della musica popolare. Cosa ha reso quel periodo così fertile dal punto di vista creativo e come pensi che si possa paragonare alla scena musicale odierna?
C’era un’irrequietezza da parte di molti musicisti – specialmente nel Regno Unito – nel voler incorporare più influenze da varie fonti e non affidarsi solo al blues e al rock and roll per tutto. Ci sono ancora molte nuove band che sperimentano con il rock “progressivo” e la musica folk, quindi questa corrente continua a esistere in sottofondo, dietro al mondo del pop commerciale e della musica dance.
Album come «Aqualung», «Thick as a Brick» e «Songs from the Wood» sono considerati pietre miliari nella storia del rock. Quale dei tuoi album ritieni sia ancora il più frainteso?
Probabilmente «A Passion Play», a causa della sua tematica eccessivamente complessa e difficile. È tutta colpa mia! Ho lasciato che il mio entusiasmo avesse la meglio sul buon senso. Ma alcuni veri fan dei Tull lo tengono in grande considerazione e affermano di esserne devoti quasi come se fosse un segno d’onore…

Il nuovo assetto della band ha cambiato il tuo processo creativo come autore e leader della band, e se sì, in che modo?
I Jethro Tull si sono esibiti spesso semplicemente come Jethro Tull fin dal 1968 – anche quando stavo registrando alcuni lavori da solista dal 2002 al 2017. Ma gli ultimi tre album sono stati pubblicati come album dei Jethro Tull poiché, per me, erano ovviamente album della band che coinvolgevano 5 o 6 persone. Il processo di scrittura e registrazione non varia poi così tanto nel corso degli anni.
Quindi, consideri i Jethro Tull di oggi una continuazione della band originale o un nuovo capitolo costruito sulla stessa filosofia musicale?
Assolutamente una continuazione sicuramente, ma i nuovi capitoli sono gli album successivi e gli stili musicali sono leggermente mutati.
Come riesci a trovare un equilibrio tra il rispetto dell’eredità musicale dei Jethro Tull e l’incoraggiamento alla formazione attuale a sviluppare una propria identità?
Tutti dimostrano sensibilità nel trovare l’equilibrio tra la fedeltà alle parti musicali dei predecessori originali e l’arricchimento dell’esibizione dal vivo con quelle sfumature che la rendono più personale per loro al giorno d’oggi.

Foto di Nick Harrison
Gli anni Settanta sono stati caratterizzati da una notevole competizione artistica tra band come King Crimson, Yes, Genesis, Emerson, Lake & Palmer e Pink Floyd. Vi sentivate parte di una comunità del rock progressivo o stavate semplicemente seguendo il vostro percorso musicale?
Credo che provassimo un particolare senso di affinità con quelle altre band progressive, ma anche un’intensa rivalità. Una sana rivalità per conquistare l’attenzione, spesso, dello stesso pubblico.
I tuoi testi combinano spesso umorismo, critica sociale, storia e letteratura. Dove trovi ispirazione dopo tutti questi anni?
Leggo diversi quotidiani ogni giorno, dalla sinistra politicamente moderata all’estrema destra, e cerco di distillare la verità più probabile e l’equilibrio da fonti diverse. A ciò si aggiunge la lettura di letteratura ispiratrice, sia spirituale che biografica.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Fare il check-in per il prossimo volo e rifare la mia valigetta. Ma prima devo svegliarmi la mattina. Il mio hobby preferito, che cercherò di praticare il più a lungo possibile…
Alceste Ayroldi
