Come nasce l’idea di trasformare un brano simbolo della tradizione come Ciuri Ciuri in qualcosa di così diverso e contemporaneo come Jungle Ciuri 2.0?
E’ nato da una fortunata jam session con amici musicisti in un posto dove abbiamo pure registrato oltre che suonato, si scherzava in un reggae in minore, io ero di cattivissimo umore per come le cose stavano andando a quei tempi in Sicilia e mi è venuto spontaneo prima cantare il testo di Ciuri ciuri con ritmo e note diverse; poi ho iniziato a sciorinare quello che poi sembra un canto di protesta più contro me stesso da siculo, che verso gli altri.
Nel brano si percepisce un forte contrasto tra ironia e malinconia: è una scelta consapevole o è emersa spontaneamente durante la scrittura?
Moltissime delle mie canzoni o brani strumentali sono nati da improvvisazioni fortunate: non c’è stata nessuna post scrittura, l’arrangiamento è rimasto pressoché uguale, tranne l’ultima parte dove – a mio avviso – traspare il fatto che sia stato per anni in giro a suonare con chiunque.
Quanto ha inciso la tua vita a Londra sulla costruzione sonora e sull’identità di questo brano?
Tantissimo, certo! Vivere in una città dove la musica suonata è ancora molto importante, e dove musicisti che arrivano da tutte le parti del mondo si mescolano e suonano insieme scambiandosi linguaggi, culture usi e tradizioni, è sicuramente un volano per crescere artisticamente.

In che modo vivi oggi il tuo rapporto con la Sicilia, tra appartenenza e distanza?
Sempre allo stesso modo , non vedo l’ora di arrivare per stare un po’ a casa mia, ma dopo qualche giorno ho voglia di scappare via… Appartenenza e radici sono sempre al primo posto, ma lo sdegno e lo sconforto, purtroppo, sono quasi alla pari.
L’EP «Segundagenie» nasce da una lunga gestazione: cosa ti ha fatto decidere che era finalmente il momento giusto per pubblicarlo?
Come al solito, sono gli incontri con alcune persone che fanno maturare determinati accadimenti, idee, progetti. Ero in Sicilia per una serata privata vicino all’ Etna (Biancavilla) e ne ho approfittato per registrare la mia musica.
Così l’incontro con Riccardo Saperi di TRPmusic è stato decisivo, e ci siamo convinti che dovevamo pubblicare queste mie idee musicali.
Perché hai scelto di includere una reinterpretazione di Vitti ‘na crozza accanto ai tuoi brani originali?
E’ un brano magico, che nella sua versione originale ha un tipo di arrangiamento a polka che mi ha sempre infastidito, lo rende ballabile e quasi leggero quando invece ha un significato profondo. Ho voluto trasformarlo, rallentarlo, usando delle note lunghe con la voce x darne una versione alternativa.
C’è un filo narrativo che collega le tracce di «Segundagenie»?
Sono io il filo narrativo, me stesso che evolve e cambia a seconda di dove sono, con chi sono o suono; le mie esperienze che mi hanno portato fino a qui.

Foto Toms Service
Com’è stato lavorare con musicisti come Massimiliano Laganà, Luca Barbato e Luca Meneghello?
E’ stata una bella esperienza. Ci siamo ritrovati subito sia come musicisti che come amici.
Dopo anni di collaborazioni internazionali, cosa significa per te pubblicare un lavoro completamente tuo?
E’ una sensazione bellissima da provare. «Segundagenie» esiste nella mia mente da tanti, troppi anni, e adesso è una realtà’ che si può ascoltare dovunque. Spero presto di poter suonare la mia musica dovunque e per tantissime persone.
La tua esperienza con gli Incognito ha cambiato il tuo modo di comporre? In che modo?
No, non mi ha cambiato, semmai mi ha arricchito come professionista , ma sono rimasto lo stesso, quello che preferisce sempre riunire musicisti attorno a degli strumenti e jammare registrando (ride, N.d.R.).
Quali sono le tue prossime direzioni artistiche dopo questo debutto da solista?
Penso a un prossimo disco con ospiti internazionali e, chissà, qualche grossa novità’ che non voglio spoilerare.
Alceste Ayroldi
