Youn Sun Nah «Immersion»

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AUTORE

Youn Sun Nah

TITOLO DEL DISCO

«Immersion»

ETICHETTA

Warner Music


Si è fatta largo a colpi di voce: dura e appuntita come uno scoglio, capace di resistere alle ondate del perbenismo musicale che la vorrebbe inscatolare a un genere. Youn Sun Nah traccia la sua strada con briciole del suo sacco, non si lascia intimidire e con la veemenza di una valchiria, approda a un nuovo sfolgorante album, che contiene brani a sua firma (sempre congiunta con alcuni dei musicisti che qui l’accompagnano) e illuminanti rivisitazioni di brani già battuti. Ciò che stupisce è come la cantante franco-coreana tratti con naturalezza sia l’elettronica che le scorribande acustiche. I primi due brani, In My Heart e The Wonder, sono minimalisti al punto giusto con la stentorea voce della cantante a darne forma e vigore. Da sottolineare anche la cura del suono che impegna questo disco, dove allo scatto da cerbiatto degli strumenti acustici (anche il pianoforte preparato e quello giocattolo) fanno da contraltare pastiches elettronici ben calibrati. La vocalist lavora in sottrazione: non vi sono orpelli barocchi da semplice belletto, ma ogni mossa è funzionale, come nel brano di George Harrison Isn’t It A Pity, dove la voce rimbalza su delle sonorità sottili sì, ma ricche di consistenza. Here Today è il pezzo che più ci ricorda la Youn Sun Nah dei precedenti lavori: lirico, in crescendo, con la corde della chitarra che – mollemente – rimbalzano la voce della leader, che si avvale, con piacere, anche delle sovraincisioni. Here Today è ballabile dall’inizio alla fine, con la sua marcetta che regge il palco del brano intarsiato dalle dinamiche vocali della Nostra, che abbassa poi il cappello di fronte al ricordo – e alla maestria – di Michel Legrand con Sans toi, rispettandone la romantica eleganza. Sono da applausi le versioni inaudite del capolavoro di Marvin Gaye Mercy Mercy Me, quasi del tutto a cappella (con sovraincisioni); e, ancora, You Can’t Hurry Love, portata al successo dalle Supremes: entrambe rese straordinariamente lente e carezzevoli ed epurate da impasti strumentali. Coppia che fa terno con Hallelujah di Leonard Cohen, qui riproposta in un’interpretazione magistrale.

Ayroldi

[da Musica Jazz, settembre 2019]


DISTRIBUTORE

Warner

FORMAZIONE

Youn Sun Nah (voc., kalimba), Clement Ducol (p., chit., synth, drum machine, chit., elettr.), Pierre-François Titi Dufour (cello, batt., perc., drum machine), Laurent Vernerey ( b. el.).

DATA REGISTRAZIONE

Parigi, varie date.