Mike Nock «In, Out And Around»

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AUTORE

Mike Nock

TITOLO DEL DISCO

«In, Out And Around»

ETICHETTA

Timeless, 1978; cd Solid Records


In formato quartetto – e qui ne abbiamo un bell’esempio con Michael Brecker (sax tenore), George Mraz (contrabbasso) e Al Foster (batteria) – la musica di Nock mostra altre facce dopo solo qualche mese dalla data di «Talisman», senza però contraddire lo spirito che la caratterizza in veste pianistica, ma neppure avvicinarsi al mainstream rinnovato di quegli anni.

Qualcosa di simile accade tutt’al più nei pezzi posti in apertura (Break Time) e chiusura (In, Out And Around) del disco, che sono pezzi movimentati (quest’ultimo, peraltro, ispirato al finale del Rodeo di Aaron Copland) e abbastanza colonizzati dalla fertilità solistica di Brecker. I quattro pezzi intermedi tracciano infatti un percorso nel territorio del Nock più rivolto all’emozione, all’evocazione intima e alla melanconia, e soprattutto attraverso composizioni tendenti a impegnare e condizionare l’intera esecuzione – alle quali Brecker corrisponde con adeguata sensibilità. I primi due, Dark Light e il capolavoro Shadows Of Forgotten Love sono pezzi addirittura dolenti; i secondi, The Gift e Hadrian’s Wall, altra splendida composizione, quanto meno permeati di un lirismo molto penetrante.

Shadows Of Forgotten Love è senza dubbio tra i brani più riusciti di Nock, se non è ingenuo considerarlo al vertice. Costruito su una struttura semplice con blocchi di otto battute (in tutto 64) sostenuti da un ostinato in ¾ della mano sinistra e reiterati con leggere permutazioni, appena più rilevanti in quelli che fanno da bridge, è un pezzo in modale minore radicalmente armonico e che suscita un impatto emotivo quasi ipnotico anche per l’assenza di parti solistiche. Questa versione originale (di 9’40’’) è particolarmente valorizzata dal discreto ma attentissimo contributo di Brecker, che per lo più appoggia suono continuo sulle note prolungate della melodia, e dal progressivo incalzare delle rullate di Foster, cicliche e sommesse come un respiro sotterraneo.

Paolo Vitolo

[da Musica Jazz, febbraio 2019]